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Come educare un bambino bilingue

 
Bilinguismo nei bambini: come si diventa bilingui?

Come educare un bambino bilingue?

Cos è il bilinguismo?

Il bilinguismo è, tra le persone della mia generazione (che oggi sono genitori e insegnanti), un fenomeno largamente “esotico”, di cui si è letto, si è sentito parlare, ma che raramente si è vissuto sulla propria pelle.

Eppure, se scorriamo il nostro albero genealogico, comprendiamo che il bilinguismo faceva parte del normale corredo dei nostri genitori e nonni, che parlavano sia l’italiano che il dialetto (e possibilmente alcuni di loro comprendevano anche un secondo dialetto o, se avevano avuto esperienze di emigrazione, una seconda lingua).

Il dialetto è assolutamente assimilabile ad una lingua naturale. Vediamo dunque che il bilinguismo, lungi dall’essere un fenomeno recente legato all’immigrazione e alla globalizzazione, è un fenomeno storico e naturale, presente da sempre.

Ciò che c’è di nuovo è il connubio bilinguismo+ scolarizzazione di massa: oggi riteniamo auspicabile (per non dire necessario) che ogni individuo bilingue sviluppi le 4 abilità in entrambe le lingue, nonché sia in grado di gestire testi complessi in forma orale e scritta. Indulgeremo in momenti divulgativi sul funzionamento delle strutture neurologiche che sostengono il linguaggio perché per potere insegnare una lingua ai propri figli ed alunni è necessario capire come funziona il cervello.

Le neuroscienze stanno infatti progredendo assai velocemente e le scoperte degli ultimi anni ci danno l’evidenza scientifica di come certi approcci tradizionali siano scorretti ed inefficaci. Uno degli obiettivi che ci prefiggiamo con questo articolo è illustrare alcune tecniche didattiche che possano veicolare l’acquisizione della seconda lingua, anche in un contesto scolastico.

Partiamo quindi dalla consapevolezza di come funziona il cervello che apprende la lingua, per potere distillare suggerimenti e accorgimenti utili a genitori ed insegnanti nella programmazione di una didattica o educazione bilingue.

Chi è Bilingue?

Bilingue è chi sa usare due lingue e le usa normalmente senza effettuare operazioni coscienti di traduzione da una lingua all’altra. Non tutti i bilingui hanno attivato le 4 abilità nelle due lingue.

Cosa è la Lingua e cosa è il linguaggio?

Il Linguaggio umano è una straordinaria capacità, che è tipica della nostra specie e (a quanto ne sappiamo) solo nostra.

Il gene responsabile di questa straordinaria capacità si chiama FOXP2 e si calcola che sia apparso e si sia stabilizzato nell’homo sapiens all’incirca 50.000 anni fa.

La specie umana non è la unica specie dotata di linguaggio: molti mammiferi comunicano e hanno un vero e proprio linguaggio. La stabilizzazione di questo gene nella razza umana, ha portato un enorme vantaggio, che solo noi possediamo: si è modificata la posizione della laringe, permettendo ai nostri organi fonatori di compiere una gamma di movimenti sottili e articolare dei suoni diversi a seconda della posizione assunta dalle corde vocali, dalla lingua, dalle labbra e dai denti.

Ciò che forse sorprenderà i più è che l’esordio del linguaggio è stato quindi determinato non dall’esplodere del cervello (che ai tempi era assolutamente assimilabile al nostro per morfologia e dimensioni), bensì dalla possibilità di compiere un atto motorio estremamente sofisticato e specializzato!

Possiamo dire che all’origine della abilità più complessa che facciamo c’è stato non un incremento della intelligenza, ma una nuova capacità di movimento.

Sicuramente il linguaggio ha modificato ed espanso l’intelligenza umana, ma questa è stata una conseguenza, e non la causa, del linguaggio stesso.

Perché questa mutazione del sistema fonatorio è così importante? Perché grazie a questa mutazione, il linguaggio umano è l’unico a permettere una “doppia articolazione”: le parole in frasi i fonemi in parole Questa doppia articolazione ha permesso la creazione di un sistema di combinazioni.

Ogni lingua umana ha un numero limitato di fonemi (mediamente tra i 20 e i 40) con i quali è possibile virtualmente comporre un numero illimitato di parole! Ciò ha ampliato enormemente la nostra possibilità espressiva e, tra i 35mila e 20mila anni fa, ha reso possibile la nascita di lingue in grado di trasmettere non solo messaggi stereotipati (come fanno gli animali, che hanno possibilità combinatorie minime) bensì informazioni sofisticate, articolate in un numero potenzialmente infinito di parole e frasi.

 

Linguaggio e pensiero

E’ straordinario ciò che un linguaggio flessibile ha permesso all’essere umano: ha permesso di articolare e trasmettere messaggi ed informazioni, condividendo la propria esperienza con i nostri simili !

E’ importante sottolineare quantdo sia fondamentale l’aspetto motorio del linguaggio.

I nostri organi fonatori per produrre ognuno dei fonemi della nostra lingua devono muoversi in modo coordinato per fare assumere alle corde vocali, bocca e lingua la giusta posizione: ciò richiede una serie di complesse operazioni a livello celebrale.

Pare che il nostro cervello riconosca ogni fonema proprio sulla base dello schema motorio: ogni volta che ascoltiamo il un discorso, il ns nostro cervello si rappresenta la conformazione motoria implicata dal suono fonetico che sente.

La comprensione del linguaggio, in altre parole, non è deputata solo al senso dell’udito, come normalmente si crede, bensì anche alla percezione del movimento della bocca del nostro interlocutore, come i nostri neuroni a specchio ci permettono di ricostruirla.

I due meccanismi, di riconoscimento uditivo e “riconoscimento motorio”, si integrano e si supportano.

Questo spiega molte cose. Avete mai notato come i bambini fissino con attenzione la bocca della madre quando parla? Avete mai notato quanto sia per voi piuì facile capire quando potete vedere la persona che parla?

Ciò spiega anche perché i soggetti che hanno disprassia (un disturbo della programmazione motoria) possono spesso avere anche DSL e DSA (disturbi del linguaggio e apprendimento).

La dimensione motoria è fondamentale nell’apprendimento del linguaggio!

La possibilità articolatoria ha dato il via allo sviluppo di un linguaggio complesso, ed un linguaggio complesso ha dato il via allo sviluppo di un pensiero complesso, che ha supportato lo sviluppo umano nella sua interezza.

 

Come facciamo a parlare e come facciamo ad imparare le lingue?

Il linguaggio è una abilità estremamente complessa. Contrariamente a quanto si immaginava fino a pochi decenni fa, non esiste una “area” specifica celebrale deputata al linguaggio, bensì il linguaggio è possibile grazie all’attivazione coordinata e concomitante di diverse aree, sia corticali (site nella neo-corteccia) che sottocorticali (site nelle aree più profonde ed antiche del cervello).

Ciò significa che il linguaggio coinvolge non solo la razionalità e la memoria esplicita e consapevole, ma anche e soprattutto le aree più profonde del cervello (memoria procedurale ed implicita, centri dell’emotività).

Ciò è conseguente alla straordinaria complessità dell’atto del comprendere e parlare, che include:

  • La processazione dello stimolo uditivo
  • La scomposizione in fonemi
  • Il riconoscimento dei fonemi
  • La combinazione in parole
  • La scomposizione della frase (funzione delle varie parole)
  • La comprensione
  • L’intenzione comunicativa
  • La formulazione del pensiero
  • Il reperimento delle parole nei serbatoi della memoria
  • La organizzazione /composizione della frase (componente sia morfologica che sintattica)
  • La composizione articolatoria

Questo complessissimo procedimento va ad attivare molte aree in modo simultaneo e coordinato.

Sarebbe molto complesso analizzare cosa succede nella nostra testa ogni volta che ascoltiamo e produciamo il linguaggio, ma ciò che in questa sede mi preme sottolineare è che:

  1. Si tratta di un meccanismo che attiva contemporaneamente più aree celebrali
  2. Sono coinvolte più aree, quindi sia comprendere che parlare coinvolge non solo il raziocinio e l’intelligenza, ma anche la programmazione motoria, la memoria procedurale, nonché aspetti di controllo emotivo.
  3. La grammatica e la sintassi sono gestite non a livello razionale, bensì come automazione di regole che il cervello acquisisce implicitamente. Noi parliamo in modo corretto e comprensibile NON perché applichiamo le regole grammaticali che abbiamo studiato, bensì perché il nostro cervello elabora delle procedure basate sulla frequenza: se ascoltiamo molte volte una frase corretta, la forma corretta si automatizza, esattamente come si automatizzano altri gesti e regole del vivere quotidiano.

Come si imparano le lingue straniere?

Questo naturalmente ci deve fare pensare alla modalità con cui insegniamo le lingue straniere ai bambini!

I meccanismi con cui i impariamo e parliamo le lingue è uguale per tutte le lingue, materne o straniere che siano. Sapendo tutte queste cose, NON possiamo insegnare la morfologia e la sintassi con le regole . ”spiegate” scolasticamente o imparate a memoria con tutta quella gamma di operazioni che gestiamo con lo studio e la razionalità!

La glottodidattica traduttiva e grammaticale lavora semplicemente contro il cervello ed il suo funzionamento.

Per imparare le lingue dobbiamo al contrario ricreare le condizioni che permettono l’acquisizione della lingua madre, ovvero:

  • Dare moltissimo input (stimoli continuativi e costanti)
  • “Filtri affettivi abbassati”, ovvero creare una situazione complessiva di piacere e rilassatezza (come si presuppone sia rilassato e contento il bambino che interagisce con la sua mamma)
  • Possibilità di attivare i neuroni specchio: quindi non impariamo dalla televisione o dalla radio, al contrario è importante osservare la bocca del parlante per attivare i meccanismi di implicita ripetizione degli schemi motori
  • Scambio significativo a livello affettivo e intellettuale: non impariamo se il nostro cervello non ritiene utile questa fatica.

La relazione è la motivazione più efficace nell’infanzia, quindi è indispensabile creare una relazione tra i due parlanti perché l’acquisizione funzioni bene. Quando impariamo una lingua con il metodo grammaticale- traduttivo (quello che viene tradizionalmente proposto a scuola) non stiamo acquisendo, bensì apprendendo.

L’apprendimento è estremamente importante, tuttavia non è tramite l’apprendimento che è possibile arrivare a parlare fluentemente la lingua.

Acquisizione vs apprendimento

Acquisizione è ciò che impariamo “implicitamente”, senza volontà e sforzo cosciente, senza bisogno di focalizzare l’attenzione sugli aspetti che la costruiscono.

I bambini acquisiscono la lingua madre (inclusa la grammatica della lingua madre) semplicemente assorbendola dall’ambiente. Questo processo è lungo e richiede moltissima esposizione allo stimolo, nonché condizioni favorevoli di coinvolgimento emotivo.

Apprendimento:l’apprendimento al contrario è formale e strutturato, richiede sforzo volontario e concentrazione.

E’ apprendimento linguistico quando studiamo le regole sui libri, facciamo esercizi, impariamo sulla base di leggi codificate in modo razionale.L’apprendimento tutta la vita ci consente di imparare nuove parole, di codificare le regole grammaticali e le eccezioni, di entrare in contatto con la cultura formale espressa dalla lingua.

Tecniche ottimali per insegnare le lingue ai bambini Per insegnare ai bambini la seconda lingua bisogna tenere in considerazione come funziona il cervello. , quindi consigliamo questi approcci:

  • Total Physical Response: consiste nell’associare input fisici (gesti) alla lingua, E’ molto utile per evitare di tradurre. La traduzione è infatti un’abilità distinta dall’acquisizione. Quando proponete un testo in lingua ai bambini, fate in modo che acquisiscano il significato “arrivandoci”, grazie al contesto e la body language, non traducete.
  • Usate stringhe di “Linguaggio prefabbricato”: i bambini devono sentire le stesse parole molte volte e associare queste stringhe verbali ad un significato. Sempre meglio insegnare delle stringhe significative anziché le singole parole.

Il cervello: come impara e usa la grammatica?

Il cervello acquisisce non imparando “regole” bensì inferendo spontaneamente ed induttivamente il funzionamento grammaticale e sintattico della lingua sulla base delle % di frasi “registrate”.

Dopo avere sentito il medesimo schema moltissime volte, il cervello “capisce” che si dice così.In altre parole, il cervello impara la grammatica su base induttiva. Il suo controllo di correttezza è dato dal feed back dell’ambiente circostante quando il bambino prova a dire qualche cosa e registra la reazione dell’ambiente: è per questo che è importante correggere sempre i bambini quando sbagliano a parlare.

Fino ai 2 anni la unica memoria a disposizione dei bambini è quella “implicita” (non intenzionale), che resta prevalente fino ai 7 anni.La memoria implicita è condizionata favorevolmente dall’affettività e alle emozioni positive, la corporeità.

Metodi per il Bilinguismo

Ci sono diversi “modelli” per l’acquisizione contemporanea di due lingue. I due più frequenti sono :

  • OPOL (Una Persona Una Lingua = One Person One Language): in pratica significa che una persona parlerà sempre ed esclusivamente la seconda lingua col bambino, in genere vuol dire che ogni genitore parla la sua madrelingua col figlio.E’ uno dei metodi più utilizzati, però non va trascurato che comunque il bambino per imparare efficacemente ha bisogno di sentire la lingua per un tempo considerevole ogni giorno.
  • Lingua Minoritaria a Casa: con questo metodo tutta la famiglia parla a casa la madrelingua, diversa dalla lingua del Paese in cui abita .Questo metodo è efficace, sebbene uno svantaggio siaè che il bambino può avere un apprendimento della lingua dominante più lento dei suoi coetanei. Perché ciò sia possibile, è necessario esporsi moltissimo agli input, cioè ripercorrere il percorso dell’acquisizione. Solo con le regole formali (anche se facciamo centinaia di esercizi) e apprendimento di tipo scolastico o traduttivo, non è possibile mai e in nessun caso arrivare a parlare fluentemente.

 

Tutti i bilingui/bilinguismi sono uguali?

No, la varietà è altissima, tenendo anche conto della plasticità di ogni singolo cervello (il cervello agisce per certi versi come un PC, ma rispetto al PC ha la caratteristica di essere modificabile: l’esperienza che vive lo modella, ampliandone le capacità e riparando gli errori se effettivamente riceve un training idoneo).

Possiamo distinguere il bilinguismo in queste categorie, che dipendono dalla precocità e modalità dell’esposizione e della conseguente organizzazione celebrale che ne deriva: 

  • Precoce/tardivo: non c’è oggi accordo sulla “età critica” entro la quale il bilinguismo può essere definito precoce ( di solito si definisce come bilinguismo sviluppato in età prescolare). E’ accettato cheprima si comincia, più è facile che i bambini acquisiscano perfettamente gli aspetti impliciti delle due lingue spontaneamente, quindi è considerato maggiormente favorevole il “bilinguismo precoce”.
  • Simultaneo/consecutivo: definiamo “bilinguismo simultaneo” quando il parlante è esposto contemporaneamente ad ambo le lingue, mentre definiamo “bilinguismo consecutivo” quando la seconda lingua viene introdotta dopo che la prima è stata acquisita.
  • Compatto/composito/subordinato: definiamo “bilinguismo compatto” (o bilanciato) quando il bilingue gestisce al medesimo livello entrambe le lingue, che formano circuiti indipendenti tra loro. Diciamo “bilinguismo composito” quando la seconda lingua (L2) in parte utilizza i circuiti neurali della lingua madre (L1). Diciamo “bilinguismo subordinato” quando la L2 usa totalmente i circuiti della L2.

Semplificando molto, si potrebbe dire che il bilinguismo precoce e simultaneo ha per effetto il bilinguismo compatto, mentre il bilinguismo consecutivo ha per effetto l bilinguismo composito, tuttavia la distinzione non è così netta, perché il cervello tende ad economizzare lavoro e quindi accade che per certe aree i circuiti neurali coincidano.

Ciò non va a detrimento della qualità dell’eloquio, ogni cervello funziona alla sua maniera ed è possibile avere dei livelli linguistici paragonabili anche con organizzazioni celebrali diverse.

Bilinguismo additivo o sottrattivo

 

Definiamo “additivo” il bilinguismo per cui la seconda lingua (L2) viene aggiunta alla prima senza determinarne l’impoverimento.

Al contrario si definisce “sottrattivo” il bilinguismo nel quale la L2 “erode” la L1, che si impoverisce.

Questo è il caso dei bambini che per esempio vengono scolarizzati in una lingua diversa da quella materna e che interrompono lo studio o limitano l’esposizione nella lingua madre, al punto di fare regredire o non fare progredire le abilità.

Questo è l’unico bilinguismo che, anziché vantaggi, presenta svantaggi: emotivi, culturali ed identitari.

Mentre con il bilinguismo additivo il soggetto diventa in grado di maneggiare due lingue, ovvero due schemi di pensiero e due mondi culturali, nel bilinguismo sottrattivo il parlante vede erodere la capacità di accedere ai significati della sua lingua materna.

E’ bene sottolineare che una forte lingua materna è un elemento fondamentale, perché una forte lingua materna è il sostrato necessario per il pensiero cognitivo compresso e per l’acquisizione e apprendimento anche di lingue seconde o straniere.

Per sviluppare linguisticamente un bambino, è bene dare stimoli idonei alla sua età e portare avanti la sua formazione linguistica nel migliore dei modi possibili, in modo che sia in grado di comprendere e esprimersi nella lingua materna.

La scelta di esporlo a due o piu lingue è sicuramente molto utile, ma non deve essere a detrimento dello sviluppo della lingua madre.

I bilinguismi sono influenzati dall’età, dal modo di esposizione, dalle condizioni in cui avvengono l’esposizione e acquisizione (emotive, socioculturali…).

E’ molto importante in generale tenere in considerazione che il bilinguismo non ha solo una funzione strumentale, ma una componente identitaria e culturale, ovvero concorre a creare l’”io” di una persona.

Un’acquisizione linguistica nutrita di stimoli culturalmente poveri, o inadeguata nei mezzi rispetto alle esigenze evolutive, cognitive ed emotive del parlante, o condizionata da una situazione di contrasti emotivo, sofferenza o rabbia, avrà senz’altro ripercussioni profonde.

La lingua nella crescita della persona è il veicolo di valori e significati, di schemi di pensiero. Curare la pregnanza culturale, la bellezza estetica e la coerenza degli stimoli in entrambe le lingue è una missione educativa che ogni famiglia o scuola bilingue dovrebbe porsi. Il bilingue sarà un meticcio, culturalmente parlando, se durante la sua crescita avrà potuto accostarsi ai prodotti culturali di entrambe le lingue.

La biculturalità è una delle inestimabili ricchezze del bilinguismo, mentre l’erosione della prima lingua ha il grave effetto di danneggiare anche il bagaglio culturale più intimamente legato all’affettività della fase iniziale della vita.

“Fino a che età si può diventare bilingui?”

In realtà possiamo diventare bilingui in ogni momento della nostra vita, perché il cervello è plastico e può acquisire abilità anche dopo la “soglia critica” adolescenziale.

Ci sono delle caratteristiche proprie delle lingue acquisite tardivamente che però saranno sempre “meno perfette” rispetto ai bilingui che hanno appreso la lingua in età precoce, e particolarmente:

  • Perfezione nell’articolazione fonetica e prosodia: i bilingui tardivi difficilmente acquisiscono perfettamente i movimenti articolatori identici ai madrelingua, conservando l’accento e l’intonazione originaria. Il cervello può arrivare a ricostruire il pattern di movimento, ma non gli organi fonatori.
  • Perfezione nell’articolazione morfologica/sintattica: Il bilingue tardivo può non acquisire perfettamente la organizzazione sintattica e morfolgica della L2, soprattutto se lontana dalla L1. Occasionalmente può presentare calchi sintattici dalla L1. I bambini che acquisiscono precocemente le due lingue hanno dal punto di vista neurologico due lingue madri. Tuttavia, anche acquisendo successivamente alla prima infanzia la seconda lingua, il parlante può arrivare alla perfezione articolatoria e morfologico- sintattica grazie alla scolarizzazione. E’ necessario più tempo e più lavoro. Oggi c’è disaccordo sulle "età critiche” tuttavia è accettato che più è tardiva l’acquisizione più è necessario tempo e lavoro per potere automatizzare processi che esordiscono come processi di apprendimento, ed in particolare per modificare i propri schemi percettivi/articolatori.

Quali sono i vantaggi del Bilinguismo?

Si definisce Vantaggio bilingue il vantaggio a livello cognitivo che, secondo gli studi, i soggetti bilingui hanno rispetto ai soggetti monolingui. 

Dopo anni di pregiudizi sul bilinguismo e i presunti danni cognitivi che avrebbe causato, non solo le ricerche hanno dimostrato che il bilinguismo non causa problematiche cognitive, ma al contrario il maggiore esercizio del cervello nei soggetti bilingui determina migliori performances nei test che misurano:

  • Capacità di attenzione selettiva
  • Capacità di inibizione
  • Capacità di anticipazione (“intuito”)

Queste sono “abilità orizzontali”, ovvero indispensabili in ogni atto cognitivo. Gli studi hanno di mostrato che l’esercizio nell’area linguistica (i bilingui “fanno lavorare molto il cevello”) determina vantaggi in queste abilità, che si riflettono in migliori performances anche nelle aree non linguistiche.

Inoltre i bilingui dimostrano questi vantaggi nelle fasi evolutive:

  • Vantaggio in fase evolutiva (infanzia, adolescenza): rispetto ai coetanei, i bilingui nei test evidenziano maggiore competenza metalinguistica (incluso precoce consapevolezza della convenzionalità del linguaggio)
  • Vantaggio in età evolutiva: rispetto ai coetanei monolingui, i bilingui dimostrano maggiore flessibilità nei processi di problem solving
  • Vantaggio In età avanzata: pare che il bilinguismo , grazie al maggiore esercizio del cervello, sia una protezione rispetto alla demenza senile
  • Non misurabile, ma comunque evidente e’ inoltre il vantaggio socio-economico e culturale di essere fluenti in due lingue, nonché le accresciute capacità di tolleranza e comprensione di modelli culturali diversi.

SVANTAGGI DEL BILINGUISMO

Esistono anche degli svantaggi, ma normalmente sono tipici del contesto scolastico in età evolutiva qualora il bilinguismo non sia “compatto” e soprattutto la lingua in cui sono somministrati gli apprendimenti non sia matura per riceverli.

Nella lingua madre si calcola sempre che ci vogliano almeno 2 anni dall’esordio del linguaggio per iniziare l’alfabetizzazione: capita però spesso che a scuola entrino bambini che ancora non siano fluenti nella lingua di scolarizzazione.

Qui non si tratta propriamente di “svantaggi” del bilinguismo ma di una certa forzatura rispetto alle fisiologiche tappe di acquisizione linguistica. In questi casi sono indispensabili accorgimenti didattici per sostenere i bambini in queste fasi delicate, ovvero:

  • Training linguistico specifico: l’insegnamento in due lingue deve essere , adatto all’età del bambino (modalità di acquisizione/apprendimento) , tuttavia chi lo impartisce – ad esempio gli operatori di una scuola bilingue- dovrebbe essere consapevole che il training bilingue dovrebbe essere ma più strutturato rispetto alla esposizione spontanea. Oltre a ciò non devono mancare stimoli spontanei su base quotidianaquotidiani, per creare un contesto immersivo anche in ambito informale e famigliare.
  • Programma specifico di consapevolezza fonologica (segmenting, sounds analysis and manipulation): oltre al training lisnguistico, non deve mancare un training fonetico, , specie per lingue foneticamente ricche come l’inglese
  • Lavoro in armonia con lo sviluppo della L1: il fatto di essere in una scuola bilingue non deve fare trascurare lo sviluppo della prima lingua, perché la prima lingua è fondamentale nello sviluppo cognitivo del bambino ed inoltre curare bene la lingua madre ha dei vantaggi anche sulla seconda lingua perché è documentato un transfer positivo di abilità dalla L1 alla L2., quindi lavorare contemporaneamente su tutti gli aspetti e le abilità linguistiche è fondamentale (in particolare aiuterà il bambino bilingue lavorare sulla capacità di ridire/riformulare e arricchire il vocabolario, anche in L1)
  • Sostegno emotivo del bambino: se il bambino si sente confuso o oppresso, non bisogna minimizzare la fatica. Imparare contemporaneamente due lingue in ambito scolastico può essere faticoso, e il bambino va capito anche nei suoi momenti di frustrazione. Si calcola che per colmare il divario tra L1 e L2 siano necessari 5-7 anni di scolarizzazione, quindi è del tutto auspicabile che i primi anni di scolarizzazione siano caratterizzati da ritmi più lenti, lavoro sui prerequisiti e scaffolding, insegnamento attento agli aspetti spontanei e comunicativi/emotivi ma estremamente strutturato nella didattica dell’alfabetizzazione. E’ normale che ci siano errori evolutivi (language mixing e interferenza) che devono essere corretti con tempestività. E’ normale che il bambino bilingue abbia a disposizione meno parole rispetto ai coetanei monolingui, quindi l’insegnante deve monitorare gli svantaggi che possono derivare da questa fisiologica differenza: 1) problemi nella comprensione del testo verbale o scritto; 2) problemi/rallentamenti nell’acquisizione causati da rallentamenti nell’automatizzazione (la maturazione implicita procede “a scatti” e può mostrare pattern regressione/progressione).
  • E’ fondamentale la collaborazione scuola – famiglia per sostenere costantemente gli apprendimenti, sia con “docce linguistiche” (possibilmente quotidiane) che con l’esposizione a materiali in lingua adeguati all’età e stimolanti per il bambino, anche dopo la scuola.

Come faccio a crescere un bambino bilingue se siamo una famiglia monolingue?

E’ fondamentale capire come funziona l’acquisizione linguistica e stabilire una strategia. Anche le famiglie monolingui possono crescere figli bilingui, anche al di fuori da un contesto di naturale bilinguismo.

Ciò che è raccomandabile è che:

  • I genitori siano realmente fluenti (ad alto livello) nella L2: il fatto di usarla non deve modificare la spontaneità e la ricchezza dell’eloquio
  • I genitori, pur esponendo il bimbo alla L2, devono essere spontanei abbastanza da usare il MOTHERESE (LASS) quando evolutivamente necessario e passare ad una lingua più adulta quando necessario
  • Raccomando di documentarsi sul bilinguismo prima di iniziare e stabilire strategie che permettano al bambino di “collocare” la lingua (OPOL o similia: evitate language-mixing)
  • Usare molto materiale in lingua originale, nel rispetto delle tappe evolutive (no schermo prima dei 2 anni, mai esagerare con i supporti elettronici, usare molto gli audio-book, fruire sempre la lingua insieme al bambino, usare le tecniche di TPR)
  • Essere costanti e consistenti
  • Evitare atteggiamenti impazienti ed interroganti, essendo consapevoli sia delle tappe evolutive che del fisiologico ritardo dell’esordio del linguaggio nei soggetti bilingui.

Se il vostro bambino frequenta una scuola bilingue, quali sono le strategie per sostenere il suo lavoro su due fronti?

Scegliere una scuola che lavori in modo completo su entrambe le lingue ed in generale sull’intelligenza linguistica. Se il bambino è principiante, scegliere una scuola che offra strutture di sostegno linguistico sulla lingua minoritaria (non andate nella situazione di bilinguismo sottrattivo).

Siate consapevoli che il vostro bambino dovrà affrontare contemporaneamente l’acquisizione linguistica e l’apprendimento scolastico, che sono due meccanismi che si completano tra loro, ma alle volte possono generale dei piccoli corto-circuiti. Sostenete emozionalmente e linguisticamente i bambini, consapevoli della quantità di lavoro celebrale che questa scelta comporta.

Siate attenti al procedere delle loro conoscenze/abilità e confrontatevi con gli insegnanti in ottica collaborativa, ed eventualmente anche con specialisti/terapisti formati per il bilinguismo, qualora si evidenzino ritardi/disturbi significativi. Purtroppo in Italia sono poche le strutture consapevoli dell’evoluzione del bilinguismo additivo nell’ambito scolastico.

Mantenere sempre alta e costante l’esposizione ad entrambe le lingue con stimoli di qualità (linguistica e culturale) adeguati all’età e presentati in un contesto di affettività.

Se ci sono dei DSL e DSA è necessario ridurre ad una sola lingua?

E’ una cosa che viene sovente consigliata, ma non ci sono evidenze cliniche che eliminare una lingua possa essere una buona soluzione.Sebbene la dispensa dallo studeio della seconda lingua sia possibile in Italia, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino un aggravamento del disturbo causato dal bilinguismo.

Inoltre, nel mondo di oggi è impensabile privare i bambini della possibilità di apprendere una lingua fondamentale come l’inglese come L2.

Non è il bilinguismo a causare il DSL/DSA, infatti la % di parlanti con DSL/DSA è uguale tra la popolazione bilingue e monolingue.

I DSL e DSA sono causati da anomalie funzionali a livello neurologico, quali dispercezioni/errori nel processamento dei dati sensoriali, disprassie o comunque problematiche nella programmazione motoria. Pertanto non può essere una soluzione il fatto di togliere il bilinguismo.

Tuttavia, è vero che è necessario indagare molto bene i sintomi e chiedersi se una semplificazione nell’esposizione possa essere di aiuto. C’è da dire che il bilinguismo e i suoi vantaggi cognitivi offrono un aiuto ai bambini per elaborare strategie metacognitive che li aiutino a superare il disturbo specifico.

Pur consapevole della multifattorialità del disturbo, consiglio di approfondire con i medici quali sono le cause conseguenze del DSA e lavorare molto sui sintomi specifici di dispercezioni (visive, auditive) nonché sui prerequisiti dell’apprendimento (terapia cognitiva, training dell’attenzione).

Approfondimenti:

 

Vi segnaliamo inoltre ua bibliografia e vi rimandiamo a queste pagine:

L. Salmon e M. Mariani , “Bilinguismo e Traduzione” (Franco Angeli)

S.Contento (a cura di), “Crescere nel Bilinguismo” (Carocci)

S.Agliotti, F. Fabbro “Neuropsicologia del Linguaggio” (Il Mulino)

F.Fabbro “Il Cervello Bilingue” (Astrolabio)

E.Deshays “Come favorire il bilinguismo nei bambini” (Red)

R.Titone “Bilinguismo Precoce e Educazione Bilingue”(Armando)

 

 

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