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Travaglio e parto: cosa accade alla madre

I processi del parto dal punto di vista materno

Il travaglio è un processo che ha normalmente la durata di alcune ore. Nonostante si tratti di un continuum, esso viene schematicamente riassunto nelle seguenti fasi: fase prodromica periodo dilatante: nel quale, ad opera delle contrazioni uterine, il collo dell'utero raggiunge la delatazione completa (circa 10 cm) periodo espulsivo: nel quale il bambino passa attraverso il collo dell'utero così dilatato, attraversa il canale del parto ed emerge dalla vulva della madre secondamento: nel quale viene espulsa la placenta

Vedremo prima lo svolgersi del travaglio e parto dal punto di vista materno (o comunque esterno), successivamente analizzeremo le medesime fasi dall'interno, cercando di capire che cosa avviene nel corpo della donna e quale è l'esperienza del bambino nel parto.

La fase prodromica può avere una durata molto variabile da donna a donna (a volte anche alcuni giorni) ed è caratterizzata da contrazioni non regolari ed in genere non dolorose. Si distinguono dalle contrazioni "valide" per un'inferiore durata (di solito non arrivano ai 30') e per il fatto di essere irregolari. Durante questa fase, non avviene dilatazione. L'inizio del vero travaglio di parto, viene detto fase latente.

Anche questo periodo ha una definizione temporale estremamente difficile da stabilire. Le contrazioni progessivamente cambiano per qualità, intervallandosi ad una durata regolare e facendosi sempre più lunghe e dolorose. La fase prodromica e latente vengono influenzate nella loro durata da molti fattori interni ed esterni. La loro funzione dal punto di vista evolutivo è quella di preparare la donna al travaglio. I segnali fastidiosi e dolorosi che vengono inviati devono infatti mettere all'erta la gestante, avvisandola dell'imminenza del parto. Se le condizioni esterne non consentono un parto sicuro, il travaglio si arresta. In tutto il mondo animale esiste questo meccanismo di protezione, che sopravvive nella parte più antica del nostro cervello, in grado di inibire la nascita fino a quando la madre non si trovi in un luogo protetto. Per questo, se la donna prova una forte ansia o paura, ciò blocca l'avvio del travaglio.

Il termine della fase latente coincide con l'inizio del travaglio attivo, caratterizzato da contrazioni ritmiche (almeno una ogni dieci minuti) della durata di circa 40'-50'. Convenzionalmente, il travaglio attivo si definisce attraverso alcuni parametri che vengono accertati con una visita ginecologica: collo uterino appianato e centralizzato dilatazione di almeno 3 centimetri parte presentata (testa) impegnata al livello dello stretto superiore (livello -1) In questa fase le contrazioni portano velocemente la dilatazione da 3 a 6/7 cm. Di solito, arrivati a questo punto, il travaglio subisce una naturale battuta di arresto (prima fase di transizione) che permette l'adattamento del corpo e della psiche prima della dilatazione completa.

Ancora una volta, predomina la funzione protettiva: se la madre non percepisce una situazione calma e sicura, la fase latente si prolunga al fine di salvaguardare lei e la prole in una situazione di grande vulnerabilità. La seconda fase del periodo dilatante, che porta al dilatazione da 6/7 cm al completamento, è poi relativamente veloce. Tutto questo processo ha portato all'apertura completa del grembo materno e alla contemporanea discesa della testa fetale. Abbiamo ancora una pausa (seconda fase di transizione), che precede il momento in cui la donna avvertirà il premito, ovvero la pulsione irresistibie di spingere fuori il bambino. E' questa la fase espulsiva, dalla durata molto più breve del periodo dilatante, che vede la donna spingere attivamente in concomitanza con la contrazione, fino a quando il bimbo non affiora dalla vulva.

Il movimento è caratterizzato da un "va e vieni" (ovvero la testa scende durante la contrazione per poi risalire di qualche centimetro nelle pause), che ha la funzione di preservare i tessuti materni, che si strapperebbero se fossero tesi in un colpo solo. Questo movimento ondulatorio consente invece alla vagina e alle grandi labbra di stirarsi gradualmente riducendo il trauma al minimo possibile. La testa così affiora diverse volte per poi tornare indietro e solo quando è possibile che passi nella sua interezza, seguita dalle spalle, il bambino sguscia fuori con un movimento rapidissimo.

E' nato. Sarà il momento più bello della vostra vita. L'ultima fase del parto è detta secondamento, ovvero l'espulsione della placenta che segue, dopo una pausa di alcuni minuti (in media 20, ma può occorrere anche un'ora senza che ciò evidenzi una patologia), la nascita del bambino. Mentre il neonato succhia al seno o riposa sul ventre materno, le contrazioni (non dolorose) riprendono, fino a staccare la placenta dal fondo dell'utero e espellerla. Nel parto è normale perdere fino a mezzo litro di sangue, è importante sorvegliare che non si verifichi un'emorragia che metterebbe in pericolo la madre. Dopo l'espulsione della placenta l'utero si contrae e si viene a formare il cosiddetto globo di sicurezza che come un laccio emostatico impedisce che la madre si dissangui.