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Perchè l'inglese è difficile? La pronuncia inglese per italiani.

La fonetica inglese è difficile per tutti gli italiani, ma soprattutto per gli studenti con dislessia

La fonetica della lingua inglese a noi italiani appare una grandissima difficoltà: metà del problema è dato dal fatto che la nostra lingua è estremamente semplice rispetto alla lingua inglese, l’altra metà è derivato dal fatto che il funzionamento è completamente diverso.

In marzo 2019 noi faremo un corso di formazione per insegnanti per focalizzare le difficoltà specifiche degli alunni con dislessia nell'imparare l'inglese, ma prima di addentrarci nelle difficoltà specifiche a mio avviso è bene capire le difficoltà che tutti i parlanti italiani incontrano quando studiano l'inglese.

Non esistono lingua piu facili e piu difficili: esistono lingue diverse tra loro, ed è la differenza tra le lingue che crea la difficoltà ad impararle. Piu' è distante il funzionamento della lingua straniera rispetto alla nostra, piu' il cervello deve adattare i suoi meccanismi di funzionamento.

La difficoltà sta qui.

Per questo nelle righe che seguono cercheremo di indicare elementi di difficoltà comuni a tutti gli italofoni che vogliono imparare l'inglese. Sono fatiche che affliggono maggiormente i soggetti con DSA, ma che tutti sperimentano e che è bene focalizzare come reali, e non esito di pigrizia o mancanza di talento.

Disclaimer: l'articolo è volutamente scritto in tono divulgativo, con ampio uso di linguaggio non specialistico. Mi interessa che tutti possano capire alcune delle cose che ci accadono quando affrontiamo lo studio dell'inglese.

I FONEMI SONO DI PIU E GLI ITALIANI FANNO FATICA A SENTIRLI TUTTI

In italiano abbiamo 30 fonemi, in inglese 44. Ciò significa che il nostro cervello si è specializzato su 30 suoni che hanno un preciso "posto" nella lingua ed un valore distintivo, mentre il cervello di un inglese ne percepisce almeno 44.

Alla nascita tutti i bambini potenzialmente percepiscono tutti i suoni di qualsiasi lingua del mondo, ma mentre cresciamo il nostro cervello di specializza sui suoni della propria lingua e quando incontra suoni simili li assimila al suono piu vicino tra quelli in cui si è specializzato.

Facciamo un esempio, se noi sentiamo parlare un italiano che viene da una altra regione, che pronuncia per esempio le vocali in modo piu “largo” o piu “lungo”, noi magari sentiamo la differenza, però non percepiamo quelle vocali come “altre vocali”, bensì come una variante delle “nostre vocali”.

Se una persona ha una pronuncia un pochino diversa dalla nostra, ma non in modo significativo, possiamo arrivare a non sentire neppure la differenza: il nostro cervello automaticamente assimila la vocale alla vocale che ci aspettiamo noi.

Questo processo di assimilazione ci aiuta molto a capire tutte le persone che parlano la nostra lingua, perché se dovessimo distinguere in modo ultra-acuto ogni differenza e non essere automaticamente in grado di assimilarla, l’effetto sarebbe quello della torre di Babele: nessuno parla in modo esattamente identico al proprio vicino, quindi ognuno parlerebbe la propria lingua senza capire gli altri. Questo aggiustamento del cervello, però, gioca a nostro sfavore quando dobbiamo parlare una lingua che ha maggiore sfumature rispetto alla nostra.

Vocali

La sillaba è una unità (una emissione di fiato)  si organizza attorno alla vocale, e la parola si organizza attorno alla sillaba accentata: questo accade in tutte le lingue. La vocale della sillaba accentata è piu lunga delle altre vocali, piu definita. Le vocali non accentate sono meno lunghe rispetto ad essa. 

In italiano, questo fenomeno tuttavia è meno evidente che in altre lingue, perché anche le vocali non accentate sono sempre presenti all’udito e non cambiano il loro suono .

Anche in inglese, la vocale della sillaba accentata è piu' lunga delle altre: ma la differenza tra essa e le altre vocali è assai piu’ marcata in inglese che in italiano. La parola si organizza attorno alla vocale della sillaba accentata, ma può capitare che le altre vocali non si sentano, oppure che diminuiscano la propria lunghezza fino ad essere scarsamente definite o cambino il proprio suono. Per esempio, in parole lunghe come UNSUFFERABLE o DEVASTATED, le vocali non accentate avranno una lunghezza minima ed una articolazione poco chiara per noi.

Esiste anche un problema di rappresentazione mentale del suono della parola. Se un italiano applica la sua logica, quando legge una che si parola come SNAKE, o LOVE si aspetta due vocali, mentre in effetti ne sente solo una (in effetti si tratta di parole monosillabe , anche se hanno due vocali).

Accento e ritmo

In italiano, le parole sono spesso piane: il nostro cervello sa che la parola spesso si organizza attorno alla penultima sillaba accentata e usa questo “pattern” per dividere le parole nelle frasi e individuare quindi le unità di significato.

In inglese, le parole sono spesso sdrucciole, e ci sono tante parole monosillabiche.

Il ritmo della frase è quindi completamente diverso. Molte parole lunghe in inglese sono sdrucciole, le cui vocali non accentate “sfuggono”, in quanto brevi e poco definite. Quando sentiamo parlare un inglese abbiamo quindi l'impressione di sentire molte consonanti ed un ritmo volto veloce.

Pensate alla nostra musica rispetto alla musica inglese: non è un caso che il rock “sia inglese”: il fatto che le vocali siano brevi e non costringano la bocca al lavoro articolatorio differenziato permette piu facilmente di cantare su un rimo veloce, no? Al contrario invece noi ci prendiamo il tempo per pronunciare chiaramente ogni sillaba e creiamo facilmente rime piane. Il fatto è che oggettivamente la lingua italiana ha un ritmo piu lento della lingua inglese.

Suoni con articolazione diversa

L'articolazione è il posto ed il modo in cui si "produce" nella bocca il movimento che crea il suono. Quando pronunciamo una vocale, emettiamo il fiato  senza contatto o frizione delle labbra o della lingua contro il palato

Quando pronunciamo le consonanti, invece c'è un contatto o un avvicinamento di parti della bocca, che interferisce con l'emissione di fiato. A seconda di dove avvenga questo movimento, caratterizziamo le consonanti come labiali, palatali, dentali, gutturali...

Ad esempio:

  • le consonanti labiali come la p o la b hanno il contatto tra le labbra (le chiamiamo “occlusive”labiali perché le labbra si chiudono, sia pure per un istante),
  • le dentali come la d e la t hanno un contatto con i denti
  • le consonanti gutturali come le g, k hanno un contatto della lingua alla fine del palato, verso la gola

...e così via

 In inglese, ci sono piu' suoni consonantici che in italiano. I suoni consonantici che noi non abbiamo sono difficili da sentire e da riprodurre: pensate solo a TH, alla diversa pronuncia delle varie S/Z/C, alla H, e ad altri suoni che la nostra lingua non prevede…il nostro cervello fa molta fatica a ricordarli, semplicemente tendiamo ad assimilarli al piu vicino suono “nostrano”(sentiamo e quindi pronunciamo th come se fosse t, modifichiamo le s/z perchè siano simili alle nostre etc)

Anche le vocali si pronunciano in posti diversi della bocca: la/a/ è una vocale bassa, se la pronunciate sentirete l’aria nella parte sotto della vostra bocca, appena prima delle labbra, che sono aperte. La /i/ è pure una vocale anteriore, ma se ci fate caso la posizione in cui percepite la vibrazione dell’aria è piu alzata e la posizione della bocca è meno aperta .  Invece, indietro nella bocca sono articolate la o e la u: se le pronunciate, fate caso a dove percepite la vibrazione.

In italiano siamo abituati a identificare ogni vocale semplicemente come /a/, /e/ /i/ /o/ /u/, che sia lunga o breve, stretta o larga. E’ vero che esistono sfumature (come botte vs bòtte), ma perlopiù la lunghezza e l’apertura delle vocali italiane non influenzano il significato della parola, quindi il nostro cervello assimila tutto.

Stessa lettera, diverso fonema

In inglese, ogni vocale ha un suono lungo ed uno breve, che si pronunciano differentemente.

Per esempio, confrontate la pronuncia di CUT e CUTE, di MAT e MATE, BIT e BITE. Per un italiano, pensare che la vocale possa cambiare completamente suono così e' veramente particolare: leggendo queste parole, noi italiani ci rappresenteremmo mentalmente una pronuncia .... e invece…sorpresa!

Questi cambi sono molto confondenti per gli italiani, che sono abituati a identificare la lettera e il suono in modo stabile.

Le differenze tra le lingua: frequenza del suono

Avete mai notato che le lingue hanno un “carattere” particolare, che in qualche modo accumuna le parlate dei nativi (aldilà delle differenze, di voce, età, accento…). Avete mai notato che, quando cercate di parlare una lingua straniera, istintivamente cambiate un po’ voce? Avete notato che quando sentite parlare in italiano uno straniero che lo parla MOLTO bene, anche se la pronuncia è perfetta, c’è qualche cosa di particolare nella sua parlata, per cui sentire che non è perfettamente uguale a voi nel parlare?

Bene, ci sono delle abitudini articolatorie che impariamo dai parlanti attorno a noi (per questo la chiamiamo LINGUA MADRE), che non riguardano solo la grammatica e il lessico, ma anche le modalità con cui articoliamo. E non si parla né di accento , né di intonazione, o perlomeno…non solo di quelle! Si parla di come si muove la lingua all’interno della cassa armonica (laringe, palato) con cui parliamo, ovvero di quali frequenze emettiamo prevalentemente quando “suoniamo”.

Gli armonici prevalenti cambiano da una lingua all’altra!

Le nostre orecchie sono sintonizzate maggiormente sulle frequenze tipiche della nostra lingua madre, e sono “sorde” alle frequenze non utilizzate. Ciò funziona come una specie di filtro…che ci porta a percepire prevalentemente e con maggiore chiarezza le lingue piu simili alle nostre, ed ignorare o sentire male quando il parlante usa frequenze per noi inusuali, a cui non siamo allenati!

E c’è una evidente connessione tra ciò che udiamo e ciò che riusciamo a ricordare: ricordiamo ciò che distinguiamo chiaramente.

E’ necessario un tempo di allenamento alla nuova lingua: quando il cervello sarà allenato a riconoscere quei suoni, sarà anche piu veloce nel ricordarli e articolarli. L’italiano è in una banda simile all’inglese, ma molto piu’ stretta: ciò significa che ci sono svariate frequenze nella loro parlata per noi ardue da cogliere - e quindi ardue da pronunciare, ricordare e riprodurre.

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