Travaglio e parto dal punto di vista del bambino
Comprendere l'esperienza del bambino arricchisce la nostra comprensione del travaglio e del parto e mette in relazione con lui
Abbiamo visto il travaglio ed il parto come può essere descritto nell'esperienza della madre e di chi l'assiste.Nelle prossime righe, vedremo che cosa avviene negli stessi momenti all'interno del corpo della donna.
Prima del parto, il corpo comincia a prepararsi con una serie di complessi cambiamenti. Uno dei più importanti è la maturazione della cervice, per la quale avvengono una serie di processi biochimici che trasformano le fibre di collagene che la chiudono in un tessuto molto più morbido ed acquoso, che le consentirà di appianarsi e dilatarsi. Specialmente nelle pluripare, la cervice all'insorgenza del travaglio può presentarsi già appianata e con una dilatazione di 1-2 cm. Le contrazioni della fase prodromica, contribuiscono ad un cambio di assetto dell'utero, il cui collo si raddrizza e si porta in posizione parallela a quella del pavimento pelvico.
Durante questa fase, inoltre, la cervice si appiana totalmente fino ascomparire virtualmente per confondersi con le pareti uterine in dilatazione. Questo movimento dilatativo porta la sacca amniotica a separarsi (scollarsi) dalle pareti interne dell'utero, precipitando parzialmente sotto la testa del bambino, che così viene a formare una "borsa" contenente del liquido, che precede la testa, proteggendola così da eventuali traumi, come una sorta di cuscinetto di acqua.
Normalmente le membrane resistono così alla pressione fino alla completa dilatazione dell'utero e all'inizio della fase espulsiva. Mentre si apre l'orifizio uterino inferiore, la testa del bambino scende con un movimento di rotazione. Il passaggio non è agevole : numerose ossa sporgono e gli intralciano il passaggio, in particolare lo attendono lo "stretto superiore" (formato dall'osso sacro, il pube e le ossa del bacino). Successivamente, il bambino trova la resistenza del muscolo elevatore dell'ano, un potente e profondo muscolo contro cui la sua testa si troverà a premere. Fortunatamente, proprio questa pressione innescherà il bisogno della mamma di spingere fuori il bambino, aiutandolo così attivamente a superare l'ostacolo.
Un ultimo passaggio insidioso ("stretto inferiore") è delimitato anteriormente dall'osso pubico, lateralmente dalle creste pelviche e posteriormente dal coccige materno, che si deve ritrarre per lasciar passare il bimbo dall'apertura pelvica, superata la qualeil bimbo sbuca nella vagina ed emerge dalla vulva. L'istinto suggerisce al bambino le mosse per aggirare questi ostacoli sulla sua via: la testa è flessa sul mento in modo da presentare un diametro inferiore e fungere da perno duro contro gli ostacoli che incontra.
Quando si imbatte nelle curve strette che deve attraversare, si pone in obliquo, ponendo prima la testa e successivamente le spalle e tutto il corpo. Compie così un movimento a vite che lo aiuta a penetrare nello stretto passaggio, con l'aiuto della vis-a-tergo, ovvero della forza sospingente che gli arriva dall'utero. Gli avanzamenti così sono concomitanti alle contrazioni che lo sospingono in avanti, tuttavia lo stesso feto compie dei movimenti autonomi (andatura "a lombrico") per sgusciare dagli ostacoli e progredire nel canale.