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Sei un buon insegnante di inglese? Scoprilo con il questionario!

Uno studio rivela le doti del buon docente di inglese

Questo articolo è stato scritto da Ilaria Venagli, laureanda presso l'Università Ca' Foscari di Venezia.

SONO UN BUON INSEGNANTE? SCOPRILO CON IL QUESTIONARIO

Questionari: materiale scientifico a portata di mano – una linea guida per il loro utilizzo.

Introduzione

Questo articolo si propone di fornire una linea guida approfondita per la stesura di un questionario, chiarire l’etica da tener presente quando lo si sottopone ed elencare i diversi metodi per trarne delle conclusioni utili e – soprattutto – valide, affidabili ed efficaci. Ciononostante per quanto una spiegazione tecnica e poco articolata – perdonate se pedante – risulterà probabilmente necessaria, credo sia giusto spiegare in parole povere quello che è, nella pratica, un questionario.

Sono un buon insegnante? Credo che la domanda sia ora spontanea; è necessario capire quale sia la chiave per capire come accedere a questo mondo vasto e immenso, peculiare e singolare: la mente.

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Sicuramente non possiamo sperare in un manuale linee guida che forniscano regole precise per imprimere nella loro mente tutta la conoscenza che – come insegnanti – speriamo di trasmettere loro. Ogni studente è singolare – prova sensazioni singolari, apprende in maniera singolare: è originale.

Se è originale deve, per forza, essere l’origine di qualche cosa: lo spunto per l’elaborazione una nuova tecnica di insegnamento, magari più efficace, o di una nuova strategia di apprendimento. Questo è lo scopo della ricerca in ambito pedagogico e didattico – la glottodidattica indaga insieme la didattica e la linguistica; i fenomeni sintattici che comandano la produzione e la comprensione di una lingua, i processi di comunicazione e la potenza del linguaggio.

La didattica comprende tutto quello che riguarda la vastità della mente umana applicata all’apprendimento: come pensiamo? Come elaboriamo? Si arriva poi all’applicazione concreta – tecniche, teorie e metodologie di insegnamento che comprendono la rivalutazione di una figura essenziale in questo magico e life-long cammino di apprendimento: la figura dell’insegnante, colui che imprime.

È fondamentale sapere come accedere alle menti dei propri studenti e una chiave ideale sono i questionari: un insieme di item che indagano uno specifico argomento per ottenere delle risposte quantificabili in dati che producano risultati dai quali sia possibile trarre conclusioni concrete e discutibili – per introdurre i pochi termini “scientifici” che verranno usati in seguito.

In parole povere? Un insieme di domande che riguardano uno specifico argomento – ci si può focalizzare sull’apprendimento di una singola materia o chiedere feedback sul gradimento di una determinata abilità duratura nel tempo – magari una novità, una nuova tecnica di insegnamento che volete applicare quest’anno? L’efficacia delle vostre lezioni, di progetti e perché no – la loro opinione sugli insegnanti. Anonimi, per etica – affidabili, per la ricerca – la ricerca della vostra chiave.

Con il questionario si utilizza tendenzialmente una scala Likert di accordo/disaccordo – (Strongly )disagree, agree o neither –anche la non risposta, nell’analisi, può essere interpretata come risposta. Questo sta a voi. Spero che questa sia sufficiente come motivazione per continuare a leggere: sono gli insegnanti ad avere il compito di mantenere attiva la motivazione dei propri studenti – un questionario potrebbe aiutarvi a capire come fare.

Le fondamentali da non dimenticare

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È fondamentale tenere presente che i questionari indagano pensieri e opinioni tramite domande – devono rispettare di conseguenza un certo grado di generalità e standardizzazione.

Grado di generalità: i dati raccolti possono variare e questo può dipendere da diversi fattori, culturali o semplicemente spazio-temporali. Pertanto, un buon questionario funziona e garantisce un grado di standardizzazione – uguaglianza di condizioni – se da questo è possibile ottenere risultati valutabili sia se posto a inizio o fine anno. Questo è uno spunto interessante, se interessati a valutare l’apprendimento di una classe nel corso di un intero anno scolastico si suggerisce di porre lo stesso questionario a inizio e fine percorso.

È però cruciale che venga rispettata una certa etica – sia nella formulazione delle domande che nella somministrazione stessa dello strumento di ricerca, che approfondiremo in seguito.

La struttura I questionari hanno una struttura – di nuovo – standardizzata, che prevede un insieme di item, ovvero domande che non sempre però sono poste in forma interrogativa. Infatti, spesso i questionari affiancano affermazioni alle quali il rispondente deve rispondere esprimendo un certo grado di accordo o disaccordo - agree, disagree ecc. – questo fa si che i dati siano quantificabili e tabulati con valori numerici.

Le domande possono anche essere non verbali (es. uso di immagini) ed è necessario che si rispettino le seguenti variabili: - È bene suddividere le domande in precise categorie - L’ordine di presentazione delle domande è fondamentale.

Infatti, una domanda potrebbe influenzare la risposta alla domanda successiva innescando l’effetto priming. - Le domande poste devono essere pertinenti all’area di indagine.

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Il numero di domande e la loro lunghezza deve essere idonea allo strumento proposto – una domanda posta tramite una proposizione lunga e articolata potrebbe perdere la propria efficacia e non risultare comprensibile al rispondente. - Rispettare l’etica significa anche non porre domande soggettive o intrusive. Ciononostante, è possibile che un questionario abbia sia item chiusi che item aperti. Gli ultimi – riguardanti opinioni e pensieri soggettivi – è bene che siano posti alla fine. Questo ci collega all’importanza delle risposte date. È bene essere consapevoli dei cosiddetti effetti risposta – “distorsioni” che sono presenti nelle risposte date dai soggetti o, come già detto, nelle non risposte – è compito di colui che indaga decidere se valutare o meno una risposta non data come dato statistico dal quale trarre conclusioni.

In ricerca si parla inoltre di response BIAS – ovvero il rispondere discostandosi dal contenuto vero e proprio della domanda posta. Questo può essere dovuto ad un item ingannevole o non correttamente posto – un altro fattore causa di questi BIAS è la tendenza del rispondente o ad essere tendenzialmente d’accordo con qualsiasi item – agree! – o a dare un’alta percentuale di risposte estreme.

Come costruire? Tenendo presenti le fondamentali della struttura e degli item proposti, è bene seguire questi pochi passaggi nella costruzione e stesura dello strumento con il quale intendiamo indagare l’efficacia del nostro metodo di insegnamento o le impressioni dei nostri studenti a proposito del nuovo progetto scolastico in corso.

È sempre bene stendere una prima versione (1) e solo successivamente rivalutarne il contenuto e gli scopi precisi, così da stendere una versione definitiva (2).

Questa versione, successivamente, deve essere spiegata – i soggetti devono seguire precise istruzioni (3) così che i dati raccolti derivino da uno strumento affidabile. Per valutare se sia stato o meno prodotto uno strumento funzionale per la ricerca in corso, è bene sottoporre il gruppo target di riferimento ad un pretest (4).

Questa fase aiuta a capire se il tempo di somministrazione rispetta o meno gli standard – anche questo aspetto è fondamentale, un buon questionario non richiede un tempo di compilazione esteso altrimenti di rischierebbe di influenzare le risposte. Inoltre, il ricercatore ha l’opportunità di valutare, in fase di pretest, se tutti i contenuti proposti rispettano l’etica – vale a dire, se le domande non sono troppo soggettive, delicate, suggestive o poco comprensibili.

Somministrazione

La somministrazione vera e propria dello strumento prevede una fase prima di addestramento dell’intervistato – è bene, soprattutto in contesti scolastici, che il soggetto sia motivato a rispondere in maniera oggettiva e per farlo, deve essere consapevole degli scopi del questionario. Inoltre, soprattutto se si ha a che fare con strumenti minorenni, è necessario ricevere il consenso per la somministrazione dello strumento di ricerca.

Seguono alla somministrazione l’interpretazione e la valutazione dei punteggi dei questionari.

Risultati e discussione

Qualsiasi articolo scientifico termina con questi due importanti paragrafi: risultati e discussione.

Lo scopo vero e proprio – pertanto – di ogni ricerca.

Ecco perché la tabulazione e la discussione dei dati richiedono delle attenzioni particolari e una grande precisione. 

  1. Si parla di tabulazione di dati e può essere svolta tramite il foglio di lavoro Excel – procedura molto semplice che prevede di inserire quante risposte sono state date – agree or disagree and so on – per ogni tipo di item. Chiariamo con un esempio. Se il questionario sottoposto prevedeva 30 domande (item) e avete sottoposto lo strumento a 20 studenti appartenenti alla stessa classe, potrete creare una tabella Excel nella quale ad ogni riga corrisponde un item e ad ogni colonna uno dei questionari sottoposti come nell’esempio sottostante:
ITEM Soggetto 1 Soggetto 2 Soggetto 3
1      
2      
3      

Successivamente, è necessario inserire in ogni cella le risposte date da ogni soggetto – ma, per poter tabulare i dati di modo che sia possibile una loro codifica, è bene assegnare un valore numerico ad ogni risposta.

Se nel questionario chiediamo di rispondere strongly disagree, disagree, neither agree nor disagree, agree and strongly agree – come tipicamente accade, allora si può procedere assegnando alla risposta strongly disagree valore 1 per arrivare a dare valore 5 all’affermazione strongly agree.

In questo modo– dopo aver verificato che i dati siano validi e fedeli – si può procedere all’applicazione di diversi calcoli statistici (elementari e alla portata di tutti, soprattutto con l’aiuto del foglio di calcolo).

Si può procedere in due modi: 

  • Calcolo di media, mediana e deviazione standard – tipici della statistica descrittiva
  • Calcolo percentuale di risposte per ogni item – i quali, nel processo di analisi, possono anche essere divisi per categoria. Excel permette poi, sulla base delle percentuali fornite per item o gruppo di item, di creare dei grafici (tendenzialmente si suggerisce di creare grafici a barra) che permettono un’immediata visione del fenomeno indagato.

Tale interpretazione dei dati si traduce nell’interpretazione del fenomeno vero e proprio – aiuta a capire quali aspetti funzionano e non funzionano riguardanti un fenomeno specifico, aiutano a comprendere l’efficacia di tecniche, progetti e strategie di insegnamento innovative: delle quali abbiamo sempre più bisogno. Aiutano a rispondere alla domanda: sono un buon insegnante?

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