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Sperimentazione CLIL nella scuola primaria

Articolo da parte di una docente di scuola primaria

SPERIMENTAZIONE NELLE SCUOLE PRIMARIE DELLA METODOLOGIA CLIL, DIDATTICA INNOVATIVA DELL’INSEGNAMENTO DELLA LINGUA STRANIERA.

Pubblichiamo questo articolo scritto da Maria Laganà

Maria Laganà e' dottoressa in Pedagogia e Consulenza Pedagogica e Ricerca Educativa. Insegnante di Scuola Primaria. E-mail: [email protected]

 

Una buona prassi di apprendimento della Lingua Inglese.

La mia sperimentazione della metodologia CLIL (il termine fu introdotto da David Marsh e Anne Maljers nel 1994, è l’acronimo di Content and Language Integrated Learning, cioè apprendimento integrato di lingua e contenuto) ha preso avvio negli ultimi due Anni Scolastici.

Ha coinvolto oltre un centinaio di alunni delle Scuole Primarie, dapprima delle classi IV e V e, in seguito, delle classi III, di un Istituto Comprensivo Statale di una città di provincia del Piemonte.

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La progettazione di un percorso CLIL è stata dettata dalla convinzione che gli alunni avrebbero potuto utilizzare la lingua straniera, in un contesto ludico e concreto facilitante, promuovendo lo sviluppo delle competenze disciplinari e linguistiche, attraverso un’ interazione e una partecipazione attiva, con un apprendimento olistico e globale (A. Pinter, 2006).

Essi hanno potuto sperimentare, così, la Lingua Inglese, abbinata a una disciplina veicolare, in particolare educazione motoria e scienze, coniugando la lingua e i contenuti in un processo di apprendimento integrato, attraverso il quale “il CLIL può offrire ai giovani di qualsiasi età una situazione in cui si sviluppa spontaneamente l’uso della lingua straniera” (G. Langè, 2016).

La pianificazione delle attività è stata supportata da quelle che vengono definite le “4C” (Coyle, 2007; Coyle et al., 2010), cioè il contenuto (content), la comunicazione (communication), la cognizione (cognition) e la cultura (culture).

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A tal proposito, sono stati inseriti nella progettazione curricolare dei moduli didattici CLIL della durata media di venti ore, con lesson plan definite da obiettivi temporali limitati e raggiungibili, seguendo le Indicazioni Nazionali.

Sono stati delineati i traguardi e le finalità che gli alunni devono raggiungere, per promuovere e sviluppare conoscenze e abilità, attraverso l’utilizzo del linguaggio specifico proprio delle discipline esaminate.

L’approccio didattico innovativo agli argomenti ha favorito lo sviluppo di tutte le abilità mentali, cognitive e metacognitive, con la consapevolezza di poter operare in contesti culturali diversi.

Similmente, Meyer (2010) aveva proposto una piramide CLIL, per visualizzare il processo di realizzazione di un’unità di apprendimento, step by step, attraverso anche degli esempi operativi.

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Le attività didattiche svolte sono state diversificate e graduate con vari livelli di codici verbali. L’insegnante ha fornito delle definizioni o proposto delle domande, per stimolare i processi cognitivi, con l’ausilio di diverse strategie didattiche, tra cui lo scaffolding (impalcatura), cioè il supporto che il docente fornisce allo studente, per favorirne il processo di apprendimento, tenendo conto dei diversi stili cognitivi, fino a quando questi diviene autonomo nello svolgere il compito assegnatogli.

Ciascuna unità di apprendimento prevedeva l’uso di un brainstorming iniziale, relativo a ciò che gli alunni conoscevano riguardo all’argomento presentato. L’ausilio di supporti non verbali, come le mappe concettuali, che permettono di identificare le parole chiave, hanno rinforzato la conoscenza pregressa e l’hanno arricchita di quella nuova.

Altresì, l’utilizzo delle tecnologie e dei materiali multimediali (LIM, audio, video, presentazioni in Power Point) hanno aperto agli studenti una “finestra” verso la comunicazione e visualizzazione della Lingua Inglese, in modo da facilitarne la comprensione.

L’organizzazione collaborativa della classe, in coppia o in gruppo, ha favorito la comunicazione e la produzione orale. La progettazione rigorosa di ciascuna unità di apprendimento ha fatto la differenza, poiché “ogni fase si appoggia sulla precedente e prepara la successiva, sino al prodotto finale” (Barbero et Graziano, 2014).

In effetti, i discenti hanno dimostrato, di volta in volta, interesse e curiosità per le varie attività che sono state presentate loro, esprimendo soddisfazione, gradimento e sorpresa per apprendere delle tematiche in lingua inglese, attraverso un percorso didattico “diverso” da quello tradizionale, arricchendo il proprio bagaglio culturale, attraverso il tempo per la discussione condivisa, dando dei feedback alla fine del modulo CLIL. Mai, essi avrebbero creduto, e – forse neanch’io! – di poter “fare ginnastica” in lingua inglese!

Anche chi all’inizio si era dimostrato scettico e restio, cammin facendo, si è ricreduto. Inoltre, la variegata tipologia di giochi ed esercizi, scelti e preparati con cura, a seconda dell’argomento trattato, hanno favorito un coinvolgimento partecipativo e hanno migliorato il clima collaborativo dei singoli all’interno delle classi, aumentando la motivazione e facendo acquisire loro maggiore fiducia in se stessi, anche nell’espressione orale in inglese.

L’apprendimento si è dipanato in modo giocoso e divertente; il tempo a disposizione “è volato”, tant’è che i piccoli alunni si sono rammaricati, talvolta, di come si fosse giunti così velocemente alla conclusione.

Tuttavia, nella fase di stesura del diario di bordo sono emerse delle criticità significative, sulle quali giova riflettere, per analizzare le variabili che sono intervenute a influenzare, in alcuni casi, i risultati attesi. Infatti, i miei alunni della stessa età e paese, quindi provenienti dagli stessi centri di aggregazione culturale e sportivi, di uno stato sociale simile, ma frequentanti due scuole diverse, distanziate di appena qualche chilometro, hanno recepito il CLIL in modalità contrastante; gli uni arricchendolo, gli altri andando a renderlo scarsamente produttivo.

Quali fattori influiscono, quindi, sulla realizzazione di un’attività CLIL?

Balboni (2015) riteneva che “chi resta legato ai propri ruoli sociali, chi privilegia la competitività, chi è indifferente alle reazioni dei compagni e è indisponibile a collaborare impara la lingua peggio e con più fatica di chi ha l’atteggiamento opposto”.

Pertanto, le motivazioni, che decretano il successo formativo di un percorso CLIL, dipendono, anche, dalla capacità di acquisizione della consapevolezza degli studenti di essere artefici e co-protagonisti, insieme agli insegnanti, di un processo di co-costruzione del proprio percorso culturale, verso una dimensione multiculturale e internazionale.

Purtroppo, esistono ancora delle rigidità verso la lingua straniera da parte di alcuni strati di popolazione scolastica, provenienti da un contesto familiare che, forse, non la conosce e, quindi, nemmeno la reputa ancora prioritaria.

Succede che essa sia considerata una “Cenerentola”, rispetto alle altre discipline e, nonostante l’impegno di molti docenti in progetti sperimentali, non sia percepita, come un traguardo significativo del proprio processo di apprendimento.

Su questo problema, recenti studi hanno evidenziato la selettività (Bruton, 2011) e la difficoltà di estendere il CLIL a tutti, in particolar modo agli alunni in difficoltà (Netten, Germain, 2009; Apsel, 2012). Personalmente, ho sì riscontrato nella Scuola Primaria una certa difficoltà ad aprirsi all’innovazione da parte di chi, a priori, rifiuta la lingua straniera, ritenendola incomprensibile, ma, viceversa, ho addirittura anche osservato come alunni con bisogni educativi speciali abbiano condiviso con il gruppo classe le varie attività ludiche e abbiano interagito nella comunicazione orale, favorendone la loro inclusività.

I benefici di questa innovativa pratica metodologica di insegnamento sono suffragati da numerosi studi e ricerche scientifiche, a livello europeo e internazionale. Essi sottolineano come l’introduzione di nuove strategie nel processo di insegnamento-apprendimento, favorisca l’acquisizione e lo sviluppo delle competenze degli studenti della lingua straniera dal punto di vista comunicativo, beneficiando dall’essere esposti al linguaggio orale in lingua anche nella disciplina non linguistica, di cui ne apprendono contemporaneamente i contenuti.

Considerati i soddisfacenti risultati che ho ottenuto, auspico che anche l’insegnamento di altre discipline scolastiche sia svolto nella Scuola Primaria, con la metodologia CLIL, proprio per offrire l’opportunità agli studenti di apprendere una materia tramite un’ ottica educativa diversa da quella tradizionale, tramite un percorso innovativo, ma non antitetico a quello classico, seppur utilizzando nuove modalità di “fare scuola”.

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