Storytelling per insegnare inglese alla primaria

Insegnare narrando, e narrare insegnando!

Storytelling per insegnare inglese alla primaria? SI, grazie!

Siamo nati per ascoltare e narrare storie. Ciò rende le storie uno straordinario mezzo per insegnare qualsiasi cosa, perché le storie si imprimono nella memoria, coinvolgono, emozionano e creano motivazione.È indubbio che gli esseri umani, a qualsiasi età, siano attratti dalla narrazione.

Il grande linguista S. Krashen definisce lo storytelling “Optimal Input”, ovvero la forma di esposizione in assoluto migliore per facilitare l’acquisizione linguistica.

Le caratteristiche che fanno dello storytelling un “input ottimale” sono:

  • la comprensibilità: il docente, senza tradurre, deve mediare l’informazione in modo tale che l’alunno sia in grado di associare un significato globale a ciò che ascolta. Non è indispensabile che comprenda ogni singola parola del testo: è sufficiente che il messaggio generale arrivi, e che il docente sia capace di associare alle parole chiave (k-words) un significato riconoscibile. Per fare questo, il docente deve avere a sua disposizione un “armamentario “di strumenti e strategie, quali immagini, gesti, mimi, canzoni, attività pratiche, onomatopee e suoni. La comprensione si arricchisce così di informazioni aggiuntive, che rendono indimenticabile l’esperienza dell’interpretazione del testo.
  • la ridondanza: lo stimolo linguistico, per produrre il risultato dell’acquisizione, non può essere sporadico o scarso. Una buona esposizione alla lingua è abbondante e regolare. La misura della “quantità”, tuttavia, va oltre questo dato: deve essere sovrabbondante e ridondante anche la frequenza con cui le parole-chiave ricorrono nel testo e nella mediazione del docente. Dire una volta cento parole diverse non sortisce l’effetto desiderato: trovare cento modi diversi per ripetere, combinare, associare, riutilizzare la medesima parola invece raggiunge il risultato. Quindi, stimolo abbondante e consistente: questa è una delle condizioni con cui la lezione di inglese fa effetto.
  • l’affettività: la lingua è un fatto personale, intimo e potente. Impariamo perché amiamo chi ci insegna, e anche il docente finisce con l’amare chi sta imparando da lui. La relazione è un ingrediente chiave del processo di insegnamento. Raccontare storie è forse una delle attività di reciproca soddisfazione più genuinamente capaci di legare docente e discente. Una storia ha mille vite: una per ogni sfumatura del rapporto che il narratore instaura con quella particolare classe e con quel determinato alunno. Divertirsi mentre si racconta e mentre si ascolta è quasi inevitabile se lo storytelling è bene impostato.
  • l’interesse: se una storia è bene raccontata, tutta la concentrazione dell’alunno va sul significato. Il suo desiderio è capire come va a finire, partecipare delle vicende narrate, parteggiare per l’eroe o anche solo divertirsi. Lo sforzo per comprendere esiste, ma va in secondo piano: il cervello non nota la fatica dell’interpretazione, ma il piacere di scoprire il dipanarsi delle vicende. Krashen usa la parola “compelling” – lo studente è letteralmente rapito dalla storia, e non se ne stacca durante la narrazione. Ovviamente, il docente deve monitorare il livello e la durata della narrazione, perché una sfida troppo difficile impedisce questo “transfert” di accadere, e una sfida troppo facile spezza la tensione. Ma il “miracolo” dello storytelling è quello dell’acquisizione: si impara senza accorgersene, perché la nostra volontà cosciente è tutta tesa al contenuto, mentre le forme linguistiche passano sottopelle senza sforzo.

Il nostro corso di storytelling didattico per insegnare inglese alla scuola primaria

Questo corso è riconosciuto MIM e rilascia alla fine un attestato valido per 25 ore formative.

Si lavora in modo pratico e laboratoriale sullo storytelling come strategia didattica per insegnare inglese, anche all’interno di progetti CLIL.Il percorso si articola in 10 lezioni in diretta, secondo questo percorso:

  • 4 incontri teorico/pratici
  • 3 incontri di case history (storytelling di esempio)
  • 2 incontri pratici/restituzione (messa in pratica, confronto e feedback)
  • 1 incontro finale: creazione di un’attività guidata in inglese a partire da un libro scelto dall’insegnante

Durante il percorso, la docente vi guiderà attraverso la “teoria” che sta dietro allo storytelling come strumento per insegnare inglese e CLIL, illustrando le strategie proposte  con esempi concreti.

Nella fase successiva, analizzerà assieme ai corsisti la genesi dei progetti didattici che “nascono” dal  libro, illustrando il percorso in tutte le sue fasi:

  • ideazione, partendo dal testo
  • analisi delle k-words
  • strutturazione della narrazione comprensibile e attività didattiche.
  • attuazione del progetto, con l’esemplificazione delle modalità espressive (voce, corpo)  e delle attività didattiche (giochi, azioni) che completano l’atto del narrare.

Nel corso delle settimane, la palla gradualmente passa ai corsisti.

Le lezioni sono attive: potrete infatti provarvi in prima persona, sotto la guida della formatrice, in tutti i passi che portano a creare un buon progetto didattico basato su un albo illustrato.

Non mancherà tempo per la discussione, il confronto e il feedback.

Lettura corale di libri in inglese

Nome
Contattatemi per informazioni su:
Richiesta iscrizione alla mailing list
Ho letto e compreso la privacy policy di Open Minds.
Richiesta iscrizione al gruppo WhatsApp
Ho letto e compreso la privacy policy di Open Minds.

Lo Storytelling come esperienza linguistica finalizzata all’acquisizione dell’inglese

Uno storytelling prevede un approccio olistico all’insegnamento e all’apprendimento, molto più produttivo rispetto a quel procedere “a compartimenti stagni” che si trova nei libri di testo. Di fatto, per capire una storia e goderne, il bambino deve gestire contemporaneamente il lessico e la sintassi/grammatica, che sono intrecciati in un unicum. Aiuta la comprensione tutto quel complesso di misure comunicative messe in atto dall’insegnante, quali gestione della voce e del corpo, anticipazione di alcune parole, ripetizione (refrain) di frasi , ma anche il supporto delle immagini.

In questo webinar Claudia Adamo e Luisa Lazzarini parlano dello Storytelling come strumento di glottodidattica e come modello per l’insegnamento comunicativo e inclusivo

In questa altra lezione Luisa Lazzarini amplia il raggio di azione, prendendo le mosse da quanto detto nel webinar precedente (linkato qui sopra) approfondisce l’applicazione CLIL dei progetti basati sullo storytelling. In un certo senso, possiamo definire lo storytelling fatto con i criteri spiegati qui da Luisa Lazzarini un vero e proprio progetto CLIL basato su una concezione esperienziale e induttiva della didattica.

La formatrice Luisa Lazzarini

Luisa Lazzarini è la docente del corso di formazione per docenti delle scuole primarie “Storytelling didattico per insegnare inglese e CLIL”

Ha alle spalle una lunga esperienza come docente di inglese, ma particolarmente è un’esperta narratrice e ideatrice del metodo “Mummy Read”.