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DSA e LINGUE STRANIERE: miti e realtà

 
DSA e LINGUE STRANIERE: miti e realtà

parliamo dei luoghi comuni su inglese e dislessia

Il numero di ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) nelle classi della scuola italiana è ormai molto alto.

Per far fronte alle necessità di questi studenti, le insegnanti e gli insegnanti dei diversi gradi di scuola si stanno cercando di informare per riuscire a ideare e portare a termine lezioni sempre più inclusive ed efficaci per ogni singolo alunno.

Mentre una formula magica per l’insegnamento in classi a diverse abilità non esiste, siamo stati in grado di raccogliere i più diffusi luoghi comuni relativi alla dislessia e all’apprendimento della lingua seconda. Vediamo quindi quali sono i miti da sfatare e quali quelli da confermare, cercando di concentrarci su quali delle informazioni ci potranno essere più utili nella classe di inglese per raggiungere il maggior numero dii studenti.

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Prima di iniziare la lettura vi invitiamo a mettervi alla prova, rispondendo al questionario che trovate a questo link

Come avrete notato le domande sono provocatorie.

Rispondete senza pensarci troppo, facendo riferimento a quella che è la vostra idea di DSA in generale. Le risposte che troverete citate in seguito nell’articolo sono date da alcune insegnanti che hanno scelto di seguire il corso di formazione da noi proposto riguardo all’insegnare inglese come L2 a studenti con DSA.

Tenete a mente che, in questa sede, parleremo di DSA lasciando un po’ in disparte la discalculia, che in sede di lezione di lingua inglese come L2 rimane comunque meno toccata. Mi raccomando! Compilate il questionario prima di avere letto questo articolo!

Prima domanda: I DSA hanno problemi nella comprensione del testo scritto?

le risposte ad oggi pervenute sono cosi suddivise

Vero (68%) Falso 19%

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Ebbene , come ormai quasi tutti sanno, i maggiori problemi che hanno gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento sono legati alla decodifica del testo scritto e all’incameramento in memoria delle informazioni appena lette.

Se ci riflettiamo, vediamo bene che questi due fattori sono strettamente legati tra loro!

Pensate a quando leggete ad alta voce un testo in una lingua che state imparando o in cui vi sentite insicuri, tutta la vostra concentrazione andrà nel macchinoso processo di trasformare le lettere stampate in suoni, mentre perderete il filo sul senso di quello che state leggendo. La stessa cosa succede ai nostri studenti con DSA quando leggono un testo nella loro lingua madre, l’attenzione dovuta all’azione della decodifica è altissima e si perde il senso di ciò che si sta leggendo. Ma perché la decodifica è così difficile per loro?

Ecco, se ancora tanto c’è da studiare sulla natura della dislessia, la cosa su cui tutte le indagini concordano è che sia caratterizzata da una difficoltà più o meno pronunciata nei compiti di consapevolezza fonologica, ossia, in parole povere, l’abilità di mettere in correlazione il suono alla lettera (o meglio il fonema al grafema) e di manipolare i suoni della lingua.

 

Seconda Domanda: Tutte le persone con DSA hanno problemi simili?

le risposte ad oggi pervenute sono cosi suddivise

vero (10%)  falso (90%)

Eccoci alla prima domanda un po’ antipatica.

Ovviamente qui dipende tutto da cosa si intende con l’espressione ‘problemi simili’. È vero che, come abbiamo detto nella risposta numero 1, i disturbi specifici dell'apprendimento si basano su una povera consapevolezza fonologica e una scarsa memoria a breve termine ma le ragioni che rendono errata questa domanda sono almeno 3:

  • Innanzitutto quando parliamo di disturbi specifici dell’apprendimento parliamo di 4 disturbi distinti: Dislessia, Disortografia, Disgrafia e Discalculia. Anche se spesso si presentano in comorbidità, ognuno di questi disturbi ha le sue caratteristiche specifiche e implica difficoltà di diversa natura. La dislessia e la disortografia sono di disturbi fonologici, il primo dei quali (la dislessia) si manifesta per lo più in lettura mentre il secondo (la disortografia) in scrittura. Questo significa che mentre uno studente con dislessia avrà problemi più pronunciati nella decodifica da grafema a fonema, uno studente disortografico avrà problemi più evidenti nell’azione opposta, nel trasformare cioè il suono in un segno grafico, inciampando in diversi errori ortografici. La disgrafia è un disturbo di tipo motorio e riguarda di solito gli aspetti grafici della scrittura (dimensione delle lettere, disposizione sul foglio, organizzazione del testo sul foglio,..). In ultimo la discalculia è un disturbo nelle capacità di numero e di calcolo. Ovviamente, dipendentemente dal disturbo specifico, gli studenti mostreranno difficoltà diverse tra loro.
  • In secondo luogo, quando si parla di disturbi specifici dell’apprendimento non si parla di una caratteristica che si può avere o non avere in egual misura ma si parla di una distribuzione su uno spettro che vede e identifica vari livelli di intensità del disturbo. In parole povere, non c’è nessun tipo di ferma identità tra chi ha un disturbo specifico dell’apprendimento perché ognuno presenterà un intensità diversa e delle diverse ripercussioni causate dal proprio grado di difficoltà. 
  • Ultimo ma non per importanza, così come ogni persona è diversa e singolare, così anche ogni studente con DSA ha le sue particolarità e peculiarità dipendenti dalla propria personalità, dal proprio carattere, dal proprio background… Non esiste uno studente uguale all’altro!

Terza domanda: I DSA non possono apprendere lingue straniere?

le risposte sono ad oggi cosi suddivise

vero (3%) falso (97%)

Eccoci giunti al nostro campo di interesse, i DSA e le lingue straniere.

Sebbene sia ovvio dopo tutto quello che abbiamo detto fino a ora che imparare un sistema fonologico (grafema/fonema) diverso da quello della lingua madre (in cui, per altro, si è immersi e ci si convive tutti i giorni) sia un compito più difficile per chi ha un DSA rispetto a chi non è affetto da questo disturbo, i DSA sono in grado di imparare le lingue straniere.

Ovviamente, di questo parliamo molto nei nostri corsi di formazione, come insegnanti dovremo trovare il modo di veicolare le informazioni e di fare far pratica con la lingua in modi diversi da quelli tradizionali, cercando cioè di distaccarci dalla scrittura e veicolare le informazioni attraverso altri canali sensoriali. Se questa operazione è già difficile nelle materie di studio come scienze, geografia e storia, insegnare un sistema linguistico cercando di appoggiarci il meno possibile sul segno grafico è una sfida molto stimolante (e diciamocelo.. non semplice!).

Ricordiamoci però che nell’insegnamento possiamo fare leva su diversi canali sensoriali, come quelli descritti dal modello VAK - Visual (visivo), Auditory (uditivo), Kinesthetic (Cinestetico).

Ogni studente ha il suo canale di apprendimento prediletto e noi insegnanti dobbiamo essere in grado di fornire attività ed esercizi che vanno incontro a tutti e tre gli stili di apprendimento, solo in questo modo riusciremo a includere tutti i nostri studenti nella lezione.

I ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento prediligono, di solito, il canale cinestetico, uditivo e visivo spaziale, che riguarda cioè l’utilizzo di immagini e disegni (diverso dal visivo grafico che è quello legato alla scrittura).

Proprio il fatto che ragazzi con DSA abbiano identificato il canale visivo spaziale come uno dei propri canali di apprendimento preferiti mi permette un appunto: la dislessia non è un disturbo della vista, non serve perciò procurare ai ragazzi fotocopie ingrandite su fogli A5. Spesso queste fotocopie, anzi, fanno sentire lo studente in imbarazzo e inibiscono la sua capacità di apprendimento.

Facciamo piuttosto attenzione a usare carta con colore opaco, caratteri senza grazie e un interlinea di almeno 1,5 per favorire la concentrazione sulle singole parole e evitare sovraffollamento sul foglio.

Quarta domanda: La dislessia è genetica?

Le risposte fino ad ora raccolte su questo argomento sono

vero 93% falso 7%

L’Associazione italiana Dislessia (AID) definisce la dislessia come un disturbo del neuro sviluppo. Con ciò si intende che il bambino che presenta questo tipo di difficoltà ha avuto uno sviluppo atipico, diverso dalla maggior parte dei suoi coetanei ma non per questo problematico nel senso stretto del termine o carente.

La dislessia è ritenuta avere una forte componente ereditaria, proprio perché è un’atipicità non dovuta a fattori ambientali ma innata nel bambino. Le teorie sull’ereditarietà della dislessia non sono però state ancora del tutto accertate, come ancora diverse sono le opinioni sulla possibile esistenza di un particolare gene da cui dovrebbe dipendere lo scaturire di questo disturbo.

In generale, però, ad oggi è difficile avere un riscontro empirico dell’ereditarietà del deficit dato che la generazione precedente a quella dei nostri studenti non ha avuto accesso, in età scolare, a controlli e certificazioni. Sicuramente con l’andare del tempo i riscontri non saranno solo di tipo scientifico ma saremo in grado di verificare con i nostri studenti e le loro famiglie una possibile linea famigliare su cui si sussegue il disturbo.

Quinta domanda: La dislessia è curabile?

vero: 10% falso: 90%

Che sia genetica, ereditaria e/o neurobiologica, sicuramente la dislessia non è una condizione da cui si ha la necessità di ‘guarire’ in senso stretto. Gli studenti dislessici sono tutt’atro che malati!

Hanno solo un pensiero che si articola in maniera diversa, spesso per immagini piuttosto che per parole, e se impariamo con loro a lavorare nel modo giusto, possono raggiungere obiettivi che non ci aspetteremmo neanche dagli studenti più brillanti! (n.d.r. Ovviamente in questa sede e in sede scolastica, è da specificare, si è soliti riferirsi con il termine ‘dislessia’ al disturbo che in letteratura viene identificato come ‘dislessia evolutiva’ e non alla ‘dislessia acquisita’, che si può manifestare in seguito, per esempio, a un danno cerebrale).

Nel caso della dislessia evolutiva, più che lo studente bisognerà imparare a curare il nostro metodo di insegnamento, rendendolo più dinamico e multisensoriale. Togliamoci dalla testa però di potere fare ‘passare’ o ‘venire’ la dislessia a qualcuno, termini che ancora oggi purtroppo si sentono....

 

Sesta domanda: Tutte le lingue straniere sono ugualmente difficili per i DSA?

vero:15%     falso: 85%

Abbiamo già detto che gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento possono imparare le lingue straniere, se il metodo di insegnamento terrà conto delle loro necessità e si saprà modificare seguendo i bisogni del gruppo classe.

C’è da dire però che non tutte le lingue straniere sono ugualmente difficili per i DSA. Partiamo dall’inizio: l’ortografia delle lingue alfabetiche si distingue tra opaca e trasparente.

Tanto più la corrispondenza tra grafemi e fonemi di una lingua è univoca (anzi biunivoca) tanto più trasparente sarà ritenuto il codice. Al contrario, tanto più irregolare sarà la corrispondenza tra grafemi e fonemi tanto più opaco sarà ritenuto il codice. In soldoni: le lingue che ‘si leggono come si scrivono’ sono trasparenti mentre quelle che ‘non si leggono come si scrivono’ sono opache. L’italiano, che ha solo due ambiguità fonetiche (‘c’ e ‘g’, che possono essere dolci e dure), viene considerata una lingua trasparente mentre l’inglese, con tutte le sue irregolarità e corrispondenze multiple è considerato altamente opaco. In inglese, per esempio, non solo a un solo suono (fonema) possono corrispondere diverse lettere (grafemi) (pensiamo per esempio alla vocale lunga ‘a’ che può essere scritta, tra gli altri modi -a, -ay,-ai), ma anche un solo segno grafico può essere letto in diversi modi e con diversi esiti fonetici (provate a leggere la parola GHOTI, se leggiamo ‘gh’ come in ‘enough’, ‘o’ come nel plurale di donne ‘women’ e ‘ti’ come in ‘nation’ avremo l’esito fonetico possibile di FISH!).

Se siete confusi e confuse voi, pensate a quanto lo può essere un ragazzo con un DSA, che già in lingua madre presenta una difficoltà nel trasformare le lettere in suoni, che si trova davanti una lingua come l’inglese!

Ovviamente, ad oggi, anche se sarebbe probabilmente meno complicato per gli studenti con DSA imparare una seconda lingua di tipo trasparente (come lo spagnolo o in generale le lingue neolatine), non si può evitare di imparare l’inglese, e come se non bastasse si tende a iniziare il prima possibile.

Non disperiamo però, come abbiamo detto una metodologia diversa può aiutarci anche in questo senso. In particolare vi consiglio di informarvi sugli svariati metodi phonics che sono già presenti sul mercato, sono ancora tutti ideati per inglesi madrelingua ma con una buona dose di pazienza possono essere integrati e possono aiutare moltissimo i nostri studenti in difficoltà.

I DSA possono avere problemi psicologici legati al loro disturbo?

vero  96% falso 4%

Alcune delle comorbidità più ingombranti degli studenti con DSA sono proprio i disturbi psicologici.

Ripetuti fallimenti scolastici e una ripetuta esperienza di insoddisfazione possono portare a diverse problematiche psicologiche cha vanno ad appesantire e rendere ancora più oneroso il loro percorso scolastico.

Alcuni disturbi studiati fino ad oggi sono: psicopatologie dell’umore, ansia, tratti ansioso-fobici, demoralizzazione, disistima di sé, ‘learned helplessness’, disagio psicoaffettivo, somatizzazioni, inibizione, difficoltà relazionali, tratti aggressivi, isolamento sociale, oppositività..

È chiaro che un insegnamento rivolto anche a questi ragazzi che dia modo di sperimentare successi e soddisfazioni all’interno del percorso scolastico può andare a lavorare proprio su questi fattori psicologici restituendo la dovuta leggerezza e spensieratezza agli anni della scuola e costruendo un ambiente didattico sereno in cui è possibile imparare.

Due cose sono infine da puntualizzare:

  • Secondo i più grandi glottodidatti del 900, non può esistere acquisizione in un ambiente didattico che non sia sereno e positivo. La teoria del filtro affettivo elaborata da Krashen sottolinea proprio come lo scatenarsi dell’ormone dell’endorfina all’interno del nostro corpo provoca all’abbassamento di quello che lui chiama, appunto, ‘filtro affettivo’ e facilita l’immagazzinamento delle informazioni nella memoria a lungo termine.

  • Il disinteressamento scolastico verso gli studenti con DSA e la mancata messa in atto di metodologie appropriate ha portato negli anni a molteplici drop out - abbandono della scuola- da parte di studenti con DSA. In una conosciuta TED talk, Dean Bragonier, dice che nonostante la dislessia sia conosciuta come la ‘malattia dell’ MIT’ famosissima università americana, nota per la genialità dei suoi studenti, il 70 per cento dei detenuti negli Stati Uniti sono dislessici. Questo ultimo dato è strettamente collegato all’imponente numero di ragazzi dislessici che decidono di lasciare la scuola e si trovano a dover costruirsi un percorso alternativo, dove la tentazione della strada ‘facile’ è molto alta. Pensate a quanti geni, conclude Bragonier, sono dietro le sbarre a causa di un sistema che non è stato in grado di lavorare con le loro potenzialità!

I bambini con un background famigliare difficile hanno piu problemi di apprendimento

vero 33% falso 75%

Eccoci arrivati all’ultima domanda, probabilmente la più cattivella.

Come abbiamo detto in precedenza, la dislessia evolutiva non è un disturbo acquisito ma è una condizione atipica presente negli studenti fin dalla nascita. Ovviamente, questo esclude che qualsiasi fattore esterno possa agire sullo sviluppo del disturbo, sia in positivo che in negativo. È pur vero però che talune condizioni possono produrre difficoltà che assomigliano alle difficoltà dei ragazzi con DSA.

Questo significa che uno studente con problemi a casa, che magari ha poco tempo da dedicare allo studio, nessuno che lo aiuta e lo motiva e che mostra scarso interesse a scuola potrebbe presentare difficoltà simili a quelle presentate da ragazzi con DSA (anche se dovute a motivi diversissimi).

Allo stesso modo, chi è altamente motivato e incentivato a dedicarsi alle materie di studio ed è seguito in modo efficace, anche se dislessico, potrebbe compensare e avere performance migliori della media degli studenti con questo tipo di deficit. Eccoci arrivati alla fine della nostra lista! Spero di avere chiarito questi punti che sono ancora spesso un po’ controversi!

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