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Come ottenere l'attenzione nella classe di inglese

 
Come ottenere l'attenzione nella classe di inglese

Questo articolo esamina il ruolo dell'attenzione nella classe di inglese

 

First you draw their attention, then you teach your lesson: questo articolo, scritto da Ilaria Venagli (laureanda in Scienze del Linguaggio presso l'Università Ca' Foscari di Venezia) affronta il tema dell'attenzione nella lezione.

 

L’attenzione è un processo cognitivo.

Nell’atto di rivolgere la nostra mente e il nostro pensiero ad un determinato oggetto o, più precisamente, stimolo, selezioniamo un input che verrà conseguentemente elaborato dalla nostra memoria a breve termine e riposto, conservato nella memoria a lungo termine.

 

In questo processo di selezione ed elaborazione dello stimolo, dunque, sin dall’infanzia si “selezionano” - inconsciamente - tutti quei mattoni che nel tempo daranno vita al nostro individuale ed esclusivo castello di conoscenza.

L’attenzione - secondo la psicologia cognitiva - ha tre scopi differenti: 

Il monitoraggio delle nostre interazioni con l’ambiente, mantenendo la consapevolezza di quanto bene ci stiamo adattando alla situazione in cui ci troviamo;  La sintesi del nostro passato (ricordi) e del nostro presente (sensazioni), dandoci il senso di continuità dell’esperienza che può anche fungere da base per l’identità personale;

Il controllo e la pianificazione delle nostre azioni future, basate sull’informazione, sul monitoraggio e sulla connessione dei ricordi passati e delle sensazioni presenti.  

L’ambiente in contesto scolastico - è la classe. L’attenzione lavora secondo questo scopo di adattamento dell’individuo. È interessante analizzare una delle tante definizioni di adattamento per comprendere quanto sia fondamentale lavorare - prima che sulle mere metodologie to draw their attention - sulla condizione primaria che permetterebbe all’alunno di rivolgere volontariamente e senza incentivi esterni la propria attenzione allo stimolo presentato dall’insegnante.  


L'adattarsi di esseri viventi a una condizione di collaborazione o di sopportazione reciproca

 Collaborazione e supporto.

Queste dinamiche sono fondamentali nel contesto classe se lo scopo ultimo vuol esser quello di imprint - verbo inglese suggestivo, a mio avviso: un buon insegnante desidera stampare nella testa dei propri studenti la conoscenza, l’input.

Ecco quindi una prima risposta alla domanda - come faccio a mantenere attiva ed efficace la loro attenzione? 1 Banzato, Coin, Università Ca’ Foscari di Venezia dice: "Lavorate sull’ambiente, create una classe cooperativa e pronta alla condivisione, al supporto - assicuratevi che ogni studente si trovi a proprio agio e lavorate duro per appianare tutti quegli atteggiamenti negativi e di competizione c h e p o t r e b b e r o m e t t e r e a r i s c h i o l a consapevolezza di quanto bene si stiano adattando".

L’attenzione è anche sintesi di ricordi e sensazioni, di passato e presente - l’attenzione ci aiuta a costruire, tramite una selezione continua, il nostro futuro.

Da un senso di continuità all’esperienza e funge da base per la costruzione dell’identità personale. Di quanto sia potente, l’attenzione, probabilmente non ci rendiamo conto - selezioniamo inconsciamente una serie di input per crearci: ciò a cui si presta attenzione è quello di cui necessitiamo per formarci come individui, per saldare il nostro personale concetto di identità - chi eravamo, chi siamo oggi e chi desideriamo essere.

Si potrebbe aprire un interessante parallelismo tra le dinamiche di attenzione e motivazione - questo articolo esula dallo scopo di approfondire l’importanza della motivazione, ciò nonostante, un’interconnessione risulta evidente e rivela un’ulteriore risposta alla domanda sottofondo - come tenere gli studenti attenti.

Motivateli.

Non si può sperare di ottenere interesse senza fornire loro la giusta ragione per dedicarci la loro attenzione: in un mondo ricco o meglio sovraccarico di input e stimoli, chi è l’insegnante per meritarsela?

Perché devo ascoltarlo? Come, quello che mi sta dicendo, può essermi utile nella mia costruzione identitaria?

Queste sono le loro domande sottofondo e su queste un buon insegnante deve rivolgere la propria attenzione: devono capire che quanto state cercando di imprint in their minds è uno stimolo fondamentale, unico e necessario alla loro formazione come studenti, si, ma non solo, come uomini e donne futuri.

Questo ci ricollega al terzo scopo : attenzione è il controllo e la pianificazione delle nostre azioni future, basate sull’informazione, sul monitoraggio e sulla connessione dei ricordi passati e delle sensazioni presenti.

La psicologia cognitiva riconosce diverse tipologie di attenzione - l’attenzione selettiva, divisa e la vigilanza. Presenta inoltre diverse teorie la quale spiegazione richiederebbe un linguaggio scientifico e dettagliato che si allontana dal nostro scopo principale, ovvero comprendere come tener viva quest’arma fondamentale per l’apprendimento.

È fondamentale però e tra le più famose, la teoria del collo di bottiglia di Broadbent il quale suggerisce che lo stimolo che forniamo si collega al registro sensoriale dell’individuo passando da un filtro selettivo a forma di collo di bottiglia, che permette dunque che solo alcuni input selezionati arrivino ai processi percettivi per essere elaborati dalla memoria a breve termine.

Nella pratica, questa teoria ci permette di comprendere l ’ i m p o s s i b i l i t à d i p r e s t a r e a t t e n z i o n e contemporaneamente a tutti gli stimoli che l’ambiente circostante ci fornisce - sono molteplici e potenzialmente infiniti.

Ergo, risulta quasi scontato affermare che il nostro stimolo, lo stimolo fornito da un insegnante in una classe piena di distrattori deve - metaforicamente - vincere la battaglia con gli altri stimoli ambientali che non risultano essere target. Come?

Facendo appello al registro sensoriale: non è possibile pianificare un’intera lezione di spiegazione pedante e monotematica che preveda che sia solo il docente a parlare.

Create attività dinamiche, che li coinvolgano. Proponete stimoli diversi: video, musica e giochi per i più piccoli.

Usate i colori - soprattutto per spiegare concetti teorici ardui e faticosi: schemi alla lavagna, se possibile strumenti tecnologici come la LIM che permetterebbe la creazione di mind maps colorate che catturerebbero l’attenzione sicuramente più del muro bianco che si troverebbero a fissare topo un’ora di monologo.

Daniel Kahneman, psicologo israeliano, afferma che disponiamo di una quantità fissa di attenzione - fissa e limitata, pertanto è il soggetto che inconsciamente decide a chi o cosa rivolgerla.

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