Pronuncia in inglese: come insegnarla in modo inclusivo e multisensoriale

La pronuncia dell’inglese è sicuramente l’aspetto piu’ ostico per chi sta imparando (o insegnando) questa lingua, visto che – a causa delle numerose stratificazioni ed influenze linguistiche che si sono avvicendate nei secoli – l’inglese non si scrive come si pronuncia.

In questo articolo vogliamo proprio parlare della pronuncia dell’inglese nell’insegnamento, non solo come “istruzione”, ma anche come aspetto motivante all’interno delle lezioni.

Quando impariamo una lingua, infatti, siamo normalmente concentrati sull’aspetto comunicative, funzionale e semantico. E’ normale, perchè una lingua straniera ci serve per parlare con altre persone, tuttavia vorrei focalizzare che quando osserviamo un bambino piccolo che impara a parlare si nota un vero e proprio piacere nel percepire e produrre suoni.

L’apparato fonatorio ha organi in comune con l’apparato digerente: la bocca, i denti, la lingua, ma anche il naso. Sono organi di senso, organi che si muovono: con gli stessi organi con cui produciamo i fonemi, possiamo fare una linguaccia, soffiare, masticare…

La mia convinzione è che l’aspetto articolatorio può entrare nelle lezioni di inglese come attività anche motivante, divertente e multisensoriale. Non solo nei corsi dei piccolini, ma anche nei corsi dei grandi (scuole secondarie ed adulti).

Bisogna essere consapevoli dell’importanza di una buona pronuncia dell’inglese anche ai fini di comprendere la lingua parlata: focalizzare i fonemi, ovvero conoscere con finezza i suoni linguistici, ci aiuta nell’identificazione e rappresentazione della parola in tempo reale quando conversiamo (vi è mai capitato di non capire al’ascolto la pronuncia di una parola inglese , che però conoscevate e sapevate scrivere? ciò accadfe perchè, non conoscendo la pronuncia e la fonetica, avete una “rappresentazione” errata della parola! ).

Il modo per imparare la pronuncia inglese è imparare come vengono articolati i suoni ed identificare la meccanica del movimento che facciamo quando produciamo i singoli suoni linguistici. Sembra molto astratto, ma si tratta di capire come muoviamo la lingua e le labbra mentre produciamo suoni che (per la stragrande parte) esistono anche in italiano.

La lingua inglese ha piu’ fonemi dell’italiano, ma cominciando dall’analisi del movimento che facciamo quando diciamo i suoni della nostra stessa lingua, sarà molto piu’ semplice arrivare a produrre anche fonemi nuovi con consapevolezza.

Basi della pronuncia: come funziona l’articolazione dei fonemi

Qui diamo una panoramica generale, che non copre le finezze della fonetica, ma che è sufficiente per capire il meccanismo.

  • Il sistema fonatorio è costituito da diversi organi (laringe, faringe, corde vocali, bocca, lingua, denti, naso, labbra) in continuità- dobbiamo immaginarlo come uno strumento a fiato, che cambia forma a seconda dei movimenti che facciamo – la forma che diamo al sistema determina il suono prodotto
  • I suoni fonetici si distinguono in vocali (l’aria fluisce senza interruzioni o attriti dai polmoni alla bocca ed esce “liberamente) e consonanti (l’aria incontra nel suo viaggio una occlusione o una frizione/vibrazione, data dall’avvicinamento degli organi, che si possono chiudere o creare un attrito)
  • i suoni fonetici si distinguono tra sordi e sonori. Si dicono sonori i suoni che produciamo con la vibrazione delle corde vocali e sordi (o muti) quelli che produciamo senza la vibrazione delle corde vocali. Per capire se stanno vibrando le corde vocali basta mettere una mano sulla gola.
  • l’alfabeto fonetico internazionale (IPA) è lo strumento scientifico e descrittivo di tutti i fonemi conosciuti nelle varie lingue del mondo.
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Vocali italiane vs vocali inglesi

Le vocali sono i suoni su cui dobbiamo concentrare la massima attenzione. Sbagliare le vocali inglesi per un italiano è purtroppo facile perchè noi abbiamo solo 7 suoni vocalici, mentre gli inglesi ne hanno 12.

Non solo, le nostre vocali sono molto lateralizzate (si pronunciano in luoghi “distanti” tra loro, ben distinti), mentre gli inglesi hanno molti suoni concentrati in posizione centrale, per noi è difficile distinguerli senza avere un training che ci porti a fare attenzione a questi suoni).

Tenete conto che tutti questi fonemi vocalici, la cui differenza a noi pare impercettibile, hanno “valore distintivo”, ovvero sostituirli nelle parole o pronunciarli male ne cambia il significato (cut-cat-cot….), quindi dobbiamo arrivare a discriminarli efficacemente tra loro e anche a pronunciarli in modo distinguibile.

Le vocali vengono articolati usando:

  • la lingua, che si alza e si abbassa creando uno spazio di dimensioni diverse nella bocca (se si alza la lingua, lo spazio che separa da punta della lingua dal papato è piccolo – è il caso delle vocali /i/ /I/ /u/…se la lingua si abbassa, si crea uno spazio piu’ grande ed è il caso di vocali aperte come la /a/)
  • questo è intuitivo, la posizione delle labbra, oltre all’altezza della lingua, distingue i suoni caratteristici /i/ vs /e/ e /o/ vs /u/
  • in inglese ci sono svariate vocali centrali, di cui la piu’ famosa è la “shwa” – il suono centrale ed indistinto per antonomasia- ,a non è l’unica: basta osservare il trapezio vocalico per notare che la sezione centrale è particolarmente affollata!

Consonanti inglesi e italiane

Le consonenti si distinguono in base a :

  • sonorità: vibrano o meno le corde vocali?
  • modo di articolazione: vengono prodotte da una occlusione (occlusive) oppure da una frizione (fricative) oppure da una vibrazione (vibranti)? Se volessimo essere precisi ci sono anche le consonenti laterali (vibrazione dei lati della lingua), nasali (esce aria anche dal naso) e affricate (combinazione di occlusione+ frizione)
  • Luogo di articolazione: dove si produce il contatto o la frizione tra gli organi? Questo ci consente di distinguere tra le consonenti labiali, dentali, alveolari, palatali, velari e gutturali.
  • In inglese esistono piu’ suoni consonantici dell’italiano: ad esempio tipico dell’inglese è il suono interdentale /th/.

Come rappresentare l’articolazione fonetica

L’alfabeto fonetico, anche se è uno strumento scientifico ed univoco (e in quanto tale ha degli indubbi vantaggi) è di difficile uso in classe, perchè dovere imparare un altro alfabeto spaventa un po’. E poi, con la sua mistura di lettere e segni diacritici, l’alfabeto fonetico sembra molto minaccioso, di solito non è amato dagli studenti.

I Synthetic Phonics (di cui parleremo nella seconda parte della formaizone e a cui abbiamo già fato degli accennti parlando di Jolly Phonics e Explode the Code) sono in fondo un modo molto intelligente di aggirare il problema e rappresenatre i suoni fonetici analiticamente ed in modo strutturato, ma usando le lettere dell’alfabeto (o le combinazioni di lettere). Questo è di immediato uso per gli studenti ed è didatticamente molto utile.

Il principio didattico è questo:

  • si identifica il suono, studiandone l’articolazione
  • lo si rappresenta con la lettera o la combinazione di lettere (anzichè il simbolo fonetico)
  • si insegna ai bambini a “Fondere” i suoni fonetici identificati, formando la parola

Il problema dei Synthetic Phonics è che non sono univoci (la stessa lettera può rappresentare piu’ suoni”), inoltre se si lavora con i bambini piccoli che ancora non hanno imparato l’alfabeto, non c’è nessun vantaggio o utilità ad usare i synthetic phonics.

Inoltre, introdurre i synthetic phonics MENTRE si sta imoparando la lettoscrittura in italiano è assolutamente sconsigliabile, perchè si può incorrere in una sovrapposizione econfusione tra le regole ortografiche/fonetiche dell’italiano e dell’inglese (le lettere sono in larga parte coincidenti).

E allora che fare? John Peter Sloan ha trovato un sistema molto ignenoso di simboli (il fiorellino, il dottore etc) per arrpresentare solo quei suoni che non esistono in italiano (ma nin inglese si).

Avete presente quando i bambini scrivono sotto le parole la pronuncia (tipo sotto “bird” scrivono “BERD”)? Wuello è un orrore e soprattutto fa fare un sacco di errori. Invece, usare un simbolo non alfabetico può aiutare molto.

Si tratta di trascrivere un dato suono fonetico (quindi sostanzialmenyte una ISTRUZIONE PER UN MOVIMENTO ARTICOLATORIO) con un simbolo convenzionale NON alfabetico.

Risolve il problema con creatività e evita confusioni.

Attività per insegnare la pronuncia ai bambini

Come dicevamo, insegnare la pronincia può essere sensuale e divertente. Ecco alcune idee, scaturite dalla lezione di ieri:

  • per insegnare la /h/ aspirata si possono alitare via dei coriandoli dalle mani o fare muovere il foglio di carta posto davanti alla bocca (la differenza della coppia minima hair/air è che nel primo caso il foglio si soposta
  • per insegnare il suono th si può mettere un indice davanti alla bocca e tirare fuori la lingua per leccarlo. Se si aggiunge il controllo dela sonorità con una mano sulle corde vocali, si possono trodurre the /th/sorde e sonore di THINK/MOTHER.
  • per insegnare la /r/ inglese, che non è prodotta dalla vibrazione ma dall’innalzamento della lingua contro il palato, si può chiedere ai bambini di “trovare l’altezza giusta” della lingua per produrre il fonema aiutandosi con una paletta di legno (quella che usa il dottore per guardare la gola o lo stecco del gelato)
  • per insegnare la differenza tra /s/ sibilante e /z/ si può mimare il serpente (sibilante sorda) e la mosca (sibilante sonora)

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