Blog - Inglese scuola primaria

In questa cartella sono inclusi gli articoli che parlano di scuola primaria: si possono trovare articoli inerenti ai vari topics previsti dall'insegnamento dell'inglese nella scuola primaria, oppure possiamo trattare temi inerenti la didattica e le metodologie raccomandate per insegnare l'inglese ai bambini dai 6 ai 10 anni.

Gli articoli qui inclusi vogliono essere di utilità alle maestre della scuola, ma anche ai docenti madrelingua che devono preparare progetti comunicativi per la scuola elementare.

Insegnare inglese alla scuola primaria

Il corso di inglese per bambini è finalizzato a creare e sostenere le abilità comunicative di base nella lingua inglese, con particolare enfasi sull'inglese parlato ed ascoltato.

Gli obiettivi del corso, in modo graduale a seconda della classe di riferimento sono:

•    Creare un vocabolario passivo ed attivo relativo ai topics previsti dalla programmazione del proprio anno
•    Creare un bagaglio di espressioni e frasi modello che i bambini sappiano riconoscere passivamente e poi utilizzare attivamente
•    Aiutare i bambini a prendere confidenza con la fonetica inglese, conoscendo, riconoscendo e manipolando i fonemi (esercizi di consapevolezza fonologica e pronuncia) all’interno delle parole previste dal bagaglio appropriato per la loro età.
•    Sostenere, tramite attività ludiche, l’apprendimento delle strutture grammaticali e sintattiche di base, dando la possibilità di esercitare quanto studiato in un modo gratificante e motivante (role-plays, giochi da tavolo, a squadre o coppie, attività creative e musicali).

Il corso di inglese comunicativo per le elementari è pensato come un supporto di tipo pratico alla didattica tradizionale, imperniato su attività di riepilogo ed esercitazione tramite giochi che portino gradualmente i bambini a comprendere l’inglese parlato. L’interazione nelle nostre lezioni avviene esclusivamente in lingua inglese.

Normalmente i bambini sono in grado di comprendere, più degli adulti, suoni diversi da quelli che sono soliti ascoltare, essendo per loro natura meno dotati di filtri e pertanto più pronti a percepire intonazioni e gesti e ad associarli ai suoni uditi.

Guidati da un’insegnante di madrelingua, che non fa utilizzo della lingua ponte ma che (conformemente con la teoria dei metodi diretti) utilizza tutte le modalità espressive (mimica, gestualità, supporti visivi come le flash cards…) la comunicazione passa attraverso modalità intuitive e creative, non  attraverso la traduzione e la regola.

Abbiamo dedicato specifici articoli ai programmi di ogni anno scolastico:

 

Inglese alla scuola primaria

Tipicamente, il nostro lavoro è esercitare quanto i bambini hanno già fatto con la maestra, ovvero noi creiamo giochi per permettere loro di parlare. Crediamo che questo compito di "esercitatori" sia molto importante, perché i bambini hanno con l'insegnante madrelingua la possibilità di ascoltare la pronuncia corretta dei suoni, assemblare le parole che conoscono in piccole frasi (semplici, ma di senso), esercitandosi in un contesto giocoso. Il fatto che così spesso la nostra lezione sia associata dai bambini al gioco e al divertimento è estremamente positivo: solo nell'atmosfera ludica, in assenza del timore di essere giudicati, scatta la molla dell'acquisizione linguistica.

Un altro dei nostri compiti, è proporre ai bambini la lettura in inglese. Non amiamo farlo in prima elementare: è nostra convinzione che, prima di iniziare a leggere, il bambino debba avere formato un bagaglio almeno passivo di parole e di frasi (noi iniziamo a leggere in italiano dopo averlo esercitato per quasi 6 anni!!). Prima di chiedere ai bambini di leggere un semplice librino, dovremmo sincerarci che siano in grado di comprenderlo se noi lo leggiamo ad alta voce.

La lettura ad alta voce è un'attività per cui bisognerebbe ritagliare in ogni lezione almeno 5 minuti.

Tuttavia, una cosa che è utile fare precocemente è fare fraternizzare il bambino con i suoni della lingua inglese (phonics). Giochi di rime, filastrocche, canzoni sono molto utili, anche prima che il bambino sia sistematicamente alfabetizzato. A questo fine si possono fare giochi con flashcards con sight words o fonemi, e invitare i bambini a giocare associando e scambiando i suoni tra loro: questi semplici giochi (in forma di domino, memory, bingo...) veicolando la phoneme awareness, che è un importante viatico per l'esordio della lettura.

Un obiettivo ambizioso è portare i bambini, dalla terza elementare in su, a leggere in autonomia libri di storie appropriati al loro livello. Incoraggiare il piacere della lettura è un'azione chiave per l'apprendimento della lingua.

Multisensory English: inglese alla primaria

Proponiamo una metodologia innovativa per insegnare inglese in prima elementare, basata su un programma di educazione alla visione creato da una educatrice visiva. L'educazione alla visione permette di strutturare le competenze dei bambini inerenti alla discriminazione e riconoscimento di oggetti, l'orientamento nello spazio, tenere la mira con gli occhi...sono fondamentali per l'apprendimento della letto-scrittura!

Le attività con cui questi obiettivi vengono conseguiti comprendono giochi motori e percettivi, attività ed esercizi condotti con poster a parete e LIM, nonchè lavori a tavolino che allenano lp'attenzione....il tutto viene condotto in inglese, al fine di ottenere un dobppio obiettivo: si zonsolidano gli schemi di visione e l'attenzione, ma contemporaneamente si impara il lessico inerente ai colori, i numeri, le parti del corpo, le posizioni nello spazio.

Non manca anche, in una ottica di multisensorialità, una parte dedicata all'ascolto, tramite uno storytelling , che racconta la storia di Otto. I bambini si possono immedesimare e grazie alla storia scoprire le canzoni e le attività motorie ed i giochi che vengono proposti.

L'obiettivo del corso è coinvolgere tutti i sensi:

  • visivo: la storia è illustrata con grandi immagini, viene anche proposta in forma video.
  • ritmico e musicale: le canzoni che vengono proposte riprendono le parole importanti della storia.
  • cinestesico: le canzoni sono commentate con gesti e mimi, inoltreb vengono proposte attività di movimento e simulazioni.

‚Äč

Insegnamento Multisensoriale alla scuola primaria

 

 

Insegnare l'inglese parlando ai 5 sensi!

 

 Abbassamento dei filtri affettivi

 

Creare lezioni multisensoriali permette di coinvolgere la creativitàò del gruppo classe

 Idee concrete di insegnamento multisensoriale : suggerimenti da applicare alla classe di inglese

 

 

La classe multisensoriale permette di implementare lavori in coppia e piccolo gruppo, nei quali i soggetti con DSA possono trovare un diverso e piu' attivo ruolo all'interno del gruppo dei pari.

 Attivare il canale cinestesico, ovvero permettere di "imparare facendo" , permette di impaarre meglio ai bambini che hanno delle problematiche nella processazione degli stumoli uditivi e visivi (come molti DSA).

Metodologia e metadidattica nell'insegnamento dell'inglese

Questo articolo è stato scritto da Ilaria Venagli, studentessa laureanda presso la facoltà di Scienze del Linguaggio della Università Ca' Foscari di Venezia

La scorsa settimana il forum OpenMinds ha accolto uno scambio molto interessante da parte delle insegnanti che si impegnano sempre più a condividere le proprie idee per migliorarsi, ogni giorno, nell’insegnamento — grazie a loro sono emersi diversi concetti relativi alla glottodidattica come scienza.

Tra questi, il metacognitivismo.

Ci proponiamo, con il presente articolo, di chiarire quali sono gli aspetti fondamentali di questo modello proposto da Chamot e colleghi nel 1999. 

Chamot propone un modello denominato Metacognitive Model of Strategic Learning — il nome di questo modello racchiude, in senso lato, ciò che più risulta essere fondamentale nel processo di apprendimento e nell’approccio educativo — un filtro elaborato, direbbe Chomsky, il quale ha insegnato quanto fondamentale sia il ruolo dell’insegnante in un’ottica di helping cultivate growth.

Sicuramente, affermare l’efficacia di un approccio metacognitivo, è il principale compito di un Insegnante che desidera mettersi in gioco, affrontare il proprio lavoro secondo una diversa prospettiva e che sia desideroso di focalizzarsi sulle strategie per aiutare un alunno nell’acquisire l’interesse.

Il termine" metacognitivo" suggerisce un collegamento con le scienze; la psicologia cognitiva e dello sviluppo, nello specifico, si occupa dell’analisi del funzionamento cerebrale, della memoria, dell’attenzione e dell’elaborazione degli input da parte del cervello — ecco perché il modello proposto da Chamot e colleghi si basa su quattro processi metacognitivi principali: planning process, monitoring process, problem solving process, evaluating process.

Lo scopo di questo elaborato — prima di fornire il lettore con un esemplificazione più completa dell’applicazione di questo modello nell’ambiente classe — è dunque quello di chiarire quali strategie appartengono ad ognuno di questi quattro processi cardine, nella convinzione che nozioni scientifiche possano essere un continuo spunto per mettersi in gioco, andare alla ricerca di strategie che possano realizzare quello che è lo scopo di ogni insegnante — trasmettere.

Planning process — pianificare. In veste di insegnanti sappiamo quanto sia elaborato il processo di planning — pianificare una lezione richiede di pensare, contemporaneamente, a quali siano gli obiettivi e gli interessi degli alunni presi in considerazione e a quale sia il metodo più efficace per lo svolgimento della lezione.Le strategie elencate da Chomet sono:

  • set goals
  • direct attention
  • activate background knowledge
  • predict
  • organizational planning
  • self-management.

Quanto risulta di interesse, anche secondo un’ottica più scientifica e psicologica, è proprio l’attenzione che racchiude l’importanza di tutte le altre precedentemente elencate strategie.

Esistono diversi tipi di attenzione; non ci si propone in questo articolo di elencare le diverse tipologie, ma è chiaro che una comune caratteristica che unisce l’attenzione selettiva, attentiva e la vigilanza sia sicuramente un dato target — l’obiettivo, goal.

È fondamentale, dunque, che questo sia chiaro nel processo di planning di una lezione ma ancora più cruciale risulta che siano chiari ai (good language) learners: se uno studente realizza per quale preciso obiettivo sta apprendendo, qual è lo scopo ultimo di tante ore di studio e lezione, avrà meno difficoltà nel mantenere la propria concentrazione e dirigere la propria attenzione verso il giusto target.

Dunque, determinare gli obiettivi e dirigervi l’attenzione dei propri studenti sembrano proprio essere i primi step fondamentali.

Activate background knowledge — questo il passaggio successivo. Siamo consapevoli della natura endless and ongoing dell’apprendimento — accompagna un individuo per tutta la vita e se pensiamo all’apprendimento come ad una catena, l’anello appreso oggi è strettamente saldo e dipendente dall’anello acquisito ieri ed sarà la background knowledge per poter saldare un nuovo anello, domani — passato, presente, futuro: non smettiamo mai di apprendere.

Questa conoscenza di base e comune, condivisibile tra pari, è uno dei primi passaggi da tener presente qualora si volesse organizzare una lezione secondo l’approccio metacognitivo: come vedremo più avanti, l’insegnante chiede ai propri alunni di essere loro, in prima persona, coloro che trasmettono— spiegare cosa sanno e conoscono a proposito di un dato argomento e condividerlo in un’attività di brainstorming per poter raccogliere e condividere idee e conoscenza.

Monitoring process — monitorate Sarebbe sicuramente interessante elencare quali siano i vari strumenti di ricerca per poter monitorare strategie, progressi e abilità — tra i vari possibili, la check-list è sicuramente quello che più si addice a questo tipo di modello.

Tramite questo tipo di strumento si possono monitorare le strategie dei propri studenti, se ragionano secondo un metodo deduttivo o induttivo, se riescono a trovare il senso in quanto apprendono — does it make sense?

Queste solo due delle strategie di monitoraggio suggerite da Chamot; sarebbe bene osservare, inoltre se sono in grado di personalizzare e contestualizzare — quanto effettivamente usino la propria fantasia e immaginazione nell’attivazione della conoscenza background.Anche in questo caso — successivamente approfondito — il monitoraggio della cooperazione tra studenti e dell’inerenza e logica dei loro interventi, è risultato utile nel piano di svolgimento di una lezione a tema autunnale.

La cooperazione — non sarà mai sufficientemente ripetuto — è fondamentale per l’apprendimento. Do group activities: è una strategia propria di quello che viene detto the good language learner — the one who is willing to get involved. Problem solving process — PROBLEMS? Comuni, tipici, quotidiani — emergono di continuo nell’ambiente classe. Le difficoltà sono all’ordine del giorno, per questo risultano fondamentali strategie come quelle suggerite da Chamot: inference, guess meanings, substitute meaning — say it in another way — clarify, ask questions and use as many resources as you can.

È tutta una questione di mettersi in gioco, usare quante più strategie abbiamo a nostra disposizione to fill the gap — che poi, è il fine ultimo dell’apprendimento linguistico, se ragionato in senso meno scientifico e più sociale: it removes boundaries and it furthermore fills the gap. L’aspetto psicologico e sociologico si intrecciano, dunque, nell’ambito dell’apprendimento così come si intrecciano diverse materie rendendo sempre più chiaro quanto risultino fondamentali progetti come il CLIL — perché la lingua sia across the curriculum.

Per concludere, ottime strategie di problem-solving si rivelano chiaramente utili in una prospettiva futura di ingresso nel mondo del lavoro nel quale la capacità di risolvere ed affrontare problematiche è una skill altamente richiesta ed apprezzata— e chiudiamo così il cerchio, menzionando nuovamente quanto gli obiettivi siano una base fondamentale per procedere all’insegnamento rendendo più efficace l’apprendimento.

 

Evaluating process — valutare Compito per il quale tanti insegnanti non sono apprezzati — 3,4,5, ma cos’è un 6? Cos’è un 8? O meglio, chi è, l’alunno a cui diamo 10? È difficile perché nel processo di valutazione rientrano concetti chiave come quello di una motivazione che potrebbe essere messa a rischio per via di un’insufficienza o come quello di feedback, che l’alunno necessita per progredire e migliorarsi. Su cosa è bene concentrarsi, dunque?

Sulle strategie — questo quanto suggerito da Chamot: è bene tener presente l’alunno nella sua dimensione singola e valutare sia se gli obiettivi prestabiliti siano o meno stati raggiunti e se le strategie adottate siano risultate efficaci — un’insieme di questi due aspetti permette una valutazione migliore e complessiva, realistica e che sia specchio sia delle abilità dell’alunno sia delle sue strategie di apprendimento che, se corrette, sappiamo lo aiuteranno — con le necessarie e singolari tempistiche — a raggiungere quanto desiderato: learning a language is a continue goal-striving process.

 

 

    Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti per monitorare la frequentazione del sito web e migliorare l'esperienza dell'utente sul sito.
    Per avere ulteriori informazioni, consulta la nostra Cookie Policy. Il proseguimento della navigazione implica un consenso all'utilizzo dei cookie. > leggi Cookie Policy .

    ;