La lettura in inglese

In questo secondo articolo (che segue all’articolo pubblicato sulla pronuncia in inglese) posto la seconda parte della lezione gratuita su lettura e pronuncia in inglese .

Questa lezione, dedicata alla pronuncia e lettura in inglese (e al loro insegnamento agli alunni italofoni) è il momento introduttivo di un corso di 10 ore , dedicato proprio alla pronuncia e all’introduzione della lettura in inglese.

In questo articolo riassumerò i punti toccati dalla lezione, ovvero:

  • Cosa è la lettura
  • Cosa sono i synthetic phonics
  • Lettura fonetica vs lettura globale: i presupposti scientifici
  • Direzionalità e bimodalità
  • Strategie globali di avvicinamento alla lettura: keywords reading scheme e Language Experience Approach
  • Libri che aiutano a leggere e migliorare la pronuncia: audiolibri /phonic readers

Naturalmente si tratta solo di spunti perchè sono stati concentrati in poche decine di minuti, mentre nel corso dedicato a pronuncia e lettura approfondiremo questi aspetti

Cosa è la lettura e perchè è difficile leggere in inglese

Il simbolo grafico è una forma che, nell’ambito di un codice convenzionale, “sta per” un suono fonetico. Quando leggo la lettera <b>, il mio cervello pronuncia la consonante bilabiale occlusiva.

Leggere una lingua trasparente è piu’ facile rispetto al leggere una lingua che, come l’inglese, presenta svariati tranelli e incongruenze (ad esempio, le 5 lettere che rappresentano le vocali possono “stare per” 12 diversi suoni!!).

Quindi, il passaggio lettera>suono>significato (parola scritta>suono della parola pronunciata>significato), è piu’ difficile in inglese, perchè meno univoca propria la simbolizzazione del suono.

Del resto, con 26 lettere e 44 suoni, la corrispondenza univoca era impossibile…:)

A cosa servono i synthetic phonics

I syntHetic phonics sono una geniale strategia educativa, perchè di fatto fungono da “alfabeto fonetico”, ovvero permettono di identificare chiaramente e rappresentare ogni fonema con valore distintivo della lingua inglese….ma senza la difficoltà di dovere effettivamente imparare un altro alfabeto (l’alfabeto IPA è come il cirillico o il greco ai nostri occhi, un vero e proprio sistema alternativo di simboli…il che allontana molto da un uso spomntaneo e semplice)

Ogni “phonic” può essere una lettera, un digramma oppure un trigramma, cui è associato il suono corrispondente. Ad esempio, a “ph” è associato il fonema /f/.

Essendo una strategia educativa e non descrittiva , bisogna considerare che non vanno usati come se fossero i simboli dell’IPA, ma come strumento didattico.

Il punto “debole” agli occhi di noi italofoni è che che alcuni simboli (come “oo” o “th” , oltre ai simboli vocalici) non sono univoci, per esempio:

“th” può rappresentare due suoni diversi (rispettivamente, il fonema interdentale sordo e sonoro in “think” e “this”)

le vocali possono rappresentare il fonema vocalico lungo o breve corrispondente, a seconda della sillaba nella quale sono inseriti (per esempio, hi/hit/hive)

Tuttavia, i “synthetic phonics” sono un ottimo modo per rappresenatre i suoni della lingua inglese e insegnare ai bambini il processo di

  • riconoscere i suoni (nel contesto, discrimonarli tra loro)
  • rappresenatre i suoni
  • fondere i suoni identificati, formando le parole

Usare i sytnthetic phonics – abbandonare il metodo globale per leggere l’inglese

I synthetic phonics hanno di fatto soppiantato, nel mondo anglosassone, il metodo globale, che pure era il metodo maggiormente diffuso in tutto il mondo anglofono fino agli anni ’80.

Il metodo globale ha conosciuto la sua fortuna dagli anni ì30 agli anni ’90 del secolo scorso. Il suo punto di forza è la velocità dei risultati: il bambino impara a memoria e appare in grado di leggere in pochi giorni o settimane. Tuttavia, i bambini che usano questo metodo sono di fatto in grado di leggere solo ciò che hanno imparato a memoria. Per leggere altre parole, devono applicare ragionamenti basati sull’amalogia, che – in una lingua come l’inglese- richiedono migliaia di ore di esercizio!

Insegnare a leggere con i synthetic phonics è lento ma , sul lungo periodo, funziona meglio perchè imparare in modo strutturato le corrispondenze grafema-fonema permette al cervello di imparare a decifrare veramente il testo, e quindi di leggere TUTTO.

Lettura corale di libri in inglese

Nome
Contattatemi per informazioni su:
Richiesta iscrizione alla mailing list
Ho letto e compreso la privacy policy di Open Minds.
Richiesta iscrizione al gruppo WhatsApp
Ho letto e compreso la privacy policy di Open Minds.

Lo studio scientifico dietro alla “guerra” tra metodo fonetico e globale

Quando noi insegniamo ai bambini a leggere con il metodo visivo, facciamo attivare loro l’area celebrale legata alla processazione delle immagini. Viceversa, quando insegniamo ai bambini a leggere foneticamente, si attiva una altra area del cervello, che è quella dedicata alla lettura dei simboli.

La ricerca citata afferma che, anche quando siamo lettori esperti (e quindi abbiamo un accesso semantico alla lettura) continuiamo a usare per leggere l’area simbolica (e non della processazione visiva), perchè ci consente una piu’ affidabile decifrazione. Succede la cosa con i numeri. Noi processiamo simbolicamente 11 o 111, non sotto forma di immagini. Abbiamo imparato il valore posizionale e interpretiamo il numero in questa area del cervello, non ricordandoci l’immagine del numero 11 o 111.

Strategie globali nell’insegnamento bilanciato della lettura in inglese

Tuttavia, nessuno oggi sostiene un approccio globale ( “look and say” ), perchè è davvero superato dai tempi. Al contrario, anche chi vede come utili anclune strategie globali (e io sono tra questi) parla sempre di una integrazione tra il metodo globale e il metodo fonetico.

Nulla è piu’ utile di una buona istruzione alla fonetica, tuttavia per alcuni bambini con accesso prevalentemente visivo le strategie globali restano alleati preziosi. Oggi, i metodi globali nel mondo anglosassone si usano con i bambini con sindrome di down o altri bambini che non riescono ad imparare a leggere in mod tradizionale, ma il punto è non solo l’accesso visivo, ma anche il set di “accorgimenti” creativi che i metodi globali portano con se’ (basti pensare ai giochi con le flashcards e le sight words)

Nel video abbiamo particolarmente postato l’intervento di un professore universitario che spiega il Language Experience Approach, un medoto globale (o per meglio dire un approccio) che implica:

  • il fatto che in classe si producano frasi basandosi sulle parole note ai bambini e per loro interessanti (i bambini dettano le parole con cui si fanno le frasi e i libri di classe)
  • il fatto che si lavori sulla segmentazione della frase in parole in modo molto fisico (la frase scritta dal docente viene tagliata in cartoncini con le singole parole e poi assemblata nuovamente dai bambini)
  • il fatto che si usino giochi motori e fisici (i bambini, con il cartoncino che rappresenta la parola, si muovono per formare frasi)

Il metodo globale, in altre parole, non riguarda solo la modalità di riconoscere la “figura ” della parola, ma il fatto che il fonema sia nel contesto della parola, e la parola nel contesto della frase e la frase nel contesto del libro. La globalità di cui parla il professore è il fatto che il bambino, per potersi concentrare sul suono fonetico, deve avare una visione della scrittura nella sua funzione e nel suo complesso e sentirsi libero di manipolare e creare.

Metodo globale e inglese come lingua straniera

Una altra considerazione è che noi stiamo insegnando a bambini che NON sanno l’inglese. Il metodo globale per tradizioni procede con questo ordine

  • parole dalle piu’ comuni alle meno comuni
  • parole dalle piu’ facili alle piu’ difficili

Quindi, i materiali creati per il metodo globale, sono in effetti materiali che presentano parola molto facili (foneticamente trasparenti) e molto comuni.

Questo è particolarmente prezioso per chi insegna inglese come lingua straniera, perchè noi non abbiamo solo il problema di insegnare a leggere…dobbiamo creare vocabolario e insegnare a formare le frasi, segmanetare le frasi….il contesto senza il quale l’analisi del fonema è puramente astratto per i bambini.

Direzionalità e bimodalità: da che parte prendere la lettura dell’inglese?

Il grande linguista Krashen sostiene che noi impariamo le lingue con questo ordine: dal globale all’analitico.

Vuole dire che i bambini piccoli tenfono ad memorizzare prima la frase nel suo complesso (sentendola solo come “stringa di suoni” indistinta ma dotata di un significato come il bimbo che sente dire “vuoiunbiscotto” e collega questa stringa di suoni alla mamma che gli offre un dolce) e solo in seguito capiscono che la stringa di suoni è in realtà la costruzione di piu’ parole messe una dopo l’altra.

oviamente , sapere analizzare i fonemi di ogni singola parola, viene dopo avere capito il fatto che una frase è composta da parole (l’ordine è dal globale all’analitico, non il contrario).

I bambini inglesi che imparano a leggere con il sistema dei Synthetic phonics hanno avuto già 6 anni di training globale in inglese (conoscono la lingua), quindi è legittimo pensare che i bambini italiani non siano pronti ad un training fonetico in una lingua che non conoscono.

Quando insegnare a leggere in inglese?

Si dovrebbe insegnare a leggere qualsiasi lingua quando si ha una padronanza orale dela lingua stessa, e quando si ha una padronanza dei fonemi (lavoro di consapevolezza fonologica). In effetti, si rischia che applicando questo schema non si arrivi mai ad insegnare a leggere in inglese ai bambini italiani, qunindi nel corso della leizone ho suggerito qualche tattica per aggirare il problema e accelerare l’esposizione alla lettura in inglese (che è molto importante per imparare la lingua):

  • sfruttare il transfer positivo: i bambini di 6 o 7 anni non sono delle tabule rase, al contrario sanno già molto. Se sanno già leggere bene in italiano, vuole dire che conoscono già una buona parte delle corrispondenze grafema-fonema anche dell’inglese per la semoplice ragione che molte lettere si leggono in italiano come in inglese (p, b, d…)
  • In questo modo, a noi tocca solo concentrarci sulle lettere che si leggono diversamente
  • Consiglio di cominciare con testi illustrati, con audio (audiolibri), che presentano parole trasparenti ad alta frequenza (i testi costruite per il metodo globale di solito sono ben pensati per questo obiettivo, se no si può costruire un libro di classe con il vocabolario che va bene)
  • Accanto alla lettura, vanno sempre fatte molte attività orali di consapevolezza fonologica (pronuncia, manipolazione dei fonemi)
  • Si possono usare i libri tipo “Phonetic readers” per introdurre i nuovi fonemi gradualmente

Risorse:

Materiali e corsi per insegnare inglese con un metodo multisensoriale

Abbiamo sviluppato una formazione ad hoc per insegnare la pronuncia e la lettoscrittura e integrare la costruzione di queste abilità nell’insegnamento inclusivo dell’inglese alla scuola primaria:

Lascia un commento