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Insegnare Inglese ai Bambini

 
Insegnare Inglese ai Bambini

Natural Approach nell'insegnamento dell'inglese

Insegnare le lingue ai bambini

Insegnare le lingue ai bambini è una bellissima sfida. I bambini sono programmati per imparare le lingue, ma mano a mano che crescono le modalità di acquisizione e apprendimento cambiano e si rende necessario per l'insegnante proporre degli stimoli intensivi per poter ottenere risultati duraturi e soddisfacenti.

Perchè questo accade?

Se noi siamo insegnanti di inglese per bambini, dobbiamo tenere in mente che un bambino ha un cervello in crescita. Il cervello dei bambini è molto plastico, e lo è particolarmente negli anni della tenera età.

La plasticità del cervello, ovvero la sua grande capacità di cambiare e adattarsi agli stimoli che riceve, è un grande alleato dell'insegnante di inglese: infatti, se l'insegnante è in grado di offrire stimoli ripetuti nel tempo con regolarità, e con la giusta intensità (anche emotiva), il bambino sarà in grado di fare progressi molto veloci.

Si sa infatti che insegnare l'inglese ai bambini piccoli funziona: abbondano gli asili nidi inglesi o bilingui o i corsi per i toddlers (bambini da 1 a 3 anni) e molti incoraggiano i genitori a parlare in inglese ai bambini, se ne sono in grado.

Pochi tengono conto dell'altro aspetto implicato dalla plasticità del cervello: il cervello è fatto per imparare ciò che gli serve. Si modifica per esaltare ciò che gli serve, e mette in secondo piano ciò che non usa. Per questo, tende ad avere una spiccata preferenza per la lingua madre. Se la seconda lingua non è sufficientemente presente nella routine, il bambino non la impara.

Qual è il momento migliore per insegnare le lingue ai bambini?

I bambini sentono le lingue sin dal grembo materno.

Un neonato è naturalmente predisposto per ascoltare le voci e un lattante è virtualmente in grado di discernere i fonemi di tutte le lingue del mondo. A 18 mesi, però, questa flessibilità di orecchio è già diminuita sensibilmente, e il bambino distingue bene i suoni della lingua madre, ma molto meno bene i suoni delle altre lingue. Questo processo è normale conseguenza della plasticità del cervello, che si specializza su ciò che sente ogni giorno.

Per mantenere viva la capacità del cervello di percepire i suoni delle altre lingue (che è fondamentale per pronunciare bene i suoni delle altre lingue), è necessario allenare il bambino con continuità.

Il lavoro sul cervello che un bimbo fa è incredibile: ogni giorno nuove "strade" si creano , si consolidano o si perdono nel suo cervello. Per questo, non basta che un bambino piccolo ascolti l'inglese tutti i giorni, ma anche per diversi anni con continuità.

Per uscire di metafora, non basta mandare un bambino all'asilo nido bilingue per garantirsi che sappia l'inglese da adulto! E'assolutamente vitale che gli stimoli continuino ad esserci, ed essere significativi e regolari, per tutta l'infanzia e adolescenza.

Quindi, per rispondere alla domanda che ci siamo posti nel titolo di questo paragrafo: quando è il momento migliore per insegnare le lingue?

La risposta è articolata:

  • il momento di massima sensibilità è la tenerissima infanzia
  • ma piu' è piccolo il bimbo, piu' continuativo e regolare lo stimolo deve essere(perchè il cervello è plastico al massimo grado e risponde agli stimoli importanti e continui)
  • per la medesima non si può abbandonare lo stimolo con la crescita del bambino

Quindi la risposta migliore che possiamo dare è che non si deve pensare all'insegnamento dell'inglese ai bambini in termini di "momento" , bensì in termini di PROCESSO.

L'insegnamento delle lingue è un processo educativo, e come takkle deve essere articolato e duraturo, adattandosi alla crescita del bambino.

Sviluppo linguistico e maturazione dei sensi

Una delle cose che dobbiamo tenere presente nell'impostare l'insegnamento linguistico è che il bambino cambia, matura, da tutti i punti di vista.

Una delle cose da tenere in conto è che i sensi del bambino cambiano e cosi la sua relazione con il mondo, mano a mano che cresce e acquisisce nuove abilità.

Un neonato vede solo da vicino e ha due sensi maggiormente spiccati: l'udito ed il tatto.

Mano a mano che la vista matura, il lattante e poi bimbo piccolo usa di piu' gli occhi. Tuttavia, mentre per un adulto la vista è di grand lunga il senso più' usato per acquisire informazioni, per un bimbo in tenera età il senso del tatto e del suo corpo in generale (il senso propriocettivo), è veramente molto importante.E cosi, l'ascolto.

Queste consapevolezze ci devono guidare nella scelta degli stimoli adatti al bambino, secondo le sue tappe di maturazione. Un bimbo in età da nido sarà quindi molto sensibile a esperienze tattili, o multi sensoriali che coinvolgano musica e movimento.

Mano a mano che il bambino cresce, impara ad esplorare lo spazio attorno a se. La vista cambia nel suo significato per il bambino non appena comincia a camminare con sicurezza. Un bimbo di 2 o 3 anni per esempio, potrebbe apprezzare percorsi motori con contrassegni colorati e sfide motorie alla sua altezza.

Con i bimbi, insegnare la lingua non può essere una azione disgiunta dall'accompagnamento alla crescita. Lo sviluppo delle sue competenze linguistiche va di pari passo con lo sviluppo delle sue competenze sensoriali e motorie (del resto, imparare a parlare è imparare a fare dei sottili e sofisticati movimenti).

La lezione di inglese per bambini della scuola di infanzia, non può essere statica. Muoversi, giocare, reagire a stimoli colorati, stimoli musicali, stimoli ritmici è ciò che i bambini necessitano. Farlo in inglese è una delle scelte possibili. Il bambino fino ad una certa età, comprende i comandi soprattutto guardando la maestre e gi compagni. Non avrà problemi quindi se gli ordini gli sono impartiti in inglese.

Multisensorialità nell'insegnamento dell'inglese

Movimento e TPR

Musica e Ritmo

Fonetica

Ampliamento del

 

IL “NATURAL APPROACH” E LA SUA APPLICAZIONE NEI CORSI DI INGLESE PER BAMBINI

 

lezioni di inglese per bambiniCome Scuola di Lingue, ci riconosciamo nel metodo comunicativo e nell’approccio umanistico-affettivo descritto dal grande linguista statunitense Stephen Krashen.

Noi crediamo che sia importante, nella pianificazione delle lezioni di inglese per bambini:

•    Creare una motivazione di tipo affettivo: un rapporto di amicizia, complicità ed affetto con l’insegnante è la rima molla ad imparare.
•    Creare dei corsi di inglese con una metodologia che tenga conto dei meccanismi naturali dell’apprendimento naturale delle lingue nell’infanzia (ripetizione spaziata, risposta gestuale, insegnamento per frasi e non per singole parole, gioco educativo)
•    Creare dei corsi di inglese che permettano la crescita costante, ma controllata del bagaglio dello studente (Krashen lo chiama “+1”, ovvero la creazione di un programma che aggiunge un input per volta, che si renda comprensibile e significativo nel contesto senza bisogno di traduzione. La creazione di un programma basato sulla Language Aquisition Theory  di questo tipo richiede esperienza e molto lavoro da parte dell’insegnante, soprattutto per i bambini piccoli e i principianti, ma è fondamentale per la creazione delle abilità linguistiche)
•    Creare dei corsi di inglese che permettano partecipazione attiva da parte dello studente. Il grande demerito delle lezioni frontali è limitare l’utilizzo da parte degli studenti della lingua, ma la conoscenza linguistica si consolida solo attraverso l’uso. Krashen raccomanda la forma dialogica, per quanto semplice, come strumento della lezione. Per questo, nelle nostre lezioni il gioco ha spesso la forma di simulazioni e giochi di ruolo.

 

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