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Nuove strade per il bilinguismo

10/10/2017

Bilinguismo in cuffia (Google Pixel Buds), in famiglia, a scuola

Ho cominciato ad interessarmi di bilinguismo oltre 10 anni fa.

In realtà è un tema che mi ha sempre affascinato molto, anche per ascendenze familiari, tuttavia ho cominciato a studiare "come funziona" il bilinguismo in occasione della prima gravidanza. Volevo dare ai miei figli l'opportunità di crescere bilingui (o almeno fluenti in due lingue), nonostante non sarebbero nati in una famiglia bilingue "tradizionale" (mamma e papà di diverse madrelingua)

E' possibile diventare bilingui anche se entrambi i genitori parlano la stessa lingua?

In effetti, non è necessario che un bambino abbia madre e padre di due diverse madrelingua per potere diventare bilingue. L'esposizione alle due lingue può arrivare anche in altro modo: per esempio, se un bambino cresce in un Paese la cui lingua è diversa dalla lingua parlata in casa, oppure se un bambino viene educato in una scuola dove si parla una lingua diversa da quella di casa ....la lingua viene comunque appresa ad un livello molto alto, che possiamo de finire "bilingue".

Ne consegue, che ciò che davvero fa il bilinguismo è la quotidianità dell'esposizione alle due lingue, ma la seconda lingua può essere sentita anche solo per una parte della giornata (ad esempio a scuola) .

Ciò che veramente è importante è strutturare bene l'esposizione ad entrambe le lingue, senza mischiare e fare confusioni, ma al contrario definendo in modo netto in quale contesto sarà parlata una o l'altra lingua. Ciò aiuta il bambino a distinguere precocemente i due sistemi linguistici: due sistemi ben divisi e distinti sono più facili da gestire, e sono molto più funzionali nella crescita e nello sviluppo nel suo complesso. 

Ricordo che  "ai miei tempi" non era né facile né scontato trovare risorse sulla possibilità di crescere un bambino bilingue al di fuori dei contesti tradizionalmente bilingui , come il trentino Alto Adige. C'erano dei libri, e alcuni gruppi (qualcuno forse si ricorda i gruppi di yahoo), ma non era immediato districarsi e le informazioni erano relativamente poche, specie in italiano.

Che risorse ci sono oggi per le famiglie che vogliono crescere un figlio bilingue?

Oggi, rispetto a 10 anni fa, ci sono molte più risorse per i genitori che, come me, vogliono intraprendere un percorso di bilinguismo per i propri figli, pur non avendo una situazione di bilinguismo "naturale": ci sono le scuole inglesi e bilingui (sono cresciute enormemente rispetto all'offerta di 10 anni fa, almeno a Milano), sono assai più facilmente accessibili molte risorse video, audio e cartacee, ma c'è anche e soprattutto la facilità di rintracciare altre famiglie che condividono questa aspirazione e confrontarsi con loro.

Uno dei primi gruppi italiani su FB dedicati al "Bilinguismo in famiglie monolingui"  è proprio questo Bilingualism in monolingual families (recentemente ha cambiato il nome per accogliere anche testimonianze internazionali, ma è prevalentemente in italiano): è stato aperto alcuni anni fa da Renata Lo Iacono, traduttrice e mamma, sulla scorta della sua esperienza:

"Il gruppo è stato creato per sostenere chi desiderava intraprendere la strada del bilinguismo pur essendo di origine monolingue, dove per bilinguismo non si intende la definizione classica che ci è stata inculcata, di conoscenza di due lingue perfettamente bilanciata, ma di conoscenza di due lingue anche a diverso livello.  

Quando ho deciso di aprire il gruppo, volevo soltanto evitare a tutti gli altri che volevano  parlare un'altra lingua ai figli, di perdere tempo prezioso: quando ho avuto il mio primo figlio, infatti, io pensavo che si potesse solo fare o OPOL o niente. Ho poi scoperto che si poteva anche parlare una L2 solo per parte della giornata quando mio figlio aveva ormai più di un anno e...ecco, ho creato il gruppo perché anche gli altri lo sapessero!! (Nota: OPOL è un acronimo che sta per One-Parent-One-Language, ovvero il modello "classico" di bilinguismo, nel quale ogni genitore interagisce con il figlio nella propria madrelingua)

Inoltre il gruppo aveva lo scopo di creare una rete non solo virtuale per consentire alle famiglie di conoscersi dal vivo e riunirsi in modo da far giocare i bambini in L2 (dato che si parla di iniziare dalla nascita e quindi il gioco è fra le modalità predominanti di acquisizione [piuttosto che apprendimento] della lingua). A giugno infatti in occasione dell'anniversario del gruppo si organizzano playgroup in tutta Italia e altri eventi virtuali."

Questo gruppo è diventato quindi casa di alcune migliaia di famiglie, che si confrontano su temi soprattutto pratici, consigliandosi materiali (libri, canzoni, app) per introdurre i bambini alla seconda lingua.

Mano a mano che le generazioni crescono, le discussioni vanno a toccare anche temi come la scolarizzazione bilingue e lo sviluppo della conoscenza bilingue negli anni dell'adolescenza. Sono stati toccati anche temi delicati, come il la situazione dei bambini bilingui con problematiche di linguaggio e apprendimento. Alcune mamme poliglotte chiedono consiglio sull'esposizione anche alla terza lingua.

Quali sono i vantaggi del bilinguismo?

Io sono fortemente convinta della bontà del bilinguismo nell'educazione, quando è consapevole e sorretto da motivazione: il bilinguismo è una modalità "più difficile" di educare, che sottopone il bambino e la famiglia ad  una indubbia fatica aggiuntiva.

Questo deve essere detto senza esitazioni.

Tuttavia, se affrontato con il rigore e la coscienza necessari, i risultati sono veramente soddisfacenti. In questo articolo abbiamo parlato del cosiddetto "vantaggio bilingue", ovvero dei vantaggi di ordine cognitivo e culturale che scaturiscono dal bilinguismo.

E proprio sottolineando i vantaggi derivanti dallo "sforzo" di imparare due lingue contemporaneamente, riporto una notizia che mi è capitata sotto gli occhi solo ieri. Conoscete i Google Buds? Si tratta di cuffie, con un traduttore automatico, che ci consentiranno di parlare e tradurre simultaneamente. Due persone collegate con queste cuffie si possono capire pur parlando due diverse lingue tra le 40 supportate dal software.

Ovviamente si tratta di una rivoluzione culturale di portata storica. Io non  le ho provate (le ho cercate su Google Store, ma oggi appaiono esaurite), ma le recensioni riportano una esperienza assolutamente positiva: queste cuffie, a differenza da Google Translate (che oggettivamente non è un granché) sembrano funzionare!

La ovvia domanda che uno si pone, allora è: "ma diventerà inutile studiare le lingue?"

Ma diventerà inutile studiare le lingue?

E' una domanda significativa, perché è posta in un periodo storico nel quale la corsa all'apprendimento dell'inglese è veramente forsennata. In questo periodo , tutto il mondo del lavoro e della scuola (pensate l'enfasi sulle lingua contenuta nella Buona Scuola) si è avviato verso una direzione di generalizzata tendenza bilingue ... tutto questi sforzi saranno inutili e presto abbandonati, per via dell'avvento dell cuffie miracolose?

 Io in questi giorni ho fatto queste considerazioni, che condivido con voi:

  • le Google Pixel Buds non traducono solo dall/all'inglese, ma verso molte lingue. Mi offrono quindi una enorme ricchezza, perché non arriverò mai a sapere 40 lingue. Non posso fare altro che ammirare la mente che ha concepito questo prodotto, per i suoi scopi utili, ma anche perché avendo tradotto in vita mia so quanta duttilità di pensiero è necessaria per la semplice operazione di tradurre una frase "di servizio". La idea che abbiamo dotato l'intelligenza artificiale di questo strumento mi dà la misura dell'avanzamento della tecnologia, sempre più simile al nostro cervello (ma forse addirittura più veloce e capiente!)
  • A mio avviso, le cuffie non sostituiscono il vero senso dell'insegnare/apprendere una nuova lingua, ovvero il vantaggio cognitivo che lo sforzo intellettuale porta al nostro cervello, ed il vantaggio sociale che lo sforzo comunicativo porta alle nostre relazioni. 
  • Io credo che, nonostante le cuffie, continuerà il trend nelle scuole verso il bilinguismo, perché è coerente con la creazione di una unica cultura globale, verso cui stiamo andando (questa cosa a me non piace molto, ma è evidente. Il mondo si sta restringendo, anche culturalmente e linguisticamente). Ciò che può rendere positivo questo processo è la consapevolezza culturale e intellettuale che ci portiamo dietro nel farlo, e non c'è come studiare una altra lingua per apprezzare la propria e soppesare positivamente le differenze.

Verso una consapevolezza bilingue? Speriamo!!!

 

Per finire questo lungo articolo, direi che le strade verso il bilinguismo si presentano, rispetto a 10 anni fa, molto aperte e facili da seguire. Bilingue sono la scuola ed il lavoro, abbiamo a disposizione mille mezzi per imparare le lingue e anche un mezzo formidabile, quasi cyborg,  per parlare le lingue che non sappiamo e non sapremo forze mai​.

Ciò che mi auguro con tutto il cuore è che questa strada non porti a "dimenticare" delle culture, ma a valorizzarle.

L'italia fino ad alcuni decenni fa era un paese bilingue: italiano e dialetto (molti dialetti)...come chiunque di noi si ricorderà, se pensa ai propri nonni.

Il nostro Paese ha abdicato al suo bilinguismo per seguire una strada di omogeneizzazione culturale, virando verso il monolinguismo (ovvero dimenticando il dialetto per l'italiano), e ciò a mio avviso ha causato una perdita culturale considerevole.

Non solo il patrimonio culturale  in dialetto, ma la stessa "consapevolezza bilingue", che non appartiene più  al nostro vissuto medio (almeno non nelle grandi città del nord). Se pensiamo ai nostri nonni, vediamo che erano una società di bilingui naturali, nella quale c'erano in uso più codici che erano padroneggiati da quasi tutti, ognuno nel contesto appropriato. Oggi sicuramente non c'è la stessa diffusione del bilinguismo in Italia.

Il mio auspicio è che questo "nuovo bilinguismo" (tipicamente italiano-inglese) ci regali al contrario più consapevolezza di quella che lasciamo. A mio avviso, come genitori ed educatori, stare accanto ai nostri bambini ed accompagnarli in questa strada può farci proprio questo regalo, di tornare consapevoli di cosa vuole dire avere più lingue e più culture, senza lasciare indietro la nostra identità nel processo di acquisizione delle nuove forme di comunicazione.

 

E voi che cosa ne pensate?

 

 

 

 

 

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