In questo articolo vorrei descrivere il programma Jolly Phonics, per i tanti docenti che fanno domande su questo tipo di metodo. Bisogna in primo luogo sapere che si trata di un prodotto commerciale, forse il piu’ noto e diffuso all’estero, la cui finalità è fornire un percorso strutturato per insegnare la lettoscrittura in inglese ai bambini.
Questo percorso si basa sul metodo dei Synthetic phonics, ovvero sulla lettura “fonetica”, nella quale viene insegnato ai bambini a riconoscere i fonemi (simboleggiati da lettere singole, oppure doppie o triple) e a pronunciarli per leggere “foneticamente” la parola.
Il sistema dei phonics è, all’incirca da 30 anni, il piu’ comune e accreditato nel mondo anglosassone: da quando ha sostituito – nel National Curriculum Inglese cosi come nel Common Core americano- il sistema “globale” (detto anche “whole word” o “look and say” o “sight words”). Ci sono sul mercato svariati metodi (intesi come programmi strutturati, completi di materiale didattico e indicazioni operativi al docente) basati sulla lettura fonetica e questo è sicuramente quello piu’ noto di tutti.
Vediamo come funziona nei dettagli
Cosa sono i synthetic phonics
Cominciamo con la definizione di synthetic phonics:
“i Synthetic phonics, detti anche blended phonics or inductive phonics, fanno parte di un metodo per insegnare la lettura in glese, che prioritariamente insegna il suono delle lettere e poi istruisce a fondere assieme i suoni per arrivare alla pronuncia delle parole nel loro complesso”
Wikipedia
I “phonics” (ovvero il fonema correlato alla lettera o alla combinazione di lettere) viene insegnato singolarmente.
Le fasi successive sono il riconoscimento del fonema, quindi la sua simbolizzazione tramite il grafema, e poi la fusione di piu’ fonemi-grafemi per leggere la parola.
Il riconoscimento e la “concettualizzazione” del singolo fonema è fondamentale.
Se il bambino non ha chiaro il suono linguistico (non genericamente, ma specificatamente, perchè parliamo di suoni con un valore distintivo, ovvero che possono cambiare il significato di una parola come M-uro D-uro), non può fare una connessione stabile ed univoca tra fonema e grafema.
Quindi il metodo dei synthetic phonics ha una sua dimensione multisensoriale nel fatto che la prima competenza che i bambini devono acquisire è la padronanza dei singoli suoni fonetici della lingua inglese (che sono 42),
I suoni fonetici nel sistema Jolly Phonics sono introdotti secondo un ordine che non è grammaticale, ma che ricalca due criteri:
- la loro complessità (per esempio, vengono introdotti prima i fonemi che vengono rappresentati da una singola lettera, quindi l’oprtdine è dal piu’ semplice al piu’ complesso)
- la loro frequenza nella lingua (dal piu’ comune al meno comune)
Le fasi del metodo Jolly Phonics
Il metodo si articola in una serie di procedure che hanno uno specifico ordine:
- I bambini imparano il suono fonetico utilizzando un approccio multisensoriale che coinvolge una canzone , che viene congiunta a dei gesti identificativi, e poi urinforzata tramite l’ascolto di storie nelle quali ricorrono i suoni fonetici studiati di volta in volta. I fonemi vengono insegnati in 7 gruppi: ogni gruppo contiene 6 lettere. Il ritmo con cui vengono introdotti i suoni dipende da una serie di fattori. L’ordine rispecchia la complessità (da semplice ea complesso) e la frequenza.
- I bambini imparano a formare graficamente la lettera, ovvero il simbolo che è collegato al fonema imparato. Si possono introdurre vari sistemi multisensoriali per rinforzare il gesto: scrivere le lettere in aria, nella farina o nella schiuma, etc
- blending: una volta che i dfonemi sono appresi separatamente, i bambini imparano a fonderli assieme (C-A-T –> “cat)
- segmenting: la fase successiva procede all’inverso: dalla parola al fonema, ovvero si fanno esercizi di riconoscimento dei singoli fonemi all’interno delle parole.
- tricky words: queste sono le parole che non possonon essere lette foneticamente, purtroppo spesso sono parole comuni. Bisogna imparare queste parole “a vista”
Ordine di studio dei fonemi
I fonemi introdotti dal programma Jolly Phonics sono 42 e sono suddivisi in 7 gruppi. Vediamoli
| Gruppo | Phonics |
|---|---|
| 1 | s,a,t,i,p,n |
| 2 | ck,e,h,r,m,d |
| 3 | g,o,u,l,f,b |
| 4 | ai, j, oa,ie,ee,or |
| 5 | z,w,ng, v, oo (book vs school) |
| 6 | y,x,ch,sh, th (thing vs mother) |
| 7 | qu,ou,oi, ue, er, ar |
Strategie multuisensoriali di Jolly Phonics
In questo video vedete le prime 3 fasi, ovvero le strategie multisensoriali usate per illustrare e concettualizzare il suono
Per esempio il primo suono è /s/
La frase usata è THE SNAKE IS IN THE GRASS
che è molto strategica sia per il suono iniziale di “snake” , che ha una forma che ricorda la lettera <s> (mimata con un gesto), sia per il suono finale di grass (che viene rilevato come un sibilo, e ricorda ancora il serpente)
Non tutte le frasi sono altrettanto chiare ed evocative, ma questo esempio spiega bene il metodo multisensoriale.
Lo sviluppo del metodo Jolly Phonics negli anni
Jolly Phonics non si propone come un metodo solo per insegnare la fonetica, ma un metodo omnicomprensivo che va dall’insegnamento della consapevolezza fonologica alla scrittura compiuta, anche formale.
Ovviamente, è un metodo che è nato in UK e si rivolge a classi di studenti madrelingua inglese.
Questa è la suddivisione del suo sviluppo negli anni:
| Stadio | Età | Argomenti (selezione) |
| 1 | 4-5 anni | Insegnamento dei fonemi scrivibili con singola lettera. Blending e lettura (livello “early reader”) di brevi parole, anche organizzate in frasi minime con illustrazioni. Insegnamento di un gruppo di tricky words “a vista” |
| 2 | 5-6 anni (prima elementare) | Insegnamento strutturato delle vocali. Digrafi. Fenomeni fonetici legati all’incontro di consonanti (plurali, terza persona singolare) Alfabeto |
| 3 | 6-7 anni | Verbi irregolari Comparativi e superlativi (fenomeni fonetici e ortografici) La sillaba ortografica |
| 4 | 8-9 anni | Insegnare a scrivere: come si usa la punteggiatura. Il paragrafo. Soggett vs Oggetto nella frase |
| 5 | 9-10 anni | Analisi grammaticale Lettere silenti |
| 6 | 10-11 anni | Lo shwa Training di scrittura formale ed informale |
Uso del metodo Jolly Phonics per italiani
Jolly Phonics è molto usato in certe istituzioni bilingui in italia (per esempio, nell’ambito del programma BEI Lombardia, opure nelel scuole private bilingui o anche in alcuni corsi pomeridiani di inglese)
Tuttavia, secondo me, si devono fare dele valutazioni importanti prima di decidere se usare questo metodo con i bambini italofoni.
Cominciamo dai pro:
- l’approccio è multisensoriale e giocoso, quindi adatto ad un impatto “morbido” con un tema molto ostico, o almeno percepito come tale: la fonetica inglese
- le canzoncine sono di dominio comune, e quindi facili da cantare per i piu’.
- la fonetica è importante ed è positivo che esistano programmi strutturati per guidare i docenti nell’insegnarla sin da piccoli. Questo approccio è molto strutturato e ha tantissimo materiale (poster, quaderni, libri…), nonchè dispone di programmi di training facilmente accessibili anche in Italia (non solo online, ma tramite delle agenzie anche in presenza sul territorio)
Tuttavia, ci sono (parere pertsonale) anche dei contro:
- le parole usate non sono adatte a bambini italofoni. I vocaboli non comuni si incontrano sin dalle prime unità.
- il programma di consapevolezza fonetica è troppo accelerato e dà per scontato che i nbambini già abbiano fatto un training informale o comunque abbiano capacità di consapevolezza fonologica globale in inglese
- Non tutte le frasi ed esempi sono univoci. La multisensorialità è molto bella e le canzoncine cantabili (brevi e semplici), ma se il focus è il suono fonetico alcuni esempi confondono, cosi come le illustrazioni (che non sono sufficientemente chiare ed univoche)
- le canzoncine si ripetono con diversi suoni fonetici, ingenerando confusione

Dicono di noi
Ho partecipato al corso on line ed ho apprezzato la quantità e validità dei materiali messi a disposizione: video, articoli di approfondimento, con spiegazioni chiare e idee concrete da applicare in classe.
Laura Tasca
Non è una fruizione passiva in quanto le esercitazioni a fine unit danno l’occasione di ripensare a quanto letto e ascoltato per tradurlo in pratica.
Ottimo anche il supporto tramite e-mail, le risposte sono veloci ed esaustive.
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Considerazioni generali sull’uso di Jolly Phonics con studenti italofoni
E’ evidente che l’impostazione anglosassone è molto diversa dalla nostra e quindi applicare in toto questo metodo in Italia è difficile, ci saranno sempre parti da cambiare, adattare o proprio espungere.
In primo luogo, leggendo il metodo e le fasi, salta agli occhi che per applicarlo alla lettera, manca mediamente nei bambini la competenza linguistica necessaria (prima di imparare a leggere e scrivere, ma anche a riconoscere i fonemi, i bambini devono conoscere la lingua nella sua forma orale). Questo metodo lo sconsiglierei espressamente a chi non ha ache fare con bambini veramente bilingui.
Ma ci sono anche dei concetti culturali di base (oltre che meramente linguistici) che sono profondamente diversi. Nel mondo anglosassone, il suono e la lettera vengono insegnati assieme, ed è normale che la literacy sia insegnata già alla scuola di infanzia.
Nella nostra impostazione, invece,la conoscenza orale e metafonologica precede la simbolizzazione quindi i bambini vengono introdotti al concetto di lettera solo a cavallo tra la scuola di infanzia e la scuola primaria.
L’altra cosa che notiamo è che , in questo metodo, i bambini vengono istruiti con una velocità impressionante: i bimbi di 4-5 anni dovrebero imparare tutti i fonemi (e grafemi) in un solo anno scolastico. Questo non è compatibile a mio avviso con il fatto che i bambini italiani non conoscono (non discriminano quindi, nè sanno riprodurre) tutti i 42 fonemi dela lingua inglese, (perchè in italiano i suoni fonetici sono solo 30! Quasi il 50% in meno!)
Altre piccole considerazioni, che sembrano poco influenti, ma che parlano di minimi “conflitti” culturali, che in un bambino possono fare la differenza:
- noi italiani siamo abituati a imparare a leggere con lettere presentate alfabeticamente, mentre nel metodo Jolly Phonics, l’alfebeto in ordine è obiettivo del secondo anno.
- Noi cominciamo con il maiuscolo, gli inglesi (e quindi il metodo Jolly Phonics) con un particolare font corsivo)
- noi italiani lavoriamo molto sulla sillaba come mattone della lettura, il concetto di sillaba (ortografico, non fonetico) è presentato molto in là nel metodo Jolly Phonics
- La gran parte delle parole ad alta frequenza è non leggibile foneticamente e quindi va nelle “tricky words”, ma le tricky words sono presentate alla fine del percorso fonetico e ciò ritarda la presentazine di parole assai comuni come i numeri o i giorni della settimana
Dal punto di vista proprio dell’applicabilità del metodo, segnaliamo che molti fonemi con valore distintivo in inglese sono presenti e pronunciabili dagli italiani, ma non hanno valore distintivo (sono varianti , magari locali, del medesimo fonema)
Questo ingenera confuisione e quindi per concettualizzare il singolo fonema è necessario rallentare molto il training.
All’interno del sistema dekl synthetic phonics ci sono dei grafemi (“oo” e “th”) che rappresentano suoni diversi. Questo è molto difficile da spiegare ai bambini.
E’ vero che il programma viene costantemente rinforzato negli anni grazie al fatto che è inscritto in un training che si sviluppa in modo verticale dalla scuola di infanzia alla scuola media, tuttavi risulta evidentemente inapplicabile in modo letterale, perchè prevede di lavorare sulla corrispondenza fonema/grafema su bambini che non conoscono i fonemi inglesi in modo approfondito.
I bambini non bilingui, non sono ancora neppure in grado di riconoscere le parole all’interno delle frasi (per un bambino che non sa l’inglese, whatsyourname è una stringa unica, in cui in primo luogo si deve imparare a suddividere le parole e poi i suoni)
Uso del training Jolly Phonics con gli studenti dislessici
Alcuni docenti usano metodi come Jolly Phonics con studenti che hanno dislessia. Il motivo è questo: poichè spesso gli studenti con DSA hanno un deficit fonologico (per esempio, fanno fatica a percepire e discriminare i singoli suoni fonetici)
L’idea per cui uno studente che ha un accesso fonetico problematico beneficia di un training strutturato sulla fonetica è buona. Di fatto, questi training sui phonics aiutano gli studenti con DSA. Tuttavia, non consiglierei Jolly phonics per questi motivi:
- è troppo difficile per i piccoli, è troppo infantile con i grandi
- non è DSA friendly (i libri sono difficili e non hanno accortezze grafiche per DSA)
- le illustrazioni e i gesti non sono univoci e possono aumentare , anzichè diminuire, la confusione
- non è specifico per italiani: l’insegnante dovrebbe fare un grosso lavoro di adattamento per selezionare i fonemi piu’ ostici per il parlante italofono e ovviamente, in seconda battutra, per lo studente con DSA che sta curando. Fare tutti i fonemi, con un bambino o ragazzo che già li conosce, è lungo e inutile. Il consiglio è di concentrare il training su quelli che effettivamente non sono riconosciuti e concettualizzati efficacemente.

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