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Inglese, la lingua franca che porta Speranza in Ucraina

Un articolo importante, che racconta di una esperienza di solidarietà

Questo articolo è stato scritto da Giulia Chiorino, insegnante di inglese che abbiamo avuto la fortuna di conoscere durante i nostri corsi di formazione per insegnanti. Giulia ha voluto condividere con noi questa storia, che è un piacere pubblicare! Spero che questo articolo possa, nel suo piccolo, contribuire a portare un aiuto per raccogliere i fondi necessari alla scuola! Non credo che esista un aiuto più' concreto e lungimirante ad una comunità che dare un aiuto ai bambini a studiare. GRAZIE GIULIA!

 

Volando ad est per poco più di due ore, si arriva a Kiev, capitale dell'Ucraina, Paese ancora pressoché ignorato dal turismo globale.

Personalmente io stessa non conoscevo nulla di questa nazione prima del maggio scorso, quando ho deciso di partire come volontaria aderendo ad un progetto che mirava a dare supporto nell'insegnamento dell'inglese in una delle tante scuole dell'Ucraina.

Una mattina di tarda primavera, scorrendo facebook, mi sono soffermata su un post del “British Council” che promuoveva la chiamata di “Go Camp”, associazione ucraina che recluta ogni anno volontari che sappiano parlare fluentemente inglese, francese e tedesco e che organizza brevi “summer camp” in una di queste lingue.

Un volontariato non ordinario, dunque, molto affine alle mie inclinazioni personali che mi ha convinta subito proprio per la mission di fondo: abbattere le barriere linguistiche che ancora isolano il Paese.

La storia dell'Ucraina è pesante e decisamente segnata da una drammatica dominazione dalla quale, a fatica, la nazione cerca di riscattarsi.

Lo fa puntando sui giovani, sui giovanissimi a dire il vero. La partecipazione al campus estivo è, infatti, prevista per i bambini a partire dai 6 anni.

Nel “Gymnasium of Berehovo” istituto che porta lo stesso nome della cittadina al confine con l'Ungheria dove ho insegnato, su un totale di 180 iscritti al camp, c'erano ben 18 scolaretti che avrebbero frequentato la prima elementare a settembre.

Bimbi curiosi e desiderosi di imparare, di comunicare con chi arriva da lontano e non parla la loro stessa lingua.

I giovani sono una risorsa, l'inglese è una risorsa e questo è chiaro in Ucraina dove è impensabile spostarsi da un paesino all'altro senza “google traduttore” a darti sostegno quando devi chiedere al controllore qual è il giusto treno da prendere.

Poco alla volta le nuove generazioni apriranno l'Ucraina al mondo, così come già è stato per altri luoghi. Adesso, però, c'è ancora molto da fare e questi ragazzi non hanno una vera guida.

Certamente hanno internet, ma mancano risorse immediate e fruibili, necessarie nel breve termine. Nella comunità dove ho prestato servizio, così come nel Paese stesso, gli standard di vita sono paragonabili a quelli dell'Italia di 50 anni fa.

Qualcosa che molti di noi, neppure possono ricordare. Il “Gymnasium di Berehovo”, la mia scuola in Ucraina, ha innumerevoli mancanze e ho deciso di farmi portavoce di questi bisogni.

Prima di concludere la mia esperienza, mi sono interessata di domandare quali fossero gli strumenti fondamentali di cui è carente la scuola.

Ho ricevuto una lista di due pagine che indica gli strumenti utili non sono alla creazione di laboratori, ma anche al miglioramento della didattica di base.

L'importo è piccolo, accessibile, ragionevole.

Decido di parlarne ai colleghi della scuola con la quale collaboro nella mia città, “Università Popolare Biellese” ed insieme creiamo un fundraising denominato “Help Berehovo”.

L'obiettivo di questa campagna corrisponde all'esatto importo indicato nel documento che ho ricevuto dal preside del “Gymnasium” prima di rientrare in Italia.

A poco più di due settimane dal lancio del progetto è già stato raccolto quasi il 20% della cifra totale. La scuola di inglese “Open Minds” da sempre attenta ad una didattica inclusiva, mi dà oggi la preziosa opportunità di scrivere della mia esperienza e di condividere con voi il mio attuale impegno che mi auguro possa trovare così ancora maggior eco e collaborazione.

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