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Bilinguismo: come funziona?

Come funziona l'acquisizione di due lingue materne?

Presto terrò una Conferenza dedicata al Bilinguismo e rivolta ai genitori che sono interessati ad intraprendere l'impegnativo (ma gratificante) percorso dell'educazione bilingue per i propri figli. Io ci sono passata come mamma e ho studiato per lavoro questi fenomeni, e qui voglio dare qualche definizione preliminare.

Oggi in Italia si parla abbastanza di Bilinguismo: sembra un tema assai moderno, veicolato da una parte dall'immigrazione (grande parte dei bimbi di origine straniera nelle scuole sono bilingui) e dall'altra dal crescente interesse degli italiani verso la lingua inglese, che ha portato al fiorire di asili nido e scuole inglesi o bilingui, o comunque alla corsa ad altri mezzi utili a favorire la precoce acquisizione dell'inglese come seconda lingua (tate, gruppi di gioco bilingue, interesse per risorse atte ad insegnare inglese ai bambini piccoli).

Tuttavia, se ci si pensa, gran parte dei nostri nonni erano bilingui (lingua italiana e dialetto). Uno studio condotto ancora negli anni 80 ha stabilito che all'incirca la metà della popolazione mondiale è bilingue.

Il bilinguismo, a discapito dell'interesse come "tema nuovo" che si riscontra oggi, è in realtà una realtà documentata ampiamente e, potremmo definirla,una sorta di "costante" culturale a tutte le latitudini.

Tuttavia, se confrontiamo il nonno che parla alla nonna in dialetto (ma ai figli e fuori casa in italiano, lingua in cui legge e scrive), con i territori in cui coabitano comunità di lingua diversa, con il ragazzo italiano che studia in una università inglese...ci rendiamo conto che dentro alla parola "bilinguismo" ci sono una quantità di fenomeni culturali, linguistici e psicologici assai diversi.

In effetti, per capirsi, è indispensabile specificare di quale tipo di bilinguismo parliamo, e non a caso esistono una varietà di definizioni, che descrivono le categorie più frequenti in cui è possibile iscrivere i vari "bilinguismi", e che al tempo stesso spiegano una serie di "fatti" sul bilinguismo.

Ecco alcune definizioni:

  • Bilinguismo infantile vs tardivo: non è vero che è impossibile diventare bilingui da grandi. E' sicuramente più difficile, e presuppone sia un certo talento che una buona quantità di studio, ma è perfettamente possibile arrivare a livelli linguistici talmente elevati in L2 da avere una competenza paragonabile a quella del madrelingua colto. Ne sia una dimostrazione il fatto che esiste la certificazione di livello C2 (in inglese, l'esame CPE o lo IELTS con una banda di punteggio superiore all'8), che attesta esattamente questo tipo di abilità e conoscenze. Tuttavia, a livello funzionale, la persona che diventa bilingue da adulta è assai diverso dal parlante bilingue che ha imparato nella prima infanzia : neurologicamente, il bilingue tardivo lavora con l'emisfero sinistro, mentre il bilingue precoce utilizza entrambi gli emisferi. Da un punto di vista linguistico, il bilingue tardivo ha - semplificando- un sistema doppio di etichette per un unico sistema di significati, mentre il bilingue precoce sviluppa due distinti patrimoni linguistici che funzionano separatamente senza bisogno di traduzione nè implicita nè esplicita.
  • Bilinguismo simultaneo vs consecutivo. Anche coloro che imparano la seconda lingua in tenera età (entro i 7 anni) possono avere imparato contemporaneamente le due lingue, ovvero possono essere stati esposti ad esse entro l'anno, oppure possono avere imparato la seconda lingua dopo avere imparato la prima. Quest'ultimo è il caso dei bambini che ad esempio imparano la lingua materna e poi vengono mandati in asili o nella scuola inglese o bilingue. La competenza linguistica a cui possono arrivare è la medesima (se si sta attenti ad una serie di regole e se la qualità e quantità dell'esposizione è sempre adeguata) , tuttavia i meccanismo dell'apprendimento sono assai diversi. Menre i bilingui simultanei siluppano assai presto due sistemi separati (uno per ogni lingua, anche prima di cominciare a parlarle), i bilingui consecutivi utilizzano la prima lingua per imparare la seconda. Ciò è soprattutto vero nelle prime fasi dell'acquisizione della L2, mentre mano a mano che questa diventa più profonda il bambino lascia tutti i meccanismi traduttivi impliciti ed espliciti. E' tuttavia vero che nei bilingui consecutivi possono permanere a lungo interferenze ed errori (di solito si risolvono entro il 5-7 anno di scolarizzazione) e che anche in età adulta alcune funzioni linguistiche possono appoggiarsi al sistema linguistico principale, anzichè essere perfettamente indipendenti.
  • Bilinguismo additivo vs sottrattivo. Il cosiddetto bilinguismo sottrattivo è quel fenomeno che vediamo accadere sovente al bimbo straniero, che, entrato in italia, comincia ad essere scolarizzato in italiano e gradualmente perde aspetti dela lingua madre. La competenza in L2 va a "discapito" della L1, che lentamente si ritrae, anche in alcuni casi fino a diventare solo una lingua orale o addirittura una lingua passiva. Talvolta, a fianco di questa perdita, ci sono anche i fenomeni degli errori e delle interferenze, che rendono l'apprendimento della L2 difficoltoso. Viceversa, il bilinguismo addittivo e quello che non va a discapito della lingua 1: abbiamo il fenomeno virtuoso del bilinguismo additivo quando il bambino o l'adulto impara una seconda lingua, sviluppando contemporaneamente la prima. Questo va a avantaggio di entrambe, perchè il miglioramento dele funzioni linguistiche può essere trasferito ad entrambe le competenze. Sottolineo questo fattore perchè molti genitori che hanno iscritto i propri figli nelle scuole bilingui hanno molta ansia rispeto all'esosrdio nel parlato nella L2, tuttavia il fisiologico "periodo silente" non solo è normale ma spesso coincide proprio con il tempo di maturazione  delle competenze linguistiche acquisite, che una volta "implementate" interesseranno la competenza linguistica globale. Dobbiamo immaginare il bilinguismo additivo come caricare un programma pesante sulla memoria di un pc: è normale dovere attendere del tempo perchè cominci a "girare".

Altre definizioni fondamentali per chi ha a che fare con il bilinguismo:

  • Lingua dominante: è normale che una delle due lingue sia dominante. definiamo "Lingua Dominante" la lingua  nella quale il parlante è in grado di produrre enunciati più lunghi, usare strutture grammatucali più complesse e nel quale possiede un vocabolario più ampio e differenziato.
  • Bilinguismo bilanciato: a fronte della normalità del fatto che una delle due lingua sia più sviluppata dell'altra, definiamo tuttavia "bilanciato" parlante in grado di esprimersi in modo ugualmente adeguato in entrambe le lingue. Accade che il bilingue possa essere dominante con una lingua in alcuni contesti (ad esempio, chi ha studiato in una scuola inglese può essere dominante in inglese quando parla dei propri studi) e con l'altra lingua in altri contesti (lo stesso parlante, a casa può sentirsi più a suo agio con la lingua famigliare)
  • Bilinguismo passivo: accade che il bilingue "sblanciato" abbia dei livelli assai diversi di competenza tra le due lingue. Il caso più estremo è quello in cui una delle due lingue sia esclusivamente relegata alle abilità passive, ovvvero il parlante capisca ma non sia in grado di parlare in essa. Più frequante il caso in cui in una lingua il parlante sia in grado di eserciatre tutte e quattro le abilità linguistiche (leggere, scrivere, parlare , ascoltare) mentre la seconda lingua sia ridotta solo all'oralità.​

Finiamo con altre definizioni importanti, che riguardano le modalità di acquisizione della lingua (qui riprodotte in sintesi)

  • Una persona - una lingua: questo è il modello dominante. parlando di genitori viene definito "OPOL" (One parent One Language). E' il modello per cui, se i due genitori parlano due diverse madrelingue, ognuno parla nella propria L1 al bambino, il quale si rivolge ai due genitori usando idiomi diversi. Tipicamente, questo modello è tipico del bilinguismo precoce e simultaneo.
  • Una lingua - un ambiente: secondo questo modello, l'uso di una data lingua è circoscritto ad un dato e preciso contesto. Questo è ad esempio il caso del bambino che parla a casa una linua e a scuola un'altra, tuttavia lo stesso meccanismo è usato anche in quei metodi linguistci per cui (ad esempio)​ la maestra in certi contesti parla in inglese ed in altri in italiano - questi contesti possono essere segnalati dall'entrare in un'aula speciale o anche solo indossare unamaglia colorata o prendere un pupazzo simbolico in mano.
  • Due lingue miste: negli ambienti bilingui (famigliari o di comunità) può capitare che le medsime persone si rivolgano ai bambini indifferentemente nelle due lingue. Qui la varietà di situazioni è talmente ampia che è dfficile fare esempi concreti. In generale, pur non mancando esempi di bilinguismo perfetto scaturiti da queste esperienze, è consigliabile negli stati precoci differenziare le due lingua, per aiutare il bambino a crearsi la consapevolezza dei due sistemi linguistici separati.

Nel prossimo particolo parlaremo ancora di bilinguismo, ed in particolare dei meccanismo di acquisizione e apprendimento delle due lingue e dei meccanismi neuropsicologici connessi con questi fenomeni.​

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