Il dolore del parto
Cosa sono le doglie, perchè sono previste dalla natura, quali sono le caratteristiche di questo dolore
La maniera migliore per predisporci ad un travaglio più breve e meno doloroso è invece assecondare tutti quei desideri che scaturiscono dal bisogno di intimità, sicurezza e comfort. Vivere il travaglio ed il parto in maggior comfort significa viverlo con molto meno dolore.
Il dolore è la componente che del parto desta forse la maggiore attenzione e preoccupazione tra le donne che devono affrontarlo. E' in effetti straniante associare il dolore - che istintivamente richiama malattia, pericolo e morte - ad uno dei momenti più belli e intensi della vita di una donna e di una coppia. E' importante però sottolineare che i dolore del parto è qualitativamente diverso dal dolore di una condizione patologica, per due motivi fondamentali:
•la ritmicità: il dolore è regolarmente alternato a pause di rilassamento e benessere
•la fisiologicità: il dolore non è sintomo di una malattia, bensì si inscrive in un processo naturale e prevedibile
Il dolore del parto ha una funzione evolutiva, una fisica ed una psicologica. Dal punto di vista evolutivo, abbiamo visto che l'avviarsi delle contrazioni ha la funzione di segnalare alla madre l'imminenza del travaglio e quindi la necessità di ritirarsi in un posto sicuro.
Dal punto di vista fisico, il dolore ha una funzione protettiva in quanto costringe la madre a muoversi e cercare continuamente le posizioni che facilitino la discesa del piccolo: spinta dal dolore, la donna cammina, si accovaccia o si inginocchia, solleva una o l'altra gamba, si sdraia sul fianco. Nella ricerca di una posizione meno dolorosa, aiuta il bambino e protegge i propri tessuti dai traumi che potrebbero derivare da un'eccessiva pressione della testa fetale.
Psicologicamente, il momento del travaglio e del parto segnalano un passaggio fondamentale nlla vita di una persona. E' solo la prima occasione in cui il genitore dovrà provare se stesso per il proprio figlio, superando quelli che credeva essere i propri limiti di sopportazione. La soddisfazione finale è un mix tra la gioia dello scampato pericolo e l'autocompiacimento per la prova coraggiosamente superata: nella vita di un genitore i verificheranno altre circostanze in cui si replicherà questo schema, di cui il parto è una perfetta metafora.
Del resto, la natura ha progettato un meccanismo di compensazione al dolore del parto. Le contrazioni dolorose coincidono con picchi di adrenalina e noradrenalina nel sangue materno, che naturalmente vengono assorbite anche dal feto. Sono questi gli ormoni del pricolo e della fuga: è necessario che mamma e figlio siano vigili e pronti a reagire, entrambi sono infatti sottoposti ad una prova nella quale la mobilità è importante.
Non appena il dolore cessa, tuttavia, si producono le endorfine - è la fisiologica risposta del nostro corpo al dolore, una orta di morfina naturale che attenua lo stato di ansia e regala una sensazione di rilassamento.
Potremmo definire l'alternanza dei due picchi addirittura drammatica. A seguito di una contrazione dolorosa, accade di rilassarsi a tal punto di cadere addormentati in pochi secondi. Naturalmente, di questo stato di pace beneficia anche il bambino, che può così riposarsi insieme alla madre nelle pause tra una contrazione e l'altra.
Per finire, il sangue materno è pieno di ossitocina, che è sì l'ormone che stimola le contrazioni uterine, ma è anche l'ormone dell'orgasmo, quello che dopo il coito ci fa provare la sensazione di attaccamento e amore. Nel travaglio, così come sarà poi nell'allattamento, l'ossitocina è uno stratagemma inventato dalla nostra natura per favorire i legami i coppia e parentali, che tanto sono necessari alla nostra prole che nasce indifesa e bisognosa.