Il miglior metodo per insegnare inglese alla primaria (e non solo)?
Un buon metodo per insegnare inglese alla primaria è:
- inclusivo: flessibile e unificante, non persegue la differenziazione ma l’integrazione delle diverse abilità e maniere di imparare, puntando per ognuno verso un miglioramento;
- strutturato: organizzato ed ordinato, senza improvvisazioni e discontinuità metodologiche, con obiettivi chiari e un percorso comprensibile;
- multisensoriale: integra diversi stimoli rivolte ai sensi (VAKT: visivo, uditivo, cinestesico, tattile), in attività armoniose, la multisensorialità è un’occasione di ripetizione e ridondanza
- consapevole: l’insegnante ha stabilito delle priorità e sa come perseguirle, sulla base di un’analisi della situazione e della padronanza delle basi della linguistica e della metodologia;
- attivo: prevede ampio spazio per il lavoro dei bambini, che possono praticare, allenarsi e consolidare con attività pratiche.
Il miglior metodo per insegnare inglese alle primarie combina tutte queste caratteritiche.
Il miglior metodo per insegnare inglese alle primarie: strategie e tecniche
Al fine di perseguire il miglior metodo per insegnare inglese alla primaria, le tecniche da implementare nella didattica includono:
- uso dei TPR: gesti significativi che facilitano la comprensibilità e la comunicazione
- uso di strumenti multimediali (come la piattaforma multimediale Beat and Build), che permettono la multisensorialità nelle sue componenti visuali e uditive
- uso di supporti tattili e manipolativi (ad esempio le strategie di sentence building previste da Beat and Build), per completare la multisensorialità con le componenti tattili e cinestesiche
- le attività giocose, che permettono di attivare i bambini e motivarli
- le attività teatrali, che permettono di praticare la lingua senza pressioni (ansia linguistica)
Se sei un insegnante di inglese alla primaria, puoi essere interessato a consultare la nostra guida per scegliere un buon libro di testo scolastico per insegnare inglese
Le migliori pratiche per impostare il metodo di insegnare
Al di là delle tecniche, un buon metodo è fatto di consapevolezza e buone prassi, quali:
- analizzare la situazione corrente della classe, stabilendo il punto di partenza. Non si tratta di definire “quali argomenti sono stati già trattati”, ma quali competenze linguistiche sono già state acquisite. L’oggetto dell’insegnamento della lingua infatti non sono i singoli “topics”, bensì delle specifiche abilità (a loro volta suddivise in “subskills”).
- pianificare accuratamente il piano di insegnamento nei mesi e negli anni, in quanto le abilità linguistiche vengono acquisite secondo un ordine logico (Krashen parla di +1 ). Pianificare accuratamente implica definire un ordine strutturato delle attività e delle competenze da esse implicate, al fine di proporre un insegnamento significativo e comprensibile.
- Scegliere una modalità di lavoro che permetta a tutti gli alunni di attivarsi. Questo implica un’esposizione dei materiali che sia multisensoriale e ridondante, con un’adeguata attenzione alle tempistiche e alle modalità, ovvero a quelle variabili che possono compromettere la fruizione da parte dei bambini piu’ labili dal punto di vista dell’attenzione. Fare in modo che l’esposizione consenta di focalizzare l’elemento nuovo (il +1), che è l’oggetto della lezione (in altre parole, non basta dare molti input differenziati per fare una buona lezione multisensoriale: gli input devono avere una direzione strategica e coerente, che consenta ai bambini di compiere “naturalmente” l’operazione cognitiva desiderata)
- Prevedere una corretta quantità di esercizio, in quanto l’acquisizione avviene tramite adeguati consolidamenti. Un curriculum “a spirale” permette di pianificare vari “touchpoints” nel tempo, rafforzando ogni volta la competenza.
- Mantenere una coerenza di fondo negli anni. La discontinuità dei docenti è sicuramente dannosa, ma talvolta accade che gli stessi insegnanti “saltabecchino” da un approccio all’altro, cercando attività su vari canali. Comprendo la necessità di integrare ed arricchire il percorso proposto dal testo, ma avviso che è indispensabile che ogni esercizio, stimolo o lavoro sia informato ad una metodologia coerente, perchè è la coerenza che permette agli alunni di orientarsi nel sistema della lingua straniera e nel percorso didattico, guadagnando spazi progressivi di autonomia. Al contrario, un’eccessiva diversificazione disorienta ed impedisce di rendersi indipendenti.
Il miglior metodo per insegnare inglese alla primaria: individuare le priorità nella pianificazione della didattica
Ma qual è l’ordine corretto per pianificare le competenze e quindi progettare un percorso didattico, all’insegna del tentativo di trovare il miglior metodo per insegnare inglese? Per rispondere in modo serio a questa domanda, dobbiamo interrogarci su come funziona il nostro cervello, perchè – al netto delle teorie glottodidattiche che si sono “combattute” nei decenni- il nostro sistema nervoso è sempre il medesimo.
Cominciamo dagli assunti fondamentali:
- ascoltare è la base di tutto: dobbiamo stimolare e potenziare l’ascolto, puntando a sviluppare un ascolto fine – capace di cogliere anche le differenze distintive tra fonemi (ad esempio “dito” e “tito”)- ma anche intelligente – capace di attingere alle nostre capacità di comprendere/fare inferenze grazie al contesto e paratesto. Anche quando i nostri alunni sanno leggere, ricordiamo di non tralasciare mai l’accesso uditivo e la pratica di ascolto.
- lo scritto viene dopo l’orale: dal precedente assunto, deriva il fatto che è necessario partire con la pratica orale, e affrontare la lettoscrittura solo dopo che le necessarie consapevolezze metafonologiche sono state acquisite. In ogni caso, anche quando abbiamo presentato la lettura, è buona pratica continuare ad abbinare ad essa l’attività di ascolto – anche con strumenti quali lettura ad alta voce, audiobooks e software TTS.
- le parole non vivono in isolamento: abituare da subito gli alunni ad estrarre le parole da frasi significative (=comprensibili) e a ricombinare le parole imparate in ulteriori frasi significative. Abituate i bambini a pensare alle parole come i vagoni allineati in un treno, o meglio ancora come a nodi su una rete. Esse vivono solo in connessione tra di loro, e ciò che consente la connessione può essere: la posizione, le preposizioni, le concordanze…
- la grammatica non è un insieme astratto di regole, ma al contrario è ciò che consente la connessione significativa tra le parole e quindi lo strumento del significato. Manipolare la forma di una frase significa modificarne il significato (anche senza cambiare le parole, come nell’esempio: The books are red/Are the books red?) – la comprensione di questo, deve cambiare radicalmente il modo in cui insegniamo la grammatica. Evitiamo la declamazione della regola in astratto, o la tabella che presenta le 6 persone del verbo: lavoriamo con il singolo esempio o con il confronto tra due frasi, che permette di capire il concetto di trasformazione grammaticale.
- la comprensione è un’operazione cognitiva dinamica, che abbisogna di una serie di competenze sottistanti, che vanno allenate in modo significativo. Fuor di metafora: non basta fare centinaia di esercizi, per ottenere un successo. Bisogna capire quale competenza è debole e lavorare intelligentemente su di essa.
- La produzione di frasi e testi è ben di piu’ che ripetere a memoria frasi imparate. E’ un lavoro complesso, che coinvolge il nostro cervello linguistico, ma anche i nostri organi di senso (ascoltare e vedere), ma anche il nostro sistema articolatorio (programmazione motoria, muscoli, respirazione). Per parlare dobbiamo avere competenze a livello di lessico, formazione e manipolazione delle frasi, ma anche buona percezione dei fonemi e della prosodia, ma anche buone capacità articolatorie (articolando anche fonemi estranei alla nostra lingua). Tutte queste abilità devono essere esercitate, nutrite ed integrate.
Una piramide per visualizzare l’ordine dell’acquisizione linguistica in concreto:
Quando dobbiamo insegnare parole o regole, teniamo a mente la forma della piramide e partiamo dal basso. Racomando la visione di questa immagine per ragionare sul miglior modo di insegnare inglese alla primaria (e non solo)

- al principio, il nuovo elemento deve essere percepito, con chiarezza e distintamente. Se è una parola, ciò significa che dobbiamo lavorare sulla sua forma acustica e motoria (ascolto e pronuncia), perchè siano chiari i suoi confini (suono iniziale/finale), perchè sia discriminabile da parole simili (lavoro sulle coppie minime), perchè sia percepita e colta nel contesto. Le esperienze multisensoriali si prestano a questi compiti.
- la comprensione non è la traduzione, bensì la connessione tra la forma sensoriale ed il significato. Significa dare input comprensibile, attivando vari supporti (iconici, gestuali, contestuali…) per fare capire “cosa significa” quella parola, per accendere quella concettualizzazione (che corrisponde al significato) nel cervello degli alunni.
- dopo aver “compreso” una parola, il nostro cervello contiene la connessione tra la sua forma e il significato, ma perchè per usare questa nuova informazione dobbiamo automatizzarla. L’attivazione è il momento in cui l’esercizio ci porta gradualmente ad essere autonomi, veloci, istintivi nel recupero di quella connessione, e i buoni esercizi di attivazione ampliano la forma della connessione includendo altre informazioni ed esperienze, creando motivazione e abilità.
- la consapevolezza arriva alla fine: è il momento in cui sappiamo di sapere ed impariamo a manipolare scientemente e con intenzione quell’informazione, per vari scopi. Arrivare per ultimo alle consapevolezze vuole dire, ad esempio, ragionare sulle regole dopo averle acquisite nella pratica. Vuole dire manipolare i fonemi (per giocare con le parole) dopo avere già imparato a riconoscerli e produrli, ascoltando e parlando.
Considerazioni sull’attuale metodologia per insegnare l’inglese alla primarua: cose da scartare, sulla base della piramide dell’acquisizione
Sulla base di quanto detto sopra, ci sentiamo di raccomandare di scartare queste pratiche, alquanto invalse sui libri di testo adozionali (possiamo dire che raramente veicolano il miglior metodo per insegnare inglese alla primaria)
- le unità didattiche che partono con un elenco di parole…non sono buone attività didattiche! Le parole si percepiscono in contesto, non in lista!
- i libri che non sono sistematici e multisensoriali nell’esercizio della percezione e dell’articolazione, specie se rivolti a bambini….non sono buoni testi! Diffida soprattutto dei testi di prima elementare che insegnano a leggere prima che ad ascoltare, o peggio a scrivere prima di avere ascoltato, pronunciato ed acquisito la percezione e pronuncia corretta!
- i testi che non supportano la comprensione, tramite un’esposizione strutturata con la necessaria gradualità e gli indispensabili supporti, ma “tagliano corto” suggerendo di tradurre…sono da evitare Senza compresìnsione, manca il cuore dell’esperienza linguistica e la comprensione è una operazione cognitiva che va resa possibile preparandone le condizioni.
- i testi che non ti offrono sufficiente attività per esercitare i bambini, o atività poco stimolante…o che non recuperano le informazioni con un curriculum a spirale…non stanno facendo il loro lavoro. I testi devono essere consistenti nel presentare le informazioni, anche a “stazioni” distanziate, e densi di attività pratiche per allenare i bambini.
- i testi che cominciano con la regola o il significato rovesciano la piramide, e questo non è assolutamente consigliabile.
Beat and Build: metodo per insegnare inglese alla primaria, migliore per tutti i motivi inclusi nella priramide
La piattaforma Beat and Build segue tutti questi passi:
- lavora moltissimo sulla percezione dei suoni e delle parole, lavorando sulla discriminazione del suono iniziale, duono finale, coppia minima. Il lavoro multisensoriale è divertente, grazie all’uso di musica, ritmi, chant e TPR
- propone le parole sempre in frasi e stimola la dinamica frase->parola e parola->frase, grazie agli esercizi di sentence building già dall’inizio della prima elementare
- grazie al doppio codice immagine-parola, nonchè l’uso di TPR e attività altamente strutturate (come ad esempio, gli esercizi logogenici), stimola i bambini ad arrivare al significato delle parole in autonomia, potenziando l’aspetto cognitivo legato alla pratica linguistica
- propone la consapevolezza linguistica sotto forma di attività, e non di “dichiarazione astratta”.
In questo video 4 docenti si confrontano sulla loro esperienza nell’insegnamento dell’inglese con Beat and Build, trovandolo un ottimo metodo per insegnare inglese alla primaria
Il corso sul miglior metodo per imparare ad insegnare inglese alla primaria? Adesso c’è!
Desideriamo proporti una formazione completa e ampia per portare queste indicazioni nella tua classe, formando i tuoi bambini alla percezione, comprensione, attivazione e consapevolizzazione della lingua, secondo un percorso corretto e stimolante.
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