Blog

Flipped classroom: conversazione sulla classe capovolta di inglese

Didattica capovolta dell'inglese: ne parliamo con Chiara Sbarbada

Siamo veramente onorati e felici di avere ancora la possibilità di parlare qui con Chiara Sbarbada, che avevamo già intervistato circa un testo di esercitazione sugli INVALSI

Chiara è piena di idee e di progetti, e ci parla qui della "Flipped Classroom". Il termine è sempre più in voga e si riferisce ad una modalità di fare lezione nella quale il protagonista della lezione è l'elaborazione (e non la mera trasmissione) dei contenuti. Io ne ho sentito parlare per la prima volta qualche anno fa e sono rimasta subito affascinata, perchè interpretava benissimo quella che, già nei miei anni da studentessa, avevo percepito come priorità: per capire veramente un concetto, bisogna manipolarlo...e raramente il tempo in classe è dedicato a questo. Insomma, sulla cosa davvero difficile, quella nella quale si poteva percepire se avevo capito o no....restavo da sola!

Resta (ed è importantissima) la riflessione individuale...ma com fare ad apprendere la modalità più efficace di lavorare i concetti? La didattica capovolta "flipped" è una risposta concreta ai miei dubbi di studente?

Chiediamo a Chiara:

 

Tu gestisci un gruppo chiamato "INGLESE CAPOVOLTO". Ma cosa è la didattica rovesciata? Puoi spiegare di cosa si tratta e quali sono i vantaggi?

La flipped classroom o classe capovolta è un approccio metodologico, supportato da tecnologie, in cui lo schema tradizionale dei momenti didattici “scuola–spiegazione, casa-esercitazione” viene invertito.

E’nata negli Stati Uniti circa dieci anni fa, grazie all’idea di due docenti di chimica di una scuola del Colorado, Jonathan Bergmann e Aaron Sams.

Alla ricerca di una modalità di insegnamento più efficace arrivarono alla seguente conclusione: “Il momento in cui gli studenti hanno veramente bisogno di me, fisicamente presente, è quando si trovano in difficoltà con i problemi assegnati e necessiterebbero di un aiuto individuale. Non hanno bisogno di me in aula quando spiego i contenuti, possono riceverli anche da soli.” (J. Bergmann e A. Sams Flip Your Classroom. Reach Every Student in Every Class Every Day. ISTE, 2012.)

Pur nel suo naturale sviluppo e trasformazione nel corso di questi anni, la caratteristica basilare della flipped classroom rimane quella ideata da Bergmann e Sams:

la spiegazione avviene a casa tramite materiali didattici selezionati dal docente (video, grafici, materiale cartaceo) che vengono forniti agli studenti preferibilmente tramite canali digitali (sito web, blog, piattaforme digitali, email) e l’esercitazione pratica è svolta durante la lezione, la quale non è più solo frontale ma prevede attività collaborative e laboratoriali pensate e supervisionate dall’insegnante.

E’una metodologia che combina in maniera naturale ed efficace la didattica per competenze e il cooperative learning con l’uso delle nuove tecnologie. Inoltre crea le condizioni ideali per una vera didattica inclusiva.

I vantaggi sono molteplici:

  • I ragazzi assenti dalle lezioni non perdono le spiegazioni perché le hanno sempre disponibili in modalità digitale. Ciò vale anche se uno studente, pur essendo presente in classe, è stanco, distratto o non sta bene. Infatti la sua attenzione sarà catturata da attività più coinvolgenti di una semplice lezione frontale.
  • Gli alunni che non hanno il coraggio di chiedere una nuova spiegazione, possono vedere e rivedere il video tutte le volte che vogliono e in qualunque momento dell’anno. 
  • Gli studenti più veloci nell’apprendimento hanno la possibilità di anticipare i contenuti e svolgere attività ed esercizi ad un livello superiore, mentre gli alunni con difficoltà possono svolgere attività sempre stimolanti ma finalizzate al rinforzo e al recupero dei contenuti non ancora compresi.
  • In classe, aumenta il tempo che può essere utilizzato per esercitazioni pratiche singole, a coppie o in gruppi.
  • L’insegnante è a disposizione degli alunni e li può guidare ed aiutare in maniera personalizzata. Gli studenti più bravi possono fungere da assistenti e aiutare i compagni che abbiano necessità. 

 

Quali sono a tuo avviso i requisiti di base che devono avere insegnanti e alunni per potere fare la classe rovesciata ?

Sul fronte dell’insegnante sono necessarie solo due cose per capovolgere la didattica: un minimo di dimestichezza con gli strumenti informatici e la voglia di rimettersi in gioco come docente.

Mi spiego meglio: non è necessario avere competenze da programmatore per aprire una classe virtuale, un sito o progettare un’attività in classe che preveda l’uso di webtools.

Ma sicuramente è necessaria la disponibilità a ripensare e riorganizzare il proprio lavoro. L’insegnante capovolto lavora molto a casa per cercare o creare i materiali da inviare ai propri alunni e deve programmare attentamente ogni ora di lezione in funzione degli obiettivi che vuole raggiungere.

C’è però da dire che i materiali sono riutilizzabili di anno in anno, quindi l’impegno iniziale tende a diminuire negli anni successivi.

In classe, invece, il docente deve abbandonare la sua postazione alla cattedra e diventare un coach che gira costantemente tra i banchi per osservare e supportare gli alunni durante le attività.

Non è sempre facile ripensare al proprio ruolo, ma posso assicurare che lavorare così è molto più interessante. Agli alunni, invece, è chiesta una semplice connessione internet a casa o su smartphone per accedere ai contenuti e la puntualità nello svolgere i semplici compiti assegnati a casa.

Uno dei problemi è il reperimento di materiali adeguati al livello linguistico degli studenti. Che consigli dai agli insegnanti che devono adattare i materiali trovati in rete?

Di solito si associa il metodo flipped ai video, ma, in realtà, i materiali che l’insegnante può proporre alla classe possono essere anche risorse multimediali, tabelle, testi, mappe, e-book, ecc.

Sicuramente i tutorial hanno un’azione più efficace in quanto coinvolgono molteplici canali di apprendimento e sono il linguaggio preferito dagli alunni.

Direi che la ricerca del materiale in rete è la fase di lavoro che richiede più tempo proprio perché ci sono tantissime risorse a disposizione.

Dopo aver esaminato decine di video a volte rinuncio e decido di creare io stessa il tutorial usando due semplicissimi strumenti: un power point e Screencast-o-matic, un programma free che registra tutto ciò che appare sullo schermo, aggiungendo l’audio e l’immagine della prof ripresa da webcam.

In generale consiglio di utilizzare video brevi (non più di 7-8 minuti) e risorse fruibili da smartphone.

Esistono infatti programmi molto belli e sofisticati che però non sono visualizzabili su dispositivi mobili.

Esistono numerose repository di materiale già pronto, penso ad esempio all’archivio su Flipnet.it, ma, per esperienza, la più grande fonte di ispirazione sono i gruppi Facebook dedicati all’insegnamento attraverso le nuove tecnologie.

Vi segnalo naturalmente quello specifico per noi insegnanti di lingue straniere: “Flipped teachers- l’inglese capovolto”.

E’un gruppo molto attivo dove si condividono idee, informazioni, richieste di aiuto e tanto materiale.

La didattica rovesciata presuppone una attenta pianificazione da parte dell'insegnante. Potresti indicare dove formarsi e una sorta di check list per chi si approccia per la prima volta a questa metodologia?

Come formatrice Pearson e freelance devo dire che i docenti sono molto interessati alla flipped classroom.

Negli ultimi due anni ho tenuto tantissimi corsi e seminari sull’argomento e ho sempre riscontrato attenzione e voglia di imparare. Oltre che in presenza è possibile seguire webinar e corsi completi su varie piattaforme, ad esempio quella della Pearson e Flipnet.it.

Poi, però, bisogna avere il coraggio di passare dalla teoria alla pratica! Consiglio sempre di iniziare a piccoli passi, con un una sola unità, un argomento, un modulo. E’ bene sottolineare che la Flipped Classroom non ha un modello standard, non c’è un unico modo di capovolgere la classe. Gli insegnanti che già l’adottano lo fanno in maniera e in tempi diversi.

Non dimentichiamoci che il cambiamento non è scontato neanche per gli alunni e le famiglie, anzi, molto spesso sono gli studenti stessi a opporre resistenza perché la flipped classroom è una metodologia che li destabilizza, all’inizio.

Pensate solo all’abitudine acquisita da tantissimi ragazzi di copiare i compiti a casa da whatsapp…. Se i compiti si fanno in classe, davanti all’insegnante, tutti sono costretti a lavorare. Il docente capovolto sa che nelle prime settimane bisogna avere pazienza e determinazione per far sì che tutti imparino a studiare con questo nuovo metodo e capiscano che vedere i video è la condizione necessaria per svolgere le attività in classe. Molto importante è condividere la novità con le famiglie inviando lettere informative. Potete trovarne un esempio sulla homepage del mio sito (vedi sotto). 

Che consigli daresti ad un insegnante alle prese con la valutazione?

La valutazione è un altro dei punti di forza della flipped classroom. Una difficoltà che tutti gli insegnanti riscontrano, infatti, è quella di armonizzare didattica per competenze e valutazione sommativa. Con l’insegnamento capovolto ciò avviene naturalmente.

Ogni attività svolta in classe in team può essere oggetto di osservazione e valutazione sia sul piano delle competenze (sociali e civiche, digitali, di imprenditorialità, imparare ad imparare..) che sul piano dei contenuti appresi ed espressi attraverso presentazioni orali, digitali o cartacee.

Il classico test si configura come uno dei possibili mezzi di valutazione, ma non è più l’unico. Osservando quotidianamente il lavoro degli alunni possiamo adottare una valutazione tempestiva e trasparente, come auspica il DPR 122/2009 .

Ed ora, una nota personale: come sei arrivata alla didattica rovesciata? Puoi raccontarci il tuo percorso?

Il mio interesse verso la didattica capovolta risale a circa 5 anni fa. Insegnavo in una scuola secondaria di primo grado che proponeva un paio di corsi ad “inglese potenziato” (5 ore di inglese settimanali senza le due ore di seconda lingua comunitaria).

Potete immaginare che benedizione sia per un’insegnante di inglese poter disporre di 5 ore alla settimana in una classe!

Ma, per esigenze di cattedra, continuavo ad avere una classe a tre ore. Il mio cruccio era quello di poter dare a tutti i miei alunni lo stesso tipo di insegnamento e, per far questo, cercavo un modo per sfruttare meglio le ore in classe.

Mi sono imbattuta nella pubblicità del primo corso online di flipped learning tenuto in Italia e mi sono iscritta subito dopo aver letto le linee guida e i commenti di Tullio De Mauro, grande linguista e sostenitore dell’efficacia del metodo.

Ho cominciato a sperimentarlo solo con la classe a 3 ore (che era una classe 2.0, ammetto di essere stata avvantaggiata..), poi è successa una cosa prevedibile: gli altri miei alunni hanno chiesto di lavorare allo stesso modo e ho capovolto tutte le classi, anche quando, a causa di lavori di ristrutturazione, in classe non avevo né Lim nè collegamento a Internet.

Ciò mi permette di dirvi ora che l’insegnamento capovolto è proprio un “modo” diverso di pensare al nostro lavoro, non l’ennesima “moda” tecnologica che attraversa la scuola.


Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti per monitorare la frequentazione del sito web e migliorare l'esperienza dell'utente sul sito.
Per avere ulteriori informazioni, consulta la nostra Cookie Policy. Il proseguimento della navigazione implica un consenso all'utilizzo dei cookie. > leggi Cookie Policy.