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Leggere e scrivere in inglese: quando sono pronti i bambini?

Come e quando iniziare ad insegnare la lettoscrittura in inglese

Una domanda che giustamente molto genitori e insegnanti di inglese è quando iniziare ad educare i bambini alla literacy, ovvero alla lettoscrittura in lingua inglese.

E’ una domanda legittima a cui dare una risposta non è facile, perché gli argomenti sono tanti e di diversi ordini.

Sappiamo che:

  • La predisposizione al linguaggio è innata, mentre la scrittura è una abilità evolutivamente piu’ tarda, che necessita dello sviluppo preparatorio di competenze sia sul piano della conoscenza della lingua (il bambino deve possedere un bagaglio di conoscenze orali e deve saperle usare), sia dal punto di vista del riconoscimento fonologico (il bambino deve essere almeno globalmente famigliare con i suoni della lingua, distinguerli l’uno dall’altro e riconoscerli quando sono nella sequenza rappresentata dalla frase e all’interno delle singole parole).
  • Oltre a ciò, devono essere pronte tutte quelle competenze attentive, prassiche e percettive necessarie per l’esordio della lettoscrittura in generale. Il bambino deve essere in grado di prestare una attenzione selettiva e sufficientemente lunga, riconoscere le forme in modo analitico, avere appreso le convenzioni circa la dimensione delle lettere e l’orientamento nello spazio, deve sapere esercitare il sufficiente controllo sui propri occhi per “tenere la mira” (o il segno) per leggere le lettere in sequenza.

Normalmente, a 6 anni, i bambini sono in possesso delle competenze di tipo attentivo, prassico e percettivo per iniziare il training nella lettoscrittura in lingua madre: spesso hanno già nozioni sulle forme delle lettere e sono in grado di distinguere un disegno da una lettera e le lettere tra di loro, conoscono o possono imparare l’orientamento convenzionale da sinistra a destra, hanno la capacità di concentrazione sufficiente per applicarsi all’apprendimento di queste abilità. Inoltre, nella lingua madre, hanno fatto esercizio per sei anni e sono famigliari con i fonemi.

Distinguono oralmente, per esempio, le sorde dalle sonore (capiscono la differenza tra voce e foce), quindi saranno presto in grado di applicare la differenza distintiva anche ai grafemi che rappresentano i due diversi suoni.

Una delle attività più importanti alla scuola di infanzia è la consapevolezza metafonologica, ovvero tutti quei giochi che permettono ai bambini di imparare le differenze tra i suoni, riconoscendoli in modo analitico, allenandosi a percepire le diverse parole nella stringa della frase e poi i diversi fonemi di cui è composta la singola parola, passando poi a manipolare i vari fonemi (con giochi di rima, sostituzione, produzione seriata, etc)

Quando, dunque, i bambini hanno 6 anni e sono ormai avviati alla scolarizzazione, è il caso o non è il caso di iniziarli alla lettoscrittura anche in inglese? Sono tutti concordi (correttamente) nel sostenere che è meglio che i bambini imparino prima a leggere e scrivere nella lingua madre e poi nella lingua seconda, soprattutto quando (come in questo caso) le due lingua hanno regole ortografiche molto diverse.

Ma allora quando iniziare?

E’ bene procrastinare molto o poco, sapendo che la lettura è una attività estremamente efficiente nell’apprendimento linguistico, perché in grado di insegnare tantissime parole e espressioni?

A nostro avviso, ciò che è necessario fare, è ripercorrere l’evoluzione naturale delle attività necessarie all’esordio della lettoscrittura in lingua madre, ovvero prima di iniziare è indispensabile accertarsi di una serie di prerequisiti:

  • I bambini devono avere una mappa della lingua: avere una idea seppur vaga di come sono le frasi in lingua e quindi di sapere isolare le varie parole, riconoscerle come tali. Devono essere abituati a sentire la lingua.
  • I bambini devono avere un bagaglio sufficiente di parole ed espressioni a livello orale ed essere in grado di capire oralmente le prime parole e frasi che andranno a leggere. La lettura è una attività simbolica, basata sul riconoscimento di forme scritte che stanno per forme orali. Senza la pregressa esperienza di un numero sufficiente di parole ed espressioni, la lettura diventa una attività arbitraria e incomprensibile.
  • Costruire un repertorio sufficiente di suoni fonetici nella lingua. I bambini devono identificare i suoni e quindi essere preventivamente in grado di riconoscerli e distinguerli tra di loro. E’ indispensabile fare attività di consapevolezza metafonologica. In altre parole, non si può fare partire la lettoscrittura se la lingua orale sta a zero.

 

Consigliamo di abituare i bambini a sentire l’inglese, ed in particolare a sentire frasi in inglese, abituandoli a percepire il significato in esse e ad isolare almeno alcune parole significative (K-words). Lo storytelling ha molti dei vantaggi della lettura (permette di impaarre frasi e parole) , ma non ha particolari controindicazioni sui prerequisiti di eserdio (se non, naturalmente, il fatto che il livello deve essere adeguato alle competenze dei bambini).

Altri articoli sullo storytelling:

  Approccio inclusivo alla lettoscrittura in lingua inglese: 5 consigli


Noi abbiamo sempre considerato fondamentale avere un approccio inclusivo e riteniamo sia di grande importanza tenere in conto le difficoltà dei bambini che hanno pregressi problemi di linguaggio.

Approfondiremo in un altro articolo l'approccio inclusivo alla lettoscrittura della lingua inglese, ma qui diamo 5 consigli sicuramente validi per chi deve affrontare questo passaggio:

  1. Procedere in modo strutturato: l'ordine con cui vengono introdotti i fonemi è importantissimo. Può essere una buona idea iniziare dai fonemi che esistono già nella lingua madre, sfruttando un transfer linguistico positivo
  2. Fornire grande quantità di input linguistico: in particolare i bambini con difficoltà necessitano di avere piu' revisione ( e revisioni piu' strutturate) rispetto agli altri bambini.
  3. Fornire stimoli su piu' modalità sensoriali e didattiche: i fonemi isolati possono essere cantati, ritmati con le mani,  percepiti (facendo attenzione a come si posizionano le labbra, la lingua e come vibrano le corde vocali). I grafemi (le lettere corrispondenti ai suoni) possono essere tracciate, colorate, disegnate, ma anche riprodotte con il corpo (pensate al gioco di musical statues: quando la musica si ferma, create con il corpo la lettera corrispondente al suono M, P, S...)
  4. Dare possibilità di uso concreto dei fonemi/grafemi gradualmente appresi, tramite giochi (per esempio, il telefono senza fili). Si possono fare anche giochi motori, come percorsi in palestra (si può mettere il fonema in una busta al termine di un percorso motorio, al termine del percorso il bambino prende il punto pronunciando il suono che trova scritto) o giochi competitivi.
  5. dare ai bambini la possibilità di leggere e ascoltare contemporaneamente, come descritto in questo articolo.

Noi proponiamo una serie di formazioni nel mese di giugno 2018, finalizzate all'approccio inclusivo alla glottodidattica

Contattateci per informazioni al numero 02671658091

 

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