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Educazione Bilingue

Le domande sull'educazione bilingue da parte dei genitori

Il prossimo 1 marzo faremo una conferenza su "Bilinguismo ed Educazione Bilingue" presso la Scuola BBE di Cesano Maderno (Qui trovate la locandina della Conferenza, patrocinata dal Comune di Cesano Maderno e dalla Provincia di Monza e Brianza).

La conferenza vuole essere un incontro per genitori, che giustamente si interrogano in modo sempre più pressante e preciso circa l'opportunità di esporre precocemente i propri figli all'inglese, perchè sono consapevoli del fatto che il futuro dei propri figli sarà necessariamente bilingue, se non plurilingue.

Abbiamo pensato ad un incontro pratico, concepito per rispondere alle domande che più frequentemente ci vengono poste, sia con l’ausilio delle evidenze scientifiche che con le constatazioni quotidiane di chi il bilinguismo lo ha vissuto di prima mano.

In questo articolo diamo risposta ad alcune delle domande che più spesso ci fanno.

Non corro il rischio di confondere il mio bambino, se lo espongo contemporaneamente a più lingue?

No, purchè il bambino abbia la possibilità di accedere contemporaneamente a stimoli di buona qualità, con sufficiente costanza e protratti nel tempo.

Un bilinguismo di buona qualità presuppone una quantità di input linguistico alta, perché si basa principalmente su una modalità di apprendimento implicita (parliamo di esposizione precoce, in età prescolare).

Se ciò viene garantito, accade che il bambino forma precocemente due distinti “sistemi linguistici” a cui può accedere indifferentemente. Le interferenze tra una lingua e l’altra possono accadere, e fanno parte del percorso evolutivo del bambino bilingue.

Tuttavia, al pari degli errori evolutivi della lingua madre, il bambino può autocorreggersi grazie ai feed back dell’ambiente circostante (il bambino procede naturalmente per “tentativi ed errori”, ma grazie ad una sorta di “monitor”, ovvero ad un meccanismo di controllo, è in grado di correggersi sulla base delle reazioni delle persone attorno a lui, rinforzando le informazioni corrette e archiviando quelle scorrette).

Ci sentiamo pertanto di rassicurare i genitori e dire in serenità che se esporranno i bambini a molto input linguistico corretto, tutti gli errori e le possibili interferenze si correggeranno automaticamente ed efficacemente ed il bambino arriverà a padroneggiare entrambi i codici in modo soddisfacente e senza confusioni, acquisendo la capacità di inibire la lingua non necessaria e selezionare il sistema linguistico richiesto.

E’ possibile diventare bilingui se non si comincia alla nascita?

Cominciamo col dire che è possibile diventare bilingui a qualsiasi età. Il cervello conserva per tutta la vita la plasticità necessaria per apprendere le lingue efficacemente anche da adulti.

Tuttavia, c’è una differenza sostanziale tra l’acquisizione linguistica in tenera età e in età tardiva, soprattutto a livello di funzionamento cognitivo.

Il bambino che viene esposto, in tenerissima età , a due lingue in modo simultaneo svilupperà una particolare conformazione delle aree celebrali dedicate all’elaborazione linguistica.

Senza addentrarsi in questioni delicate e difficili di neurolinguistica, si può dire sinteticamente che i bilingue precoci e simultanei normalmente attivano aree specifiche sia dell’emisfero destro che dell’emisfero sinistro, quando parlano ed ascoltano le loro lingue (mentre i monolingui attivano aree specifiche dell’emisfero sinistro e presentano una attivazione diffusa dell’emisfero destro: in altre parole i bilingui simultanei hanno più aree specifiche deputate al linguaggio).

I bilingui tardivi invece hanno una conformazione celebrale come quella dei monolingui.

Ciò però non significa che i bilingui tardivi necessariamente abbiano risultati inferiori a quelli di un bilingue precoce: senz’altro il bilingue tardivo farà più fatica perché il suo bilinguismo sarà in larga parte appreso con lo studio (e non acquisito in modo automatico).

Rispetto al bilingue precoce, può darsi che sia meno perfetta la sua pronuncia o la costruzione sintattica delle frasi in L2, tuttavia (con una certa variabilità individuale) è  possibile che un adulto apprenda perfettamente una seconda lingua.

Ma se mio figlio studierà le materie in una lingua che non è la sua (CLIL), non c’è il rischio che non impari i concetti?

Questa è una delle domande che ci pongono più frequentemente negli istituti nei quali implementiamo progetti CLIL. Il timore (sia dei genitori che degli insegnanti) è che l’apprendimento del contenuto non sia efficace se avviene in lingua curriculare. Naturalmente è una domanda lecita, ma il CLIL nasce soprattutto come insegnamento di contenuti quindi la metodologia e gli accorgimenti didattici che implica sono creati apposta per fare passare i concetti anche in una lingua che il discente non padroneggia perfettamente.

Per questo motivo la didattica del CLIL accoglie una serie di suggerimenti provenienti dalla glottodidattica comunicativa e ludica, sfruttando tutti i canali sensoriali per agevolare la comprensione dei contenuti e la partecipazione dell’allievo.

Rispetto alla didattica tradizionale, la metodologia CLIL fa meno perno sulla lezione frontale e la memoria dichiarativa, lavorando su un approccio laboratoriale e sull’autenticità del contesto di apprendimento.

Se impara una seconda lingua a scuola, non c’è il rischio che dimentichi la lingua madre?

Questo è ciò che accade nel cosiddetto “bilinguismo sottrattivo”. Ecco un esempio: il bambino straniero che viene scolarizzato in Italia, se non ha più occasioni di approfondire o parlare la sua lingua madre, rischia di dimenticarla.

Ci sono addirittura casi in cui la lingua 1 diventa solo orale (perchè il bimbo non impara a scriverla e non ha occasione di leggerla) oppure addirittura solo passiva.

Questo è un peccato perché gli importanti vantaggi cognitivi del bilinguismo sono veramente eccezionali sono nel caso del bilinguismo “additivo” ovvero quando entrambe le lingue vengono sviluppate e coltivate dal bambino e dall’adulto.

Io consiglio a tutti i genitori di coltivare sempre e con cura entrambe le lingue, puntando a sviluppare adeguatamente tutte e quattro le abilità, e soprattutto consiglio di dare sempre una dimensione culturale alle lingue a cui si espongono i figli.

Una lingua non è solo un modo di comunicare, ma anche un sistema di pensiero, che offre dei modelli. La vera ricchezza del bilinguismo è la disponibilità di modelli culturali, oltre che linguistici, alternativi.

Il bilinguismo e i problemi di apprendimento sono collegati?

No, l’incidenza dei DSL (disturbi specifici di linguaggio) e DSA (disturbi specifici di apprendimento) non mostra % diverse se si confronta la popolazione monolingue e bilingue, tuttavia è vero che talvolta accade un fisiologico ritardo nell’esordio dell’eloquio nei bimbi bilingui che può  essere confuso con problematiche specifiche del linguaggio.

I bilingui inoltre hanno un bagaglio lessicale inferiore a quello dei monolingue (sulla singola lingua), quindi può darsi che cadano in alcuni screening per la rilevazione dei DSL/DSA o che a scuola presentino delle difficoltà nella comprensione del testo.

A compensazione di questo, va detto che i bilingui presentano normalmente una maggiore capacità di attenzione selettiva, anticipazione e più sofisticate conoscenze metalinguistiche - sono caratteristiche che possono venire in soccorso su diverse prestazioni cognitive. 

Quali sono concretamente i vantaggi dell’educazione bilingue?

I bilingui hanno vari ordini di vantaggi: possono ovviamente comunicare con persone appartenenti a lingue e culture diverse, sentirsi a casa in più post del mondo, avere a disposizione più concetti (perché in ogni lingua ci sono concetti intraducibili, propri della cultura che prodotto la lingua: il bilingue acquisisce anche ciò che non può essere tradotto).

Gli studi indicano che i bilingui sono naturalmente in grado di comprendere e relativizzare i conflitti, grazie a questa “apertura” insita nel fatto di appartenere a più culture.

Dal punto di vista cognitivo, il costante esercizio di “inibire” e “attivare” una delle due lingue pare che abbia benefici effetti sull’attenzione selettiva, il problem solving e la capacità di anticipazione.

Che cosa è la capacità di anticipazione?

Forse la più prodigiosa capacità del nostro cervello, che non è passivo , ma lavora costantemente per anticipare: i bilingui mostrano di sapere anticipare correttamente le frasi in ambo le lingue, grazie ad accresciuta competenza metalinguistica. Questa capacità ha ricadute positive su tutti i processi cognitivi, cosa che può portarci a dire che il cervello bilingue è particolarmente efficiente in alcuni compiti che presuppongono l’esclusione di ipotesi sbagliate, l’alta concentrazione e l’intuito. 

Vi aspettiamo mercoledì 1 marzo 2017 alle ore 19.00 presso la Scuola Primaria BBE di cesano Maderno! Per info contattateci a claudia@open-minds.it


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