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Creare situazioni di acquisizione e apprendimento linguistico

Il ruolo della imitazione nell'insegnamento della lingua: strategie per una didattica concreta

In questo ciclo di articoli stiamo affrontando alcuni dei temi che saranno trattati nell'ambito della formazione che offriremo ma giugno 2019 a docenti della scuola primaria e secondaria di I grado. Oggetto della formazione è l'insegnamento inclusivo dell'inglese.

L'insegnamento inclusivo dell'inglese non è un "insegnamento speciale" dell'inglese, bensi un insegnamneto rispettoso delle procedure e modalità piu corrette e coerenti con il funzionamento del cervello che impara.

Questo è il programma del corso, che sarà modulare e diviso in tre parti:

  • Insegnare inglese ai DSA 1 livello: panoramica sui disturbi e sulla lettura di una diagnosi funzionale. Comprensione dei principi generali di efficacia dell'insegnamneto linguistico ai soggetti con DSA (importanza dei prerequisiti, frequenza dell'esposizione, scaffolding) ed in particolare approfondimento delle strategie inerenti la fonetica
  • Insegnare inglese ai DSA 2 livello: insegnamento inclusivo delle 4 abilità (leggere, scrivere, ascolatre e imparare), con suggerimenti pratici sui materiali da usare, la strutturazione delle uda, l'uso inclusivo della tecnologia
  • Insegnamento multisensoriale dell'inglese: uso delle tecniche multisensoriali per insegnare inglese ai bambini (TPR, storytelling, ritmo nell'insegnamento della lettura, suo di tecniche psicologiche per la memoria)

I corsi saranno erogati in modalità blended , per una durata complessiva di 60 ore. Le lezioni in presenza saranno erogate qui:

ICS 1 SAN BONIFACIO (VERONA) - 18, 29, 20 Giugno - corso gratuito

ICS GALVANI (Via Galvani, 7 Mm2/3 Milano)  26, 27, 29 Giugno  - costo 150 euro

Si impara tramite l'imitazione dell'esempio, non tramite la regola

Nello scorso articolo abbiamo visto l'importanza di insegnare tramite esempi, e non tramite regole.

Si impara meglio tramite esempi, perchè l'esempio innesca l'imitazione. L'imitazione è un comportamento a cui siamo evolutivamente e innatamente portati: il bambino imita la madre ed il fratello maggiore, come poi successivamente è portato ad imitare il docente ed il compagno piu' esperto.

Il bambino imita per il puro piacere funzionale di farlo: provare ad imitare nutre il suo desiderio di provare a "fare come" l'interlocutore, ed il riuscire (anche parzialmente) nei tentativi lo motiva a provare e riprovare con piacere sempre maggiore.

Il piacere stesso della operazione, senza alcuna altra gratificazione estrinseca, è il primo motore della motivazione che porta ogni infante allo strabiliante successo di impaarre a parlare, camminare etc.

Siamo programmati per imitare ciò che fa il nostro modello, non a fare ciò che siamo "addestrati a fare", tantomeno addestrati verbalmente. L'apprendimento si basa e si nutre di imitazione, non di istruzione sulla base di spiegazioni.

L'esempio modella il comportamento

Siamo programmati per imitare e l'imitazione "sana" (cioà non guidata da un adestramento) ha la straordinaria capacità di modellare il comportamento futuro del soggetto. Il bambino imita per potere applicare, la concretezza e la finalità dell'esempio, che deve essere "provato" in vivo in una situazione concreta, sono fondamentali perchè la strategia abbia un esito positivo.

Alle scuole primarie si insegnano non regole di grammatica, ma funzioni comunicative. Ed è giusto che sia cosi! Ma perchè questo sia efficace, è necessario che la funzione comunicativa appresa venga immediatamenmte tradotta in veri giochi di ruolo, che permettano ai bambini di applicare e generalizzare quanto hanno imparato.

Grazie ai neuroni a specchio e la loro azione , che ci spinge ad imitare ma anche a anticipare ed interiorizzare l'azione che vediamo svolgere, siamo in grado di imparare non solo quando agiamo in prima persona ma anche quando guardiamo gli altri agire. Immegendosi in un gioco di ruioleo, quindi, diamo al cervello molti utili segnali, che si traducono in un apprendimento piu veloce ed efficace rispetto alla lezione frontale.

L'apprendimento da esempio: un atto circolare

L'apprendimento efficace da esempio, ovvero la buona imitazione, è un atto circolare. Il bambino vede, cerca di riprodurre, applica quanto ha imparato, generalizza quanto ha imparato in situazioni piu ampie, e cerca attivamente situazioni nelle quali può provarsi con le sue nuove competenze.

Quindi, il bambino che ha trovato sicurezza in una situazione "protetta" , poi va a cercare autonomamente contesti "naturali" per praticare quanto imparato! Questo è esattamente il fine dell'insegnamento: fare in modo che gli alunni cerchino attivamente situazioni nelle auali applicare (senza la guida del docente) le compteneze apprese e acquisite.

Come il genitore, il fine del buon insegnante è di essere progressivamente sempre di piu sul fondo....e che le competenze insegnate prendano a vivere senza la sua guida, supporto, controllo,giudizio, commento.

L'importanza del feedback da parte dell'ambiente

 

Se ciò che ha implicitamente imparato "non funziona" (non riceve un feed back positivo dall'ambiente), viene abbandonato. Se riceve un feed back positivo dall'ambiente, viene consolidato con l'uso e generalizzato. La pratica e il responso "sociele"è fondamentale, sia per consolidare le informazioni corrette ed integrarle, sia per scartare le informazioni scorrette, quindi bando alla lezione frontale. la lezione deve essere molto interattiva e permettere a tutti di mettere in pratica ciò che si è appena imparato.

La motivazione si crea nel processo, che in un certo senso alimenta se stesso. Quando impariamo, vogliamo imparare sempre di piu perchè imparare provoca naturalmente piacere. Cosi, anche l'interazione con l'ambiente.

E' una ottima idea, da questo punto di vista, creare delle situazioni che "socializzino" l'apprendimento. Giusto alcune idee:

  • Potete creare delle situazioni teatrali con un pubblico (classe)
  • Potete filmare i role-plays (in modo che con il montaggio si cancellino gli errori, che possono creare imbarazzo) e mostrarli nella classe e ai genitori, o ad altre classi (incrociare questa pratica)
  • Potete creare delle situazioni e provarle "in vivo" (ad esempio, al supermarket)
  • Potete invitare un madrelingua in classe per il confronto su alcune situazioni, e passare sotto la sua guida dall'imitazione, alla pratica.

 Confrontarsi con un pubblico o comunque con una situazione piu ampia e complessa può essere motivante ed interessante per i bambini.

Ambiente vs mediatore

 

Tuttavia, possiamo imparare molto meglio quanto l'ambiente "ci insegna" se c'è una mediazione: se il bambino si trova davanti ad uno stimolo troppo complesso per essere compreso, non c'e' possibilità che sia incamerato.Il genitore, nel suo ruolo di "tutor" (o mediatore) rende il bambino in grado di acquisire le informazioni tramite queste operazioni:

  • interessa il bambino alla informazione: senza attenzione non c'è la possibilità di imparare. Spesso si sente ditre che i bambini imparano anche senza prestare attenzione. Non è cosi: si sta confondendo l'assenza di attenzione con il fatto che il bambino rivolge attenzioni di durata molto breve, perchè non ha ancora appreso come focalizzarsi sulle cose in vista di un obiettivo e quindi come seleizonare lo stimolo a cui rivolgere l'attenzione tra i tanti che lo colpiscono. ma non vuole dire che  sta imparando "automaticamente" , senza prestare attenzione, perchè senza la dovuta attenzione non si impara nulla. Sappiamo che siamo in grado di cogliere meglio ciò che ci aspettiamo, quindi compito del tutor/mediatore (genitore, docente etc) sarà presentare l'informazione in modo che poi la mente sia pronta a notarla e coglierla al meglio. Potrebbe avere bisogno di fare questa operazione molte volte proprio perchè (specie nei bambini piccoli) le informazioni competono tra di loro per l'attenzione. Potrà usare vari stragemmi per attirare l'attenzione del bambino sulla informazione che vuole presentare, come ad esempio la voce, la mimica, il gesto, un supporto iconico o uditivo....
  • semplifica l'informazione: se è un processo, riduce le alternative, per rendere piuì facile per il bambino addentrarsi nel problema. Lo presenta in modo lineare, cerca di coinvolgerlo da subito, creare aspettativa ma spiegando di cosa si tratta. Infine, è ciò che si fa quando si scrive un abstract per un testo scientifico. Si dovrebbe farlo a maggior ragione con i bambini piccoli: spiegare che cosa si andrà a fare, coinvolgerli tramite una breve presentazione chiara nel vivo dei contenuti. Ci sarà tempo per approfondire. La presentazione deve essere lineare, chiara, coinvolgente.
  • guida l'attenzione: specie se csi ha a ache fare con dei bambini, si deve preveder il punto in cui cadrà l'attenzione, e pensare ad espedienti (cambio di ritmo? accorgimenti di tono, supporto, mimica?) per mantenerla viva
  • modulare la difficoltà: la sfida a parole piace a tutti, ma la prima introduzione a qualche nuova attività deve essere semplice, un pochino piu' semplice rispetto alle capcità del bambino. Quando sarà sicuro, potrà essere intrigato dalla sfida.
  • evidenziare gli aspetti cruciali: sta al mediatore sottolineare che cosa il bambino ha fatto, attirare l'attenzione sugli aspetti unificanti, o significativi, che possono essere sfuggiti al bambino nel processo del fare.

 

 E voi, come risolvete il "conflitto" tra ambiente e mediatore? Come mediate e come socializzate le situazioni di apprendimento? Volete raccontarci la vostra esperienza? Contattateci [email protected]

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