Insegnare inglese ai dislessici: come fare? Se sei qui, probabilmente stai cercando delle metodologie che ti permettano di coinvolgere nella lezione di inglese anche gli alunni con dislessia e ottenere anche loro buoni risultati!
Tuttavia, partiamo da una premessa fondamentale: la didattica inclusiva è in primo luogo una “buona didattica”, e lo è in generale e per tutti. La didattica inclusiva è intuitiva, logica, razionale. Quindi, interiorizzare i principi guida di una buona glottodidattica inclusiva non significa applicarli solo nei compiti rivolti agli alunni con DSA e BES: al contrario si tratta di procedure virtuose per tutta la classe, che porteranno ciascun alunno a progredire in modo efficace (abbiamo parlato qui di glottodidattica inclusiva)
Non si tratta di imparare formule magiche o improvvisare metodologie “alternative” o “innovative”: al contrario, si tratta di fare con molta pazienza una serie di passi finalizzati alla comprensione e alla strutturazione di percorsi didattici sostenibili nel lungo periodo e costantemente verificabili nei loro effetti (ne parliamo anche nel corso sulla metodologia per insegnare inglese alla primaria)
Insegnare inglese agli alunni dislessici: le basi della strategia
Partiamo dall’inizio. Una buona didattica dell’inglese rivolta a chi è in difficoltà non parte mai da basi inconsistenti, ma dalla profonda comprensione di alcuni semplici fatti:
- l’analisi dei bisogni e della situazione di partenza è imprescindibile e dobbiamo avere sempre presente il percorso del bambino, per valutare l’efficacia del suo progresso nel corso degli anni e le sue risposte ad azioni passate.
- La comprensione delle radici del disturbo è l’unica reale fonte di oggettività nell’ideare una strategia ad-hoc: leggiamo la diagnosi e le relazioni dei terapisti, e osiamo fare delle domande specifiche per avere consigli personalizzati: in quali aree il bambino è caduto nei test? Qual è la radice della sua difficoltà? (molto spesso, gli alunni con diagnosi di dislessia presentano debolezza nella discriminazione e recupero dei suoni, il che porta ad una serie di problematiche nell’apprendimento di parole e strutture, quindi le attività di consapevolezza metafonologica dovrebbero avere ricadute positive su tutti i processi linguistici.)
- il setting e la relazione con il docente e i compagni possono essere alternativamente parte del problema oppure parte della soluzione. I bambini con disturbi possono soffrire ambienti rumorosi, caotici e poco strutturati, quindi è importante rivolgere la nostra attenzione (e quella dei colleghi) all’ordine e al benessere sensoriale in classe: cerchiamo di ottenere un ambiente di lavoro ordinato, con pannelli fonoassorbenti e tende alle finestre, feltrini sotto i banchi e sedie. Allo stesso modo, sviluppare buone relazioni con i bambini e tra i bambini è un grande aiuto, che renderà migliore la vita di tutti i giorni e ci offrirà una serie di indispensabili supporti grazie all’adozione di buone pratiche cooperative, imitative e di supporto tra pari.
Nel video che segue potete trovare alcune di queste strategie, e la spiegazione di un fatto molto importante per incamminarci verso le buone strategie: il medesimo sintomo di difficoltà può nascere da problemi di base diversi (qui trovate una checklist di fatti utili a chi insegna inglese ai dislessici):
- problemi linguistici (spesso le diagnosi di dislessia hanno a che fare con questi): notiamo la difficoltà a processare la lingua scritta, ma il blocco ha a che fare con meccanismi orali del linguaggio, come una scarsa consapevolezza metafonologica e memoria verbale.
- problemi visuo-spaziali (spesso le diagnosi di discalculia hanno a che fare con questi): il bambino non ha difficoltà linguistiche, ma fatica a causa di strategie povere e disorganizzate di gestione delle informazioni, che si rendono evidenti soprattutto in attività che richiedono una programmazione (frasi, testi lunghi, grammatica)
- problemi motori (disgrafie e diprassie): parlare è un movimento, e chi ha impaccio motorio può trovarsi in difficoltà nell’imparare una lingua, che richiede un certo grado di destrezza articolatoria. Non dimentichiamo che gli schemi motori sono coinvolti nella memorizzazione delle parole, quindi è naturale che chi ha problemi di programmazione motoria possa faticare nell’acquisire vocaboli di un’altra lingua. Inoltre le disprassie hanno a che fare con la programmazione e quindi anche le strategie per acquisire e processare le nuove informazioni risentono di questo disturbo dell’organizzazione.
- funzioni esecutive: in comorbidità con i disturbi summenzionati, spesso abbiamo una certa debolezza nelle funzioni esecutive (attenzione, memoria di lavoro, memoria a lungo termine…), che portano questi alunni a fare molta fatica nella gestione dei processi di apprendimento, recupero e rielaborazione di quanto imparato.

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Insegnare l’inglese ai dislessici: strategie efficaci
Abbiamo provato a stendere una breve guida alle strategie che si rivelano produttive per insegnare inglese ai dislessici:
- Crea lezioni multisensoriali: tipicamente, i dislessici hanno una scarsa memoria verbale, ma compensano con una buona memoria visiva. Quindi, includi mappe e schemi, usa i colori, ricorri ai video e gioca con le flashcards. Tuttavia, non perdere di vista che l’inglese è una lingua e quindi una competenza dsostanzialmente verbale: sii certo di integrare sempre lo stimolo verbale con lo stimolo uditivo. Per esempio: disegna la mappa mentre parli e usa delle k-words da ripetere e associare ai suoi snodi fondamentali. Non dimenticarti del canale cinestesico: non dare ai bambini le mappe pronte, ma chiedi loro di disegnarle, e dire le parole-chiave mentre lo fanno, in modo ragionato e consapevole. Questa è una vera attività multisensoriale (dare la mappa pronta non lo è).
- Insisti sulla metafonologia: la lingua è una casa meravigliosa, con molte stanze intricate, che però…sono tutte fatte usando pochi mattoni ricorrenti. Sono i fonemi che formano le parole, che formano le frasi, che formano i testi. Se abbiamo una solida conoscenza dei nostri mattoni, possiamo costruire il castello. E’ inutile cercare di costruire anche solo una capanna con mattoni che si sgretolano. Fare attività di consapevolezza metafonologica è utile ad ogni età, ed è necessario se vi rendete conto che i vostri studenti confondono suoni simili e non hanno chiari i suoni distintivi dell’inglese (in Italia, visto che non si fanno attività strutturate di consapevolezza fonologica, queste attività sono ultra-necesarie a tutta la classe!)
- Sii graduale e strutturato. Anche la lezione migliore del mondo è buttata se i tuoi alunni non ti seguono, e la formula matematica per fare in modo che gli alunni acquisiscano le nuove competenze è: +1 (Krashen,1982). Si impara una nuova competenza per volta, e sarà quella logicamente successiva alla competenza appena interiorizzata. Vai piano, e procederete tutti assieme. Corri, e ti troverai solo.
- Per acquisire è necessario praticare. Prevedi sempre una buona quantità di esercizio, in tutte le lezioni. Questo aiuterà l’attenzione e ti permetterà di capire se gli alunni ti stanno seguendo.
- Si pratica meglio con un po’ di zucchero. Usa il gioco (gamification): wordwall e software di questo genere ti permettono di coinvolgere gli alunni in sfide interessanti, che fanno bene all’apprendimento.
- Sfrutta gli alunni:-). Le attività cooperative e di peer-teaching sono il sale della glottodidattica, perchè la lingua è comunicazione e fare lavori in coppia e gruppo crea l’ambiente naturale per comunicare. Quindi, il tuo lavoro sarà (anzichè spiegare 10 volte nel medesimo modo che non ha funzionato la prima volta) pianificare un lavoro che sia alla portata delle coppie cooperative e che sia utile sia per l’alunno tutor che per l’alunno tutee:-)
- Crea ancore all’apprendimento: usa un English wall, ovvero arreda una parete della tua classe con “memo” e materiali che userai frequentemente per fare ricordare le informazioni. Si tratta di ancore visive e cinestesiche molto utili, quindi tieni in ordine il tuo English wall: usa icone, schemi e colori con consistenza ed evita il disordine visivo.
- Non evitare le difficoltà, abbracciale: i dislessici fanno fatica a leggere in inglese? Leggi di piu’. I dislessici fanno fatica a comporre testi? Esercitati di piu’. Non bisogna evitare il compito difficile, ma proporlo in modo graduale, strutturato, interessante e frequente.
- Parla ai tuoi alunni del potere dell’iper-apprendimento. Se si rendono conto di avere una difficoltà specifica, non negarla, ma spiega loro che il cervello si allena. Facendo un determinato esercizio, diventa piu’ forte proprio nella parte esercitata. L’iperallenamento di facoltà difficili è faticoso, ma è quelllo che potrebbe (per ironia) portarli ad eccellere proprio inn quelle abilità.
- Studia il metodo Orton-Gillingham: per i dislessici, non hanno ancora inventato nulla di meglio. Lo abbiamo declinato in mille modi, ma le basi sono libere e si possono studiare su internet anche a gratis. E’ un approccio strutturato e multisensoriale che permette di assorbire le basi della lettoscrittura e della sintassi inglesi. Sotto ti mettiamo il video sulla lettoscrittura.
Se sei un docente di inglese alla primaria, probabilmente ti interessa la nostra guida ai criteri per scegliere un libro di testo di inglese DSA-friendly per insegnare inglese alla primaria.
Accessibilità glottodidattica
La prima sezione del documento riguarda l'impaginazione dei testi, al fine di renderli fruibili bene da tutti gli alunni. Questo riguarda ogni testo, redatto in qualsiasi lingua e inerente qualsiasi materia. Uno degli ostacoli piu' inutili che possiamo porre tra i nostri alunni e l'apprendimento è una pagina disordinata, con font illeggibili o male allineati, senza paragrafazione, con disegni "carini" che nulla spiegano (perdendo la grande valenza illustrativa delle immagini, che possono fare molto per rendere comprensibile l'idea di un testo).
La seconda sezione riguarda invece la didattica dell'inglese, ed indica tre "regole" di buon insegnamento:
- Non usare il metodo globale
- Non usare la traduzione come strumento glottodidattico
- Non insegnare la grammatica avulsa dal contesto, sperando che prepari la futura competenza grammaticale o (peggio) comunicativa.
Questi tre errori sono molto diffusi, quindi su questi punti torneremo, ma già in questo piccolo sunto ci sono delle indicazioni operative alternative.
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Il DSA e l’inglese: opportunità inclusiva che va oltre alla didattica
È indubbio che l’inglese sia una materia difficile per gli alunni con disturbo di apprendimento (specie per i dislessici) , però l’esperienza ci dimostra che spesso l’inglese è la materia preferita degli alunni con DSA.
Tra i motivi di questa apparente stranezza c’è il fatto che, quando si fa lingua straniera, partiamo tutti dallo stesso punto, quindi i bambini si sentono maggiormente capaci rispetto alle discipline nelle quali si è già accumulato un certo gap con i compagni più bravi.
Inoltre, i generale la didattica delle lingue straniere alla scuola primaria e secondaria di I grado ha caratteristiche ludiche, musicali e affettive più spiccate rispetto alle materie “tradizionali”, il che abbassa i filtri affettivi e permette ai bambini una espressione di se’ libera e giocosa, meno preoccupata dei voti e del giudizio del docente.
Questo significa che l’inglese può essere considerata come un insegnamento particolarmente inclusivo, le cui modalità di trasmissione possono coinvolgere tutti e creare ottime collaborazioni in classe, valorizzando anche l’apporto di soggetti che normalmente hanno poche chances di esporsi e sperimentare il successo.
Insegnare inglese ai dislessici vuole dire insegnare inglese in modo efficace per tutti
Una percentuale importante dei nostri alunni hanno certificazioni o diagnosi.
Non possiamo non interrogarci sulle modalità inclusive con cui trasmettere gli insegnamenti, includendo tutti e risultando efficaci per tutti – tanto più, che una buona didattica inclusiva spesso catalizza migliori risultati anche per gli studenti privi di disturbi specifici.
In questo corso facciamo chiarezza e portiamo avanti proposte concrete e fondate per impostare lezioni che funzionano, divertono e motivano, in quanto basate sulla comprensione dei naturali meccanismi della percezione, attenzione, memorizzazione, acquisizione di abilità comunicative e di competenze tecniche.
In particolare, questo è il percorso formativo:
- comprendere le diverse origini della “difficoltà”: per potere intervenire, un docente non può basarsi sulla mera constatazione di un sintomo, ma è necessario che si interroghi sull’origine del problema. Un bambino che fa fatica a imparare una lingua può avere un problema linguistico, ovvero (come accade spesso negli alunni con dislessia) potrebbe faticare a percepire, catalogare e ricordare i suoni linguistici, e quindi imparare le parole, riconoscerle nelle frasi etc. In questo caso è necessario completare il nostro lavoro con un training metafonologico multisensoriale!
- Non sempre è qui il problema: anche difficoltà legate alle funzioni esecutive (attenzione, memoria) possono causare simili difficoltà – tuttavia, per risolvere il problema in questo caso dovremo migliorare il setting, strutturare la presentazione, potenziare la capacità di ascolto e selezione, proporre strategie di memorizzazione.
- Esistono anche altre difficoltà: disturbi nell’area visuo-spaziale e nella programmazione possono interferire nella efficace formazione delle frasi e nell’apprendimento della grammatica, se questa è presentata tramite diagrammi e tabelle. In questo caso, dovremmo integrare nelle nostre lezioni stimoli uditivi e cinestesici, come action songs, rhymes e chants.
- È indispensabile imparare a leggere la diagnosi e sapere come interfacciarsi con i terapisti per potere elaborare strategie di insegnamento che realmente funzionino nel caso che stiamo seguendo.
- nel corso verranno analizzati dei casi studio. Partendo dalla descrizione /diagnosi di alcuni bambini, cercheremo di capire i passaggi necessari per focalizzare la loro difficoltà e impostare una strategia personalizzata.
- carrellata di strategie inclusive: la seconda parte del corso vede una carrellata di strumenti e strategie semplificanti, che possono essere utili a tutti i bambini e particolarmente adattati alle esigenze dei nostri alunni con DSA e BES. Focalizzeremo quale di queste strategie sono particolarmente utili per rispondere a difficoltà di tipo linguistico, quali per difficoltà di programmazione e visuo-spaziali e quali facilitano studenti che hanno semplicemente bisogno di scaffolding.
- Le strategie che prenderemo in considerazione includono: la comprensione del testo, pronuncia e speaking, lettoscrittura, grammatica e formazione delle frasi, memorizzazione di parole.

Dicono di noi
Claudia Adamo è una professionista seria, preparata ed anche generosa perché il materiale messo a disposizione è stato davvero abbondante. Bella l’interazione e la condivisione durante le lezioni. Consiglio il corso perché:
Ioria di Landri
è ben strutturato
offre spunti pratici e strategie interessanti.
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Il nostro corso di Strategie per insegnare inglese agli alunni dislessici
Questo corso ha grandi ambizioni: si tratta di una formazione metodologica onnicomprensiva, che in breve tocca i punti più importanti della didattica inclusiva della lingua inglese, mettendo i docenti partecipanti in condizioni di operare in maggiore consapevolezza, stabilendo la natura degli ostacoli e programmando interventi mirati.
Il percorso si articola in 3 fasi:
- nella prima parte, parliamo delle difficoltà della lingua inglese per italofoni e ragioniamo assieme su come strutturare le lezioni per facilitare il più possibile l’insegnamento di questi aspetti maggiormente problematici, minimizzando gli errori
- nella seconda parte, analizziamo le difficoltà specifiche degli alunni con DSA e problematiche di apprendimento (anche di natura psicologica, socio-affettiva, attentiva etc), leggendo le diagnosi e le descrizioni tratte dalle relazioni degli esperti. Da qui, ipotizziamo la natura del nostro sostegno, affinché risponda il più possibile alle loro necessità effettive.
- nell’ultima parte (la più cospicua in termini di ore) vengono presentate svariate strategie inclusive, sia con supporti visivi e manipolativi, sia con rinforzo uditivo, cognitivo, ludo-didattico.
La finalità del corso include:
- l’elaborazione di strategie personalizzate di sostegno
- la segnalazione e pratica di strategie facilitanti rivolte a tutta la classe, focalizzando e rimuovendo gli ostacoli legati alla modalità di trasmissione
- vengono dati spunti provenienti dal metodo Orton Gillingham semplificato per la lettoscrittura inclusiva dell’inglese e per la grammatica multisensoriale
La formatrice Claudia Adamo è autrice di un metodo inclusivo per insegnare inglese (anche) ai dislessici
Claudia Adamo è l’autrice del metodo Handy English, creato appositamente per facilitare un approccio manipolativo e cinestesico alla lingua inglese, e di Beat and Build, la piattaforma multimediale per l’insegnamento multisensoriale della lingua inglese alla scuola primaria con un focus importante sull’inclusività.
L’inclusione scolastica è una cosa che giudica dannatamente importante, e per questo ha arricchito la sua formazione con l’approfondimento della metodologia Orton Gillingham, ma anche lo studio della lingua dei segni e della CAA.
Lo stile didattico che propone è quindi inclusivo ed estremamente attento alla sensorialità e alla strutturazione dell’input. Nel 2025 è finalista con Beat and Build 1 al convegno Erickson sulle buone pratiche inclusive a scuola. Qui puoi scaricare le slides presentate in questa occasione.
Ecco di seguito un video in cui Claudia Adamo presenta sinteticamente le buone pratiche per insegnare inglese ai DSA